Quella volta che ‘salvai’ Carlo Verdone
da una querela sull’onorabilita’ di Leopardi

CINEMA - Il popolare attore-regista atteso venerdì 27 a Montecosaro, ospite del museo "Cinema a pennello" di Paolo Marinozzi. Negli anni '80 un caso, esploso in consiglio comunale a Recanati, traeva origine da una trasmissione Rai con al centro "il perbenista" scandalizzato dai rapporti tra il Giovane Favoloso e Ranieri, così come emergevano dalla loro corrispondenza privata in un'interpretazione peraltro storicisticamente falsata
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Il giornalista Maurizio Verdenelli

 

di Maurizio Verdenelli

Ricordo soltanto tre cose: l’anno no, il decennio quello sì. Ricordo pertanto che non erano stati ancora ‘inventati’ i cellulari, che Carlo Verdone – atteso venerdì 27 da Paolo Marinozzi a Montecosaro – era appena tornato a Roma da una vacanza in Estremo Oriente. Ed infine che il suo ‘fisso’ di casa m’era stato fornito da un comune amico e mio collega di lavoro, Alfonso Marchese, corrispondente allora de ‘Il Messaggero’ da Spoleto (Alfonso scrisse poi nel ’96 un bellissimo reportage dall’Alto Maceratese che in una notte del settembre di quell’anno doveva essere squassato da un terribile terremoto secondo la predizione onirica di un signore, denunciato e poi prosciolto nel ’97 post sisma…). Eravamo dunque che eravamo all’incirca nel mezzo di quelli che   vennero a torto definiti gli anni dell’imbecillità (non conoscendo il futuro dietro l’angolo) con superbo distinguo allora dall’impegno tardosessantottino, quando mi telefonò in redazione il cavalier Luigi ‘Gigio’ Flamini.

luigi flamini

Luigi Flamini

Che mi onorava della propria amicizia. Flamini, cui Recanati ha dedicato giustamente una via, era stato sindaco più volte negli anni 50, poi vicepresidente della Provincia, maestro di scuola e ciclista fino ad ottant’anni, presidente dell’associazione provinciale combattenti e reduci (a lui spettava il comizio a Macerata ad ogni anniversario). Era stato inoltre e soprattutto amico personale di Beniamino Gigli cui aveva dedicato più libri e il grande tenore aveva voluto essere il padrino dell’ultimogenito Carlo del sindaco, il quale deceduto a Roma il tenore aveva quasi imposto funerale e sepoltura a Recanati “come mi aveva fatto promettere lui stesso sul letto di morte”. L’ex sindaco aveva un’altra grande icona nel cuore: Giacomo Leopardi. “Io sono come intossicato dalle immense figure di Beniamino e Giacomo” indicando la sua passione da autentico recanatese. Flamini, democristiano convinto era stato però costretto per logiche di partito (Franco e Ferdinando Foschi ne erano allora le ‘stelle polari’) ad uscirne e a costituire una lista civica (con il simbolo del leone e del gladio) rientrando così eletto insieme con il dottor Sergio Beccacece, in consiglio comunale. “Non è possibile! Non è possibile!” la voce al telefono era indignata, quasi roca. “Cosa, cavaliere?!”. ‘Hai visto Verdone in prima serata sul primo canale?”. Si l’avevo visto. “E cosa ne pensi del suo personaggio perbenista che, in vestaglia di seta e papalina, insinua quelle cose tremende sul nostro Giacomo?!”. ‘Quali cose, cavaliere?”. “Che Leopardi e Ranieri a Napoli, insomma, ci siamo capiti no?”. Già, già, ma come si fa? “Basta, adesso faccio una mozione perché il consiglio comunale s’impegni a denunciare per diffamazione Verdone riguardo all’onorabilità violata del nostro Poeta”.

furio

L’attore Carlo Verdone interpreta Furio, il perbenista di “Bianco, Rosso e Verdone”

E così fece, anche se per il momento il caso si era risolto in un violentissimo j’accuse del capogruppo della Civica in ordine alla trasmissione tv con Verdone, allora quasi esordiente, protagonista. Tuttavia Recanati fremeva: la ‘macchia’ sul Poeta doveva essere in qualche modo lavata. Intendiamoci, l’azione penale appariva subito ardita, ma la notizia c’era tutta. E al telefono, da Roma, nella sua casa, Carlo Verdone mi diede l’impressione di finire per un momento nel panico. Tanto che volle giustificare, concitatamente. l’interpretazione data. “Ma scusa –  disse- il mio perbenista non ha fatto altro che cadere dalle nuvole, irritandosi, stupendosi amaramente perché si gettava un atroce spettare sulla natura dei rapporti tra   Giacomo ed Antonio in base alla loro corrispondenza privata”. Lettere, mi rivelò l’attore, che lui aveva ‘studiato’ proprio in quei   giorni, dalla terza pagina del Messaggero. In quel momento era nata la gag televisiva. “E se c’è qualcuno da querelare è proprio il tuo giornale” concluse Verdone. Raccomandando tuttavia perché mi facessi partecipe di una transazione pubblicando quella intervista ‘a difesa’.

giovane favoloso scene

Dal film “Il giovane favoloso”, Giacomo Leopardi gioca con la sorella Paolina e Antonio Ranieri

Che apparve a tutta pagina sulla cronaca maceratese del ‘Messaggero’, a corredo l’immagine del consiglio comunale ‘schierato’. Flamini si mostrò soddisfatto e pure il sindaco, Rolando Garbuglia (bibliotecario all’Unimc) che da parte sua non aveva mai forse pensato, in cuor suo, ad una querela a carico dell’attore. E neppure il conte Vanni Leopardi credo ci abbia mai pensato quando pure protestò per quei ‘sospetti’ che periodicamente rispuntavano sulla stampa preferibilmente d’estate. ‘Sospetti’ che nascevano dalla scarsa storicistica interpretazione di di un linguaggio settecentesco ormai lontano mille anni luce dal nostro, corrotto per di più da sms e mail. “Mi ritenni tuttavia soddisfatto – mi rivelò Vanni- quando Umberto Eco nella sua ‘cartina di   Minerva’ sull’ Espresso mi ha esortato a pensare, in ogni caso, ai   Grandi Italiani in relazione a ciò che scrivevano e non alla loro vita   privata spiata dal buco della serratura”.  E Carlo Verdone? Tirò, così mi sembrò al telefono, un sospiro di   sollievo quando lo assicurai che nessuna querela gli sarebbe   arrivata dal Colle dell’Infinito. Che a fine mese da Montecosaro (secondo ospite d’onore dopo Claudia Cardinale del Museo a pennello) ripenserà forse a quella vicenda legata al ‘Giovane Favoloso’ al tempo di  ‘Bianco, rosso e Verdone’ del cui cast il perbenista faceva parte.



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