“Quel dipinto è un Rubens”
Delpriori difende l’autenticità del quadro

MATELICA - Una tesi di dottorato che si trova nella biblioteca dell'Università di Madrid è dedicata a questo dipinto di Rubens dove veniva pubblicata la foto del catalogo d’asta di Christie’s. Intanto la maggioranza chiede le dimissioni del gruppo di opposizione che ha sollevato dubbi sull'autenticità del dipinto
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Il Rubens di Matelica

Il Rubens di Matelica

di Monia Orazi

Sul quadro esposto a Matelica c’è l’inequivocabile segno di Pieter Paul Rubens. Lo spiega il sindaco Alessandro Delpriori che contesta i dubbi sollevati dall’opposizione Nuovo Progetto Matelica (leggi l’articolo). Intanto Sara Sorci, capogruppo di maggioranza Per Matelica, chiede le dimissioni dei consiglieri di opposizione. “Se il Corpus ha scritto che per loro il dipinto è attribuibile a Jan Wildens è cosa buona, perché è chiaro che non avendolo mai visto dal vero non si sbilanciano”, spiega il primo cittadino di Matelica che di professione è storico dell’arte. Per Delpriori sul quadro c’è la mano di Rubens: “Non si sono accorti dei numerosi pentimenti (chi fa una copia va sicuro, non cambia in corso d’opera, non sarebbe più una copia), delle pennellate fluttuanti, della riproposizione delle stesse idee di Rubens, della qualità dei volti e dei dettagli minuti del paesaggio, dei colpi di genio nelle nuvole”, ironizza il sindaco riferendosi ai consiglieri di opposizione. “Non capisco perché questi esimi storici dell’arte non abbiano voluto ascoltare le interviste, le spiegazioni che ho dato anche in tv dove già si citava Jan Wildens e così è scritto anche nel depliant della mostra”, conclude. Delpriori ricostruisce poi il lavoro che Rubens, a pochi anni dalla morte, avvenuta nel 1640 ad Anversa, realizzava insieme agli allievi: “Nel 1636 o 1637, a tre anni dalla morte, il pittore era a capo di una squadra formidabile piena di artisti straordinari che lavoravano per lui. È chiaro che le opere commissionate in quel periodo sono state approntate dal maestro e poi realizzate dalla bottega – spiega ancora Delpriori – Il dipinto Frascione, che ricordiamo a tutti, è il proprietario dell’opera e che ha tutto l’interesse a tutelare questa, la sua collezione e la sua famiglia, è documentato già nel 1637, Rubens vivente ed è documentata la commissione da parte di Don Diego Leganes. Il fatto che esista una versione dello stesso dipinto nelle collezioni imperiali è assolutamente normale, nel 600 era la norma replicare lo stesso soggetto anche più volte”. Delpriori cita il “catalogo del 1965 di Christie’s in cui si dava notizia della registrazione del dipinto nella collezione Spencer Churchill ancora nel 1864”, nel 1965 “considerato di Pietr Paul Rubens e Jan Wildens a cui veniva attribuito il paesaggio”. Un lungo passaggio della spiegazione di Delpriori si sofferma su una tesi di dottorato che si trova nella biblioteca dell’Università di Madrid, in cui uno studioso spagnolo, che nel 2010 ha pubblicato il catalogo delle opere appartenute a don Diego Leganes, con la scheda “dedicata a questo dipinto di Rubens dove veniva pubblicata, guarda caso, la foto del catalogo d’asta di Christie’s”. All’attacco dell’opposizione risponde anche Sara Sorci, capogruppo consiliare di maggioranza “Per Matelica”, chiedendo le dimissioni dell’opposizione: “Atteggiamenti irresponsabili, mossi da acredine personale forse, mai nell’interesse della città; messi in atto da chi non solo ha perso il consenso e le elezioni, ma è anche completamente isolato e rappresenta solo se stesso; dei quali la nostra comunità non ha bisogno e prova vergogna. Noi chiediamo ai consiglieri di opposizione di prendere atto della loro inconsistenza e velleitarismo e di cambiare o pensare a dimettersi per il bene di Matelica”.



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