Ultimo viaggio di Silvio Spaccesi
Tornerà a Macerata il 20 giugno

SPETTACOLO - L'attore morto il 1 giugno nella sua casa romana aveva espresso il desiderio di essere tumulato nella sua città natale. Le esequie nella chiesa dei Salesiani
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Spaccesi in uno dei più recenti spettacoli teatrali

Spaccesi in uno dei più recenti spettacoli teatrali

di Maurizio Verdenelli

Silvio Spaccesi ritornerà sabato 20 giugno nella ‘sua’ Macerata. Sarà il ritorno definitivo nella città che amava sopra ogni altra cosa, del più grande degli attori ‘brillanti’ che Macerata abbia dato al palcoscenico italiano nella sua lunga storia dal dopoguerra ad oggi.
Il rito funebre sarà officiato, nella mattinata, nella chiesa dei Salesiani, a fianco del teatro don Bosco dove Silvio mosse, subito dopo la guerra, i primi passi imponendosi non solo come protagonista ma pure come regista e talent scout all’ombra del ‘padre’ di tutti: Angelo Perugini (leggi l’articolo). Al quale il Gad Calabresi dedica ogni autunno/inverno un festival a livello nazionale.
Spaccesi è morto lunedì 1 giugno nella sua casa romana a distanza di una settimana appena dalla fine improvvisa della compagna di trent’anni: Rosaura Marchi. Il suo cuore non aveva retto alla mancanza di Rosaura. A sua moglie Eva (dalla quale ha avuto due figli) aveva dettato le sue ultime volontà: tra queste il desiderio di essere cremato e, quello fortissimo, di essere tumulato nel cimitero di Macerata.
Concluse in queste ore le operazioni di cremazione e raccolte in un’urna le ceneri, i funerali sono stati ora fissati nella giornata di sabato. Macerata dirà dunque addio al ‘suo’ grande figlio nel giorno del Signore: una suggestione in più per l’indimenticabile Pietro di Bernardone, il padre di San Francesco che Silvio interpretò, ‘reiventandolo’, con un’intensità ed una drammaticità rivoluzionari e sconvolgenti. Meritando gli onori del trionfo che lo Sferisterio decretò a metà degli anni 80 in due serate ‘tutto esaurito’: quelle di ‘Forza venite gente’, il capolavoro di Spaccesi. Che pure si è dedicato anche a film e produzioni minori che, come lui magari un po’ scherzando diceva, gli permettevano tuttavia di fare ‘teatro drammatico’ e di grande importanza.
Qualche anno fa ai ‘suoi’ Salesiani aveva poi donato i diritti del suo ‘Don Pasquale’, una piece di successo: atto quasi dovuto per il ventunenne geniale capocomico che si era imposto nel 1947 con Villa Paradiso, commedia brillantissima che aveva attirato l’attenzione e l’ammirazione di Angelo Perugini, il responsabile della compagnia ‘dei grandi’ dei Salesiani. Che poi aveva indirizzato quel promettente attore, con scarsa vocazione al ruolo impiegatizio all’ispettorato agrario, ai corsi dell’Accademia teatrale ‘Silvio D’Amico’ a Roma.

 



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