“In ostaggio per un’ora senza pietà,
nemmeno per i bambini”
Parla il geometra rapinato in villa

CAMERINO - Maurizio Sensini, 55 anni, racconta l'incubo vissuto da lui, dalla moglie Tiziana Paniccià, 41 anni, impiegata, e dal loro figlioletto di 4 anni quando sono piombati in casa 5 banditi incappucciati armati di mazza e coltelli. Con loro sono stati sequestrati anche una coppia di amici con due bambini al seguito. Li avevano raggiunti per la cena. Il geometra: «Ho sentito la lama affilata sul mio collo». Si cercano legami con il tentato furto a villa Perugini avvenuto a Macerata
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La villa del geometra Sensini dove si è consumata la rapina

La villa del geometra Sensini dove si è consumata la rapina

di Monia Orazi

«Ho sentito dei colpi fortissimi, mi sembrava che fossero dei fucili, così ho detto a mio figlio “Vieni via, stanno sparando”. Ho pensato fossero dei cacciatori invece dei banditi stavano prendendo a colpi di mazza la nostra portafinestra». E’ il racconto del terrore del geometra Maurizio Sensini, 55 anni, che descrive così l’inizio di un’ora da incubo, in cui lui e la sua famiglia, insieme ad una coppia di amici con due figli piccoli al seguito, sono stati tenuti in ostaggio da una banda di cinque rapinatori professionisti, in un tranquillo sabato pomeriggio. Il 55enne era insieme alla moglie Tiziana Paniccià, 41 anni, impiegata, e aspettava tranquillo e rilassati nella sua villetta gli amici per mangiare la pizza. Con loro il bimbo di 4 anni. Erano quasi le 19 quando hanno fatto irruzione i rapinatori (leggi l’articolo). Un colpo spietato per un bottino che, da una prima stima, si aggira attorno ai 10mila euro. Il fatto è avvenuto in località Padulo, non lontano dal convento di Renacavata, in una casa colonica ristrutturata. Una zona isolata, meta  di cacciatori e cercatori di funghi, in aperta campagna. «Ero sul divano insieme a mio figlio – prosegue il geometra Sensini dopo la notte trascorsa insonne – stavamo aspettando gli amici per la pizza del sabato. Improvvisamente ho sentito dei botti molto forti. I ladri hanno iniziato a colpire con una mazza di ferro la portafinestra dietro di noi. Era tutto illuminato, vedevano benissimo che c’era un bambino e hanno continuato a colpire il vetro, finché non si è rotto». Da quel momento è iniziata la rapina. Il nucleo familiare è stato sequestrato. Poco più tardi è toccato anche agli amici attesi per la cena e arrivati mentre il colpo era in corso. Sette persone in tutto. Tra loro tre bambini: due di 4 anni (il figlio del geometra e quello degli amici) e uno di 10 anni (la figlia degli amici). Le due famiglie sono state tenute in ostaggio per un’ora sotto la minaccia di un lungo coltello, identificato poi come un modello usato da cacciatori di cinghiale per sistemare la carne.

Il retro della villa dove sono entrati i ladri. A terra nella prima portafinestra, a sinistra, i vetri rotti dai rapinatori per entrare dentro

Il retro della villa dove sono entrati i ladri. A terra nella prima portafinestra, a sinistra, i vetri rotti dai rapinatori per entrare dentro

Una volta entrati all’interno della villetta, due dei rapinatori, «Erano alti, magri – descrive lo stesso geometra Sensini – con il volto coperto da passamontagna e alle mani i guanti» sono andati al piano di sopra. Gli altri tre sono rimasti a sorvegliare la moglie del professionista camerte e il bambino. Un terzo bandito, di statura bassa, ha minacciato con un coltello il padrone di casa. «La lama era affilata – descrive Sensini – l’ho sentita benissimo sul collo». Il geometra è stato preso sottobraccio e costretto a dire dove si trovasse la cassaforte. I banditi si sono fatti aprire anche un secondo forziere, nascosto in camera da letto. «Ciò che mi ha dato terribilmente fastidio – aggiunge il professionista – non è stato il furto in sé, ma il fatto che hanno continuato a spaccare il vetro della portafinestra con un bambino di quattro anni dentro». Pochi minuti dopo l’irruzione dei ladri, alla villetta è arrivata la famiglia di amici attesi per la cena. Moglie, marito e due figli, di quattro e dieci anni. I rapinatori li hanno intercettati prima che potessero fuggire e dare l’allarme. L’intero nucleo familiare è stato condotto dentro la casa e anche per loro è iniziato l’incubo. L’amico di famiglia ha tentato di reagire, ma è stato subito fermato da uno dei rapinatori che gli ha tolto il cellulare e la chiave dell’auto. «Subito ho pensato ad uno scherzo – racconta l’ospite – ho pensato che volessero rubarmi l’automobile. Non si sono fatti scrupoli, è come se fossero entrati in un asilo con dei bambini piccoli, neanche questo li ha fermati». Più fortunata un’altra amica di famiglia, attesa a cena con il suo bambino di quattro anni, compagno d’asilo degli altri due, che è arrivata più tardi, quando già a casa c’erano i carabinieri. «Erano dei professionisti, hanno agito con grande calma, parlavano male italiano – riprende Sensini – mi è sembrato di sentire un accento napoletano. Soltanto uno ha parlato di più, tutti gli altri agivano con grande lucidità. Uno di loro con grande padronanza ha compiuto un balzo dal frigorifero nel sottotetto e si è portato via l’hard disk dell’impianto di videosorveglianza, in quel momento non attivo perché eravamo tranquillamente a casa. Non hanno avuto scrupoli, hanno colpito con tre bambini all’interno, la bambina piangeva, ai più piccoli abbiamo detto che era uno scherzo ». «E’ stato tutto come in un film d’azione americano – continua il geometra – solo che all’interno il protagonista non era Bruce Lee, ma io. Mi hanno detto sappiamo cosa facciamo e dove stiamo andando. Mi hanno anche chiesto “Perchè non siete andati a cena fuori? “. Ho risposto che noi non andiamo mai a cena fuori. Mi hanno detto che se non fossero riusciti ad entrare, avrebbero buttato giù la porta». Nessuno ha fatto male a Sensini e al resto degli ostaggi ma la paura è stata tanta. Il geometra è stato preso sottobraccio e costretto ad indicare il luogo dove si trovavano le due casseforti. In casa c’erano circa 400 euro e i gioielli della moglie. Lasciata dai ladri l’argenteria. Dal modo con cui hanno agito la banda ha preparato accuratamente il colpo. Stando ad una prima ricostruzione sarebbero arrivati la notte prima, appostandosi nella casetta in legno, nelle vicinanze della villetta, che i cacciatori di cinghiale usano per portare gli animali morti e conservarli. Sono entrati, hanno rubato degli affilati coltelli, hanno trovato il tempo di prendere due pacche di cinghiale, cuocerne un po’, mangiarlo e dormire. E’ stato trovato anche un boccione di vino da cinque litri. All’ora del furto i cacciatori erano nella casetta di legno, a sistemare dopo essersi accorti del passaggio dei ladri. Così il collegamento. I rapinatori hanno tagliato i fili del telefono dell’abitazione del geometra, si sono impossessati dei telefonini dei presenti e delle chiavi delle auto.

La portafinestra presa a mazzate dai rapinatori

La portafinestra presa a mazzate dai rapinatori

I cinque della banda hanno chiesto al padrone di casa e ai suoi amici dove volevano che lasciassero i cellulari una volta fuggiti. La moglie di Sensini ha indicato l’incrocio scendendo verso Renacavata, ed è lì che più tardi sono stati ritrovati, all’interno del cassone in plastica di un trattore giocattolo del figlioletto di 4 anni. Il coltello con cui è stato minacciato Sensini è stato ritrovato sopra un muretto, non lontano dall’abitazione. Con quello uno dei rapinatori ha trovato il tempo di tagliare un mandarino e mangiarselo, sotto gli occhi delle sue vittime. Il coltello sarebbe stato preso dalla casetta di legno dei cacciatori, insieme ad altri impugnati dalla banda per intimorire gli ostaggi.

Mentre li tenevano sotto sequestro i ladri hanno minacciati le due famiglie chiedendo loro continuamente di stare zitti, ordinandogli di chiamare i carabinieri il giorno dopo. Uscendo hanno tagliato le gomme anteriori dell’Audi dell’amico di Sensini, la gomma anteriore sinistra del Suzuki Vitara del geometra e due delle gomme di una Bmw parcheggiata davanti all’ingresso dell’abitazione, per evitare di essere seguiti. La banda sarebbe giunta sul posto con un Audi Q 5 di colore bianco. Un particolare questo, come anche l’utilizzo della mazza per sfondare la vetrata dell’abitazione, che rimanda ad un precedente furto, quello a villa Perugini, accaduto il 29 ottobre a Macerata, sventato dal proprietario che sparò in aria alcuni colpi di fucile (leggi l’articolo). Quando i banditi sono partiti, Maurizio Sensini ha avuto la prontezza di riflessi di salire sulla Suzuki, cercando di andare a chiedere aiuto. Accortosi che l’auto sbandava, insieme all’amico di famiglia si è incamminato a piedi, chiedendo assistenza ad un residente nella zona, che stava passando in auto e gli ha prestato il telefono per chiamare i carabinieri. Nel giro di pochi minuti sono arrivati sul posto i militari con il capitano Vincenzo Orlando, comandante della stazione di Camerino, per tutti i rilievi di legge. Sul posto anche il Reparto Operativo dei carabinieri di Macerata. I militari hanno esaminato minuziosamente la zona, alla ricerca di tutte le tracce utili che potessero aver lasciato i banditi. «Papà gli uomini cattivi sono andati via?» ha chiesto questa mattina il figlio di 4 anni del geometra intento a giocare con il suo amichetto dell’asilo, mentre i loro genitori si sono ritrovati per sostituire le gomme danneggiate dai ladri. Per i due bambini è stato tutto uno scherzo. «Sono un aiutante di Babbo Natale» ha detto loro uno dei carabinieri per non impressionarli quando è arrivato nella villetta. Difficile dimenticare la rapina. L’episodio segna un precedente assoluto per il paese dove fino a ieri non si era mai verificato un fatto del genere.

 

 

 

 

 

 

 

La casetta dei cacciatori di cinghiale dove hanno mangiato e dormito i rapinatori prima del colpo in villa

La casetta dei cacciatori di cinghiale dove hanno mangiato e dormito i rapinatori prima del colpo in villa

 



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