I duellanti: pistacoppi e pesciaroli

LA SFIDA CONTINUA - In attesa di Maceratese-Civitanovese, un derby dal sapore antico
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i_duellantidi Maurizio Verdenelli

Al ‘Lauro Rossi’, il 13 dicembre scorso, il presidente del Coni, Giovanni Malagò è stato (piacevolmente) chiaro: “Che la sfida continui”. Il numero uno dello sport nazionale ha esortato così maceratesi e civitanovesi a conclusione della premiazione finale che aveva visto Civitanova primeggiare nella quinta Olimpiade provinciale. E dopo aver saputo, Malagò, del caso Palas con quel che di notissimo consegue… La sfida, nella migliore tradizione napoleonica de ‘I duellanti’ (come ci rivelò lo splendido film di Ridley Scott del 1977) è un ‘continuum’: domenica all’ Helvia Recina si replica. Casting extralusso, location con vista sulla promozione. Un derby che, dopo quello d’andata, riaccende i riflettori per troppi anni spenti: dai tempi di Pagliari e Morbiducci con migliaia e migliaia di tifosi allo stadio. Non è dunque soltanto una ‘straprovinciale’ dal sapore esclusivamente sportivo, è qualcosa di più questo derby che riscalda gli animi di passioni mai sopite.

Un derby che più in generale mette in competizione due mondi diametralmente opposti ma che non farebbero mai a meno della loro contrapposizione. Macerata, il capoluogo sulla collina, nobile e riservato; Civitanova, con il sangue di Masaniello e di Annibal Caro, sul mare e pure sul poggio, antica e moderna. Aperta comunque ad ogni avventura. Parrebbe indicarlo il nome: Civitas Nova. Mi diceva, anni fa, Dario Gattafoni, attuale presidente dell’Ordine dei Giornalisti marchigiani, civitanovese sciovinista: “Da noi lo spirito è sempre franco e diretto. E’ naturale chiamarci magari ‘frà’, in anni appena passati gli anziani addirittura si riferivano ai ragazzi come fossero tutti propri familiari. Per i loro, essi erano ‘nepò’”. Gente franca e schietta, quella civitanovese. Negli States direbbero ‘esay and frendly. I duellanti si sono sempre voluti bene anche se negli anni ‘50 e ‘60  scoppiavano tra ‘pistacoppi’ e ‘pesciaroli’ clamorose risse per le più belle ragazze del locale. Erano gli anni di ‘Cesarino il toscano’  e di ‘Briscoletta’, l’ormai leggendario primo fotoreporter maceratese del dopoguerra. “Tante botte, ma poi amici più di prima! Non dimenticherò mai che furono i marinai civitanovesi a rivelarmi quello che a me e mia madre, lo Stato non rivelò mai. La morte in guerra di mio fratello Manlio, valoroso sottufficiale di sottomarina affondato al largo di Tunisi. Perirono tutti”. Gente di cuore, ma forte di mano i civitanovesi.

Gli ultras si sa così, hanno un cuore antico, un dna quasi millenario cui s’appellano nei momenti epici. Da qualche tempo, non a caso, ‘trionfa’ sulle pareti esterni del monumento ai Caduti, a Macerata, un eloquente: “Forza vecchio cuore biancorosso” con tanto di stemma maceratese. All’andata i colori del capoluogo s’imposero (2-1) sugli eterni contendenti. E i cronisti si richiamarono ad ardite metafore giocando sulla ‘papera’ del portiere civitanovese che aveva propiziato il successo. Già, la papera, animale ‘eponimo’. Caro al patrono San Giuliano attraverso il quale il Salvatore si riconciliò con lui. Da quel 2-1, il 21 settembre scorso, alcune cose sono cambiate. A favore dei ‘fratelli costieri’: la vittoria alle Olimpiadi (“ma non si chiamino per favore così, altrimenti il Cio s’arrabbia’ ha quasi sussurrato in teatro il presidente Malagò) e sopratutto il ‘ratto della Lube’. Cui da tempo Civitanova inneggia con una bella scritta sulla rotatoria all’ingresso della città uscendo dal transitatissimo (nelle Marche, il più) casello sull’A14. Tatzebao contro tazebao, c’è da dire. Anche quello è un ‘duello’. Duellanti, per sempre, perché nessuna delle due città farebbe mai a meno di questa continua rivalità. Anche quando all’epoca delle province, la ‘sirena’ Fermo aveva tentato Civitanova. Giammai, al Dna non si comanda. E la sfida, crudela e fraterna (un ossimoro tutto di questa terra) continui! E mentre i tifosi biancorossi incrociano le dita, quelli rossoblù, dopo aver digerito a fatica  la…papera, sperano di servire domenica agli amati/odiati cugini un piatto di pesce …da mal di pancia.



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