Un marito violento,
lei lo lascia e scrive un libro
La storia di Najaa

IL RACCONTO - La donna oggi vive nel Maceratese dove lavora come commessa. "Ti amo anima mia" è il titolo del romanzo dove narra le violenze e i soprusi subiti per tre anni dall'uomo che amava. L'autrice: «Ancora oggi porto dentro segni indelebili. Per uscirne ci vuole coraggio e una dose di fortuna. Scrivere mi ha aiutato a superare»
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najaa

L’immagine utilizzata per la copertina

 

di Alessandra Pierini

Ci sono tanti modi di combattere la violenza sulle donne. I più efficaci però sono sempre quelli messi in atto dalle donne che hanno sperimentato sulla loro pelle. In molte ad esempio hanno aderito al selfie brutto contro la violenza, pensato e ideato dalla portorecanatese Valentina Lucchetti (leggi l’articolo). Najaa invece ha deciso di raccontare la sua storia nelle pagine di un romanzo dal titolo “Ti amo anima mia”. 
Najaa è un nome di fantasia, ma lei esiste davvero. Ha più di 30 anni e attualmente vive nel Maceratese ma per motivi di sicurezza non rivela dove e non può dire molto di sé se non che lavora come commessa e pratica la bellydance. Ha comunque molto da dire. «Sono una ragazza che ha subìto violenza – scrive nella prefazione del libro – prima psicologica e poi fisica a seguito di un tormentato amore . Ma sono anche cuore, anima, polmoni..». Quello che può raccontare è il dolore che ha provato quando è stata la protagonista di una storia che lei stessa definisce “una lotta estrema tra amore e violenza con tutte le contraddizioni che comporta”. Najaa ha anche trovato la spiegazione a quanto le è accaduto: «Lo amavo troppo, questa è stata la mia colpa». La sua passione per la scrittura, che considera il mezzo più congeniale per comunicare con gli altri, l’ha spinta a pubblicare  “Ti amo anima mia” romanzo edito da Psiconline. Perché scrivere la aiuta a superare.

La copertina del libro

La copertina del libro

Si parla tanto di violenza sulle donne, lei l’ha sperimentata sulla sua pelle. Qual è la sua storia Najaa?

«La mia storia è quella di una ragazza come molte, che si innamora inspiegabilmente di un bel ragazzo, nel mio caso lasciandosi adescare da una banale rosa rossa. Lui è uno straniero avvenente e che conosce poche parole di italiano ma che sicuramente sa come farsi intendere. Sembra un cucciolo indifeso da salvare e in me si attua la tipica reazione da crocerossina, col cuore in mano tutto per lui. Dopo pochi mesi di frequentazione, decido di sposarlo e una volta fatto, la nostra relazione cambia totalmente. Lui diventa possessivo e geloso, ogni giorno che passa, sempre di più. Vede il tradimento ovunque e inizia il devastante “gioco” della violenza psicologica su di me. Continue pressioni, continue liti senza senso ed io smetto di avere una vita, una dignità, una serenità. Tutto questo va avanti per tre anni, fino a quando non riesco più a sostenere la storia e decido di lasciarlo.
A seguito della mia presa di posizione, arrivano le botte, le minacce di morte e i segni sul volto, per fortuna non gravi ed infine le denunce e la “salvezza” con il suo allontanamento e la separazione legale».

Com’è riuscita ad uscirne?

«Come scrivo anche nel mio testo, uscire da una storia del genere non è mai facile. Ci vogliono coraggio e una buona dose di fortuna, che purtroppo molte donne non arrivano ad avere. Inoltre credo sia anche una questione di carattere. C’è chi non riesce a reagire, chi preferisce crogiolarsi in certe storie, chi non ha la forza di combattere e magari giustifica il proprio carnefice. Nel mio caso credo di aver avuto sempre una buona consapevolezza di tutta la storia, menzogne a parte, e sapevo che non sarebbe potuta durare per sempre. Con l’arrivo delle prime ossessioni mi sono preoccupata ma ho anche pensato, sbagliando, di poterlo calmare, di poter cambiare quello che invece in queste situazioni non cambia mai, il comportamento malato di certi uomini. Dopo il primo schiaffo ero davvero intenzionata a lasciarlo ma non sapevo come fare, poi lui tornava ad essere mite e io continuavo ad amarlo illudendomi che potesse diventare una persona diversa.
Poi tutto è degenerato e ho preso coscienza. Mi sono svegliata definitivamente e ho iniziato a lottare, a non soccombere più, a denunciare e alla fine ce l’ho fatta a staccarmi da lui. Non è stato facile. Tutt’ora, a distanza ormai di qualche anno, ne porto dentro i segni indelebili».

Perché ha deciso di scrivere un libro?

«La scrittura mi appartiene da sempre. La ritengo una mia fedele alleata per la comunicazione. Usarla per creare questo libro mi è sembrato un buon modo per esorcizzare le mie paure, il mio dolore, la rabbia.
Inoltre ritengo che possa essere utile ad altre donne, a dare un conforto o un confronto a chi, come me, ha subìto o subisce ancora violenza. Tacere certe storie non può portare a nulla di buono. Mostrarle agli altri con coraggio, seppur dietro uno pseudonimo, come nel mio caso, lo trovo invece un meritevole atto di divulgazione e di solidarietà».

Qual è il suo messaggio a donne che subiscono violenze?

«Quello che dico sempre alle donne è di essere sincere con loro stesse, di non nascondere la testa sotto alla sabbia giustificando certe situazioni e certi uomini, per quanto riguarda quelle che ne sono coinvolte.
A quelle che ne sono in qualche modo uscite dico invece di non smettere di amare la vita. Di prendersi cura di loro stesse, di volersi bene e di trovare un appiglio buono, dove aggrapparsi per ricominciare a sognare perché, se ci è stato tolto del tempo, è giusto andare a riprenderselo creandosi nuovi spazi, nuove aspettative, cercando di non perdere mai per quanto sia possibile la fiducia negli altri, né la speranza verso un domani migliore».



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