Camerino: fusione con Castelraimondo oppure unica unione montana?

Nel recente incontro tra i due comuni dell'entroterra maceratese insieme a San Severino e Matelica, il sindaco Gianluca Pasqui ha proposto ai colleghi di unirsi. Daniele Salvi ha rilanciato proponendo l'accorpamento solo col comune limitrofo
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Camerino

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di Monia Orazi

Grande fermento intorno al tema delle unioni montane, per garantire la sopravvivenza delle vecchie comunità montane, serviranno almeno sette comuni che per ciascuno dei tre enti, Camerino, San Severino e San Ginesio, possano dare vita al nuovo organismo previsto dalla legge regionale, l’unione montana, che assumerà tutte le funzioni delle disciolte comunità montane. Se sul fronte settempedano non ci sono problemi, a Camerino si saprà soltanto il 31 ottobre quanti comuni avranno deliberato di aderire al nuovo ente con alcuni sindaci che hanno espresso delle riserve. “Occorre risolvere il problema dell’unione montana – ha affermato Gianluca Pasqui, sindaco di Camerino – ci sono alcuni sindaci che non ci credono, dicendo che la comunità montana di Camerino ha costi alti e presenta personale in esubero, chi dice queste cose non riesco a capire come possa fare il sindaco. La stessa Camerino ha venti dipendenti in più tra il personale, non lo dico io ma le linee ministeriali sul personale. Chi si nasconde dietro queste scuse dimentica che c’è dall’altra parte una forte volontà di tenere in vita l’unione montana. Ho sempre detto che il mio mandato ha tra i propri obiettivi quello di unire i territori”. Pasqui ha poi puntualizzato la sua idea: “Occorre unire un territorio che guarda sia ai comuni montani limitrofi, ma anche all’altro lato, Pioraco, Sefro, Fiuminata, Esanatoglia, tanto per fare un esempio, sono parte della storia di Camerino. Come unione montana è naturale guardare verso Castelraimondo e Matelica, ci siamo incontrati tutti insieme anche al sindaco di San Severino, ho dato la massima disponibilità attendo una risposta da loro, per l’unione di un territorio sopra ai 40 mila abitanti, che ha l’università, la sanità, il Verdicchio, uno dei più forti in assoluto. Questi miei cinque anni da sindaco, serviranno anche ad unire i territori”.

castelraimondo

Castelraimondo

A lanciare la proposta di fusione Castelraimondo-Camerino, unite per secoli sotto al ducato dei Da Varano è il consigliere provinciale Daniele Salvi, della segreteria dell’assessorato regionale alla cultura: “Le classi dirigenti dei due Comuni dovrebbero fare propria l’idea e avviare il percorso per la fusione di Camerino e Castelraimondo. Ne nascerebbe un Comune di circa 12.000 abitanti, che superando le barriere amministrative darebbe vita ad un centro propulsore e gravitazionale capace di innescare processi nuovi e benefici per tutto l’entroterra. Camerino è sceso sotto la soglia dei 7000 abitanti, troppo pochi per una realtà che aspira a mantenere una certa dotazione di servizi territoriali (istruzione, sanità, alta formazione) – scrive Salvi – Castelraimondo, che è stata finora una cittadina in costante crescita demografica tra un censimento e l’altro, non riesce a superare la soglia fatidica dei 5000 abitanti, complici alcune crisi aziendali e quella persistente dell’edilizia che hanno intaccato seriamente la sua prospettiva di sviluppo. Entrambi non possono continuare a giovarsi di un saldo demografico positivo che provenga dall’ulteriore abbandono dei piccoli Comuni che li circondano. La crisi in atto, invece, può solo indebolire entrambi, a meno che non ci sia il coraggio di un atto fecondo che solo la politica può fare. La crisi del distretto fabrianese, così come la prossima apertura della superstrada Civitanova-Foligno aprono degli spazi inediti ed anzi richiedono il rafforzamento di un centro che per la sua massa critica riuscirebbe a catalizzare l’interesse verso dinamiche nuove da parte anche dei comuni dell’alto Chienti e dell’alto Potenza. Si tratta di una provocazione? Non credo. Si tratta di prendere atto con realismo di uno stallo che, rimanendo così le cose, può conoscere solo un indietreggiamento”. Salvi nel suo scritto analizza in modo approfondito la realtà locale, partendo dalle affermazioni del presidente Anci Piero Fassino, che sostiene la necessità di ridurre entro il 2019 i comuni dagli attuali 8100 a 2500, con almeno 15 mila abitanti ciascuno.



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