I “ragazzi” di viale don Bosco
ricordano Silvio Spaccesi

Un gruppo nato all'oratorio dei salesiani, incubatore di legami durati una intera vita. Il caso dell'età del grande attore maceratese svelato da una foto del 1947
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Silvio Spaccesi

Silvio Spaccesi

di Maurizio Verdenelli

«Lui era trascinatore, primattore e regista. Era Silvio il capocomico della Compagnia dei Ragazzi all’Oratorio dei Salesiani: il nostro modello. E il modello di tutti noi giovani era la Compagnia dei cosiddetti grandi ‘capitanata’ dal mitico Angelo Perugini al quale poi Spaccesi chiederà consiglio, quando nei manicotti dell’impiegato all’Ispettorato Agrario, proprio non ci si sentiva. E Perugini, che fonderà con Ugo Giannangeli più tardi la ‘Oreste Calabresi’ e alla cui memoria è dedicato un festival invernale di grande successo, gli indicherà la via di Roma: quella dei corsi all’Accademia d’arte drammatica ‘Silvio D’Amico’. Cui, più tardi accederà, anche Franco Graziosi, anch’egli attore ‘impegnato’ in quella grande fucina di talenti e scuola di vita che è stato subito dopo la guerra e per decenni l’Oratorio dei Salesiani».

spaccesi età

Silvio Spaccesi è il secondo da sinistra in ultima fila

Carlo Carelli, commercialista, quasi si commuove mostrandomi una foto ‘storica’ scattata dallo ‘storico’ Studio Matteucci. E’ un’immagine risalente al 1947: la stagione di ‘Villa Paradiso’, commedia brillantissima in tre atti, ‘avverte’ il retro della fotografia “che Matteucci poi ci regalò ad uno ad uno di quel favoloso cast”. Da sinistra: Giancarlo Bagnarelli, Silvio Spaccesi, Euro Saltari, Domenico e Carlo Carelli, (in seconda fila) Enzo De Sanctis, Renato Donati, ‘Popoff’, Franco Brinati. «Fu la ‘prima’ di Silvio, ebbe un successo clamoroso, tanti applausi e tante repliche: eravamo tutti coinvolti e ci sentimmo così importanti da ‘immortalare’ l’intera Compagnia davanti al famoso studio fotografico Matteucci. Nel nostro piccolo ci sentivamo quasi piccole celebrità cittadine attorno al nostro numero uno, Silvio, che di numeri da parte sua ne aveva tantissimi».

«Saremmo diventati tutti professionisti, giornalisti, barbieri, commercianti, avvocati, commercialisti –aggiunge Carelli- ma saremmo per sempre stati nella nostra vita i Ragazzi di Don Bosco, senza alcuna distinzione sociale (leggi l’articolo). Così come non la faceva il grado diverso delle nostre famiglie. Il figlio dell’umile operaio era uguale a quello del celebre avvocato: il nostro personalissimo ‘Don Bosco’ e cioè don Ennio Pastorboni era chiarissimo su questo. L’insegnamento del Santo prima di tutto. E siamo rimasti così: il facoltosissimo ‘Momo’ Colonna non si sentiva tale di fronte agli altri (tanto che Pietro ‘Briscoletta’ pretendeva al bar di pagare lui la consumazione, intimandogli: ‘Coi tuoi miliardi, Momo, fatti pure gli impacchi!’ ndr) così pure Umberto Belelli, direttore generale Enel ed Umberto Paniccia, presidente di grandi Fondazioni italiane».

carlo carelli

Carlo Carelli

Qualche ricordo?

«Eccome: eravamo trecento oratoriani, fieri dell’esserlo. L’Opera Salesiana è stata la nostra scuola tout court. Togliendoci atavica timidezza ed abituandoci al dialogo, ci ha insegnato i valori attraverso ogni tipo di attività: dallo studio allo sport (il calcio sopratutto) e alla recitazione. Tutte le domeniche, dopo la messa, c’era la partita di calcio, talvolta l’incontro di boxe e lo spettacolo al teatro Don Bosco. Irruppe su quel palcoscenico anche l’operetta grazie a due sacerdoti che conoscevano bene la musica: don Biagini e don Padovani. Ho un forte rimpianto di quegli anni, e talvolta vado ai Salesiani per risentire ancora quell’atmosfera calda, struggente, quell’indimenticabile ‘com’eravamo’. E il forte senso di gratitudine che sentivamo tutti per il nostro personalissimo ‘Don Bosco’ perché tale ci appariva: Don Pastorboni, Don E…»

Già…

«Ci voleva bene tantissimo. Ma aveva una particolare affetto per Silvio e Pietro ( il figlio del fotografo Briscoletta). Io lo aiutavo negli ‘approvvigionamenti alimentari’. Andavamo con il carretto al molino Vignati caricando i sacchetti di farina, poi dal macellaio che ci preparava, fetta, fetta, le dosi di carne. Vuol sapere una cosa? Non ho visto mai don Ennio pagare neppure una volta! Nessuno se la sentiva di chiedere un soldo a quel santo prete, e se qualcuno faceva capire che quel Ben di dio in realtà costava, 5, o 10 o anche 100 lire, lui rispondeva, disarmante: “Ecco, adesso questo mio sorriso vale uguale”. L’Opera Salesiana era poverissima, Don Ennio da parte sua (pur appartenendo ad una famiglia ricca di Civitavecchia) in tasca non avrebbe tenuto per tutta la vita neppure una lira: era la missione del prete quella di provvedere attraverso la generosità e la pietà della gente alle necessità degli ‘Allievi di San Giovanni Bosco».

Una volta andato a Roma, Silvio…?

«I rapporti sono rimasti gli stessi, intensi. Eravamo un gruppo, rimanevano tale anche se gli anni, troppi, passavano. Amava troppo Macerata, lui, e noi amavamo lui. Le voglio rivelare una cosa: una grande occasione sfumata per avere di nuovo Spaccesi tra noi, maestro di palcoscenico. Sembrava eppure fatta sei, sette anni fa. Tanti incontri con l’allora sindaco Giorgio Meschini, disponibilissimo per una scuola di recitazione in  città. Poi più nulla, non ricordo per quale motivo. Fu una grossa delusione per Silvio, è naturale».

Una storia, c’è da dire, che si ripete per i figli migliori di questa città un po’ matrigna, innamorati e respinti ogni volta anche se al protagonista di ‘Caffè Express’ si stavano aprendo le porte di ‘Macerata Ridens’, accademia di comicità unica nelle Marche. Un sogno che la morte di Spaccesi, il cui grande cuore non ha retto alla fine di Rosaura, ha infranto definitivamente. Il suo ritorno (sperando che si trovi il modo di ospitare le ceneri) è atteso a giorni con commozione in una città che oltre a due ‘ospitate’ allo Sferisterio, trent’anni fa, non ha mai fatto molto per un giusto riconoscimento pubblico (“lui non si lamentava, teneva a Macerata”) verso il suo più grande attore comico.

Una città che pare abbia dimenticato pure con esattezza l’età di Spaccesi, sull’equivoco della biografia apparsa su Wikipedia. Silvio era nato infatti nel 1926, aveva 89 anni (non dunque, 79) come chiariscono la foto del 1947 del cast di ‘Villa Paradiso’ e la testimonianza dell’amico Euro Saltari, cui Silvio tiene (nella foto) la mano sulla spalla: Euro Saltari. «Io e lui siamo nati nello stesso anno 1926. Lo posso dire ben io suo compagno di classe sin dalle elementari!».

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Poesia visiva di Mario Monachesi

Poesia visiva di Mario Monachesi

Poesia visiva di Mario Monachesi



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