Dipinge e balla senza braccia
L’incredibile storia di Simona Atzori

CALDAROLA - La ballerina e pittrice "speciale" è stata testimonial della quarta “Giornata della donazione”. Toccanti i racconti della sua vita "I limiti sono soltanto negli occhi di chi guarda"
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Al centro Simona Atzori

di Monia Orazi

E’ un inno alla vita, la storia di Simona Atzori, ballerina e pittrice “speciale”, che ha fatto del suo limite, l’assenza delle braccia, la sua più grande forza. Ieri sera nel teatro di Caldarola stracolmo di persone, associazioni e rappresentanti del mondo del volontariato e delle donazioni, la bionda artista è stata testimonial della quarta “Giornata della donazione”, organizzata dal presidente dell’Unione Montana dei Monti Azzurri, Giampiero Feliciotti, per dire grazie a nome della comunità, a chi ha scelto di donare qualcosa di sé agli altri. «La pittura e la danza sono state le ali che mi hanno portato fuori dalla gabbia, fatta di sguardi da “poverina”, dai limiti che sono soltanto negli occhi di chi guarda», ha detto con un grande sorriso stampato in viso, questa straordinaria quarantenne. Con le sue “mani in basso”, i piedi come li ha definiti una bambina, Simona Atzori riesce a fare tutto, dipingere bellissimi quadri, danzare accanto alle sue colleghe con coreografie che l’hanno portata anche ad esibirsi sul palco dell’Ariston a Sanremo, dipingere quadri stupendi, gesticolare quando parla, ma soprattutto raccontare il suo mondo, finito in due libri.

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La ballerina mentre racconta la sua storia

«Il primo “Cosa ti manca per essere felice” è una domanda spinosa. Per essere felici basta riuscire a raggiungerne un briciolo, non sta chissà dove in cielo, basta un sorriso, una frase, il sole, uno splendido teatro come questo – ha detto la ballerina – avevo la scusa più grande, mi manca qualcosa, le braccia, ma grazie alla mia straordinaria famiglia, ai miei genitori che mi hanno semplicemente amato, senza fare tragedie, siamo riusciti a fare tutto, a danzare, anche se ci era stato detto che non potevo farlo, i miei piedi sono due vere mani». Di lei Candido Cannavò, nel libro “E li chiamano disabili” ha scritto: «Le sue braccia sono rimaste in cielo e nessuno ha fatto tragedie». Il secondo libro di Simona Atzori “Dopo di te” è dedicato alla mamma, scomparsa due anni fa: «E’ la storia di un dopo che non credevo sarebbe mai arrivato – ha spiegato commossa Atzori – non si è mai pronti ad attraversare il confine che cambia la vita. Ho scritto un libro per ringraziare mia madre, di essere stata straordinaria, di avermi dato gli strumenti, ora so che posso volare anche da sola, grazie a lei, voglio essere all’altezza del suo esempio, del suo invito a fare della mia vita un capolavoro. I miei genitori mi hanno dato gli strumenti, perchè questo dopo sia ancora vita, danza, pittura, sorrisi, gente che ho la fortuna di incontrare».

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Un momento della performance

«Nella vita nessuno deve dimostrare nulla, ognuno è unico, si deve vivere per se stessi, i miei genitori anziché fermarsi a vedere ciò che non c’era, si sono fermati a vedere ciò che c’era, date valore alla vostra vita, si può donare la vita anche con una parte di sé, come i ‘donatori di vita’ che sono in questo teatro – ha raccontato ancora la pittrice – siamo tutti abili a fare qualcosa, i disabili innanzitutto vanno considerati come persone, quando ne incontrate uno chiedetevi se ama ballare, scrivere, sorridere, cosa c’è dentro il suo mondo. A nessuno di noi piacciono le etichette, piace essere chiuso in gabbia, la danza e la pittura mi hanno dato due ali per uscire da questa gabbia, per questo ho deciso di diventare promotrice di gioia e condividere la mia vita», ha continuato nel suo racconto appassionato Simona Atzori. Sul palco del teatro sono poi saliti i rappresentanti di numerose associazioni, per ritirare i diplomi di benemerenza per il loro esempio positivo. Toccanti le storie di due donatori di midollo osseo di San Ginesio e di un bambino rinato grazie al midollo di un donatore tedesco.

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Altri momenti della serata

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