Indagine sul manoscritto dell’Infinito:
“Le perizie provano la buona fede”

FALSO D'AUTORE - Il legale di Luca Pernici, uno dei due indagati, interviene spiegando che il suo assistito "contesta gli addebiti, abbiamo fornito documentazione ai carabinieri. Si era convinto dell'autenticità dell'opera in base a studi e perizie di eminenti cultori della materia"
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Il manoscritto sequestrato e, nel riquadro, Giacomo Leopardi

Il manoscritto sequestrato e, nel riquadro, Giacomo Leopardi

Indagine sul presunto falso manoscritto dell’Infinito di Leopardi, il legale del direttore degli istituti culturali di Cingoli: “ha agito in assoluta buona fede”.

Sono due le persone indagate dalla procura di Macerata per il presunto falso realizzato ad hoc del manoscritto “L’infinito” del Leopardi. Si tratta di Luciano Innocenzi, proprietario del manoscritto, e di Luca Pernici, direttore degli istituti culturali di Cingoli cui viene contestato di aver detenuto al fine di farne commercio un manoscritto risultato essere un calco o un perfetto fac simile. Sulla vicenda interviene il legale di Pernici, l’avvocato Giancarlo Nascimbeni. “Contesto gli addebiti mossi all’indagato il quale ha già fornito ai carabinieri – Nucleo di Ancona di tutela patrimonio culturale – documentazione comprovante l’assoluta sua buona fede, confortata da perizie di elevato spessore scientifico tanto da destare l’interesse di Enti quali Regione Marche, Regione Lazio, Università di Macerata”. E in merito all’ateneo di Macerata, precisa sottolinea che si tenne un convegno nell’aula magna: “Dal convegno è emersa la più che verosimile autenticità, tanto da destare interesse di istituzioni ed enti a partecipare all’asta prevista per il giorno 26 giugno 2014 e poi non fatta effettuare proprio per iniziativa del dottor Pernici che ha così inteso consentire ulteriori sofisticati approfondimenti sull’autenticità dell’opera ed anche per favorire che il manoscritto potesse rimanere presso un ente locale e comunque marchigiano che aveva manifestato intenzione di acquistarlo (vedi Regione Marche)”. Sempre secondo il legale “si ha motivo di ritenere, quindi, che il dottor Pernici non è responsabile del reato a lui contestato perché il proprio convincimento in buona fede sull’autenticità dell’opera è conseguenza di studi e perizie di eminenti cultori della materia”.

(Gian. Gin.)



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