La Maceratese è già in vacanza?

I biancorossi a Recanati hanno dato la sensazione di essere appagati. Unica nota positiva, l'esordio dell'under (classe 1996) Cervigni
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Enrico Maria Scattolini

Enrico Maria Scattolini

di Enrico Maria Scattolini

MATEMATICI I PLAY-OFF se la Maceratese batterà il Sulmona ed il Fano nelle due restanti partite casalinghe (+). Quasi sicuramente la semifinale del girone sarà disputata in trasferta. Da verificare se a Matelica o a Termoli. Alleluja! Per il raggiungimento di un traguardo ambizioso (il secondo consecutivo della gestione Tardella), ma stizza presidenziale perché anche stavolta si giocherà lontano dall’Helvia Recina. L’anno scorso, comunque, fu trionfo a Roma con il San Cesareo. Ma allora c’era Melchiorri.

LA REGOLA DEL 10. Tutto ciò però a patto che, al tirare delle somme, lo spread fra la squadra di Di Fabio e quella assegnatale come avversaria diretta dalla combinazione dei piazzamenti finali di classifica sia inferiore a dieci punti. Diversamente si resterà a bocca asciutta (-).

PILLOLA DI ANSIOLITICO. Questo trascurabile particolare evidentemente non rientra nelle attuali preoccupazioni dei biancorossi, se si sono sentiti autorizzati a giocare, e perdere, con stupefacente tranquillità al “Tubaldi”, contro la Recanatese (—).

MA MALAMENTE IN TUTTI I SETTORI DEL CAMPO(—), come commentato, a fine derby, da Amaolo, il mister dei leopardiani. Che ha di conseguenza concluso: ”Abbiamo meritato di vincere.” (+).

Guido Di Fabio

Guido Di Fabio

CONCENDENDO COMUNQUE AGLI OSPITI l’onore delle armi: ”La nostra voglia di vincere e la conseguente aggressività (+) hanno sicuramente influito sul loro rendimento.” Un pizzico di generosità per il suo passato di tecnico biancorosso. Ormai lontano ma non ancora dimenticato. Almeno dal sottoscritto.

NON E’ PROPRIO COSI’(-), perché anche sette giorni prima, a Jesi, la Maceratese non aveva convinto. Nonostante il successo prodotto dalla prodezza di Santoni e poi difeso dalle parate di Ferrara, con il tangibile contributo degli errori nelle conclusioni dei “leoncelli”. Ivi compreso quello dal dischetto degli undici metri.

AMAOLO VS.DI FABIO. Vittoria per ko del primo (+). Tanto organizzata la Recanatese, quanto disorientata la Maceratese. Tanto generosa la prima, quanto asfittica sino alla rassegnazione l’avversaria. Perfino oltre il limite dell’imbarazzo.

ESPRESSIONE RICORRENTE NEL CLAN BIANCOROSSO, non esclusa la dottoressa Tardella (+). Lei, Mariella nostra, ha per la verità tentato di nascondere l’amarezza della sconfitta col sentimento che notoriamente la lega alla città di Recanati, per  antica tradizione familiare. Ma sino ad un certo punto, perché per l’ingiustificabile non esistono alibi. Come invece ha tentato di fare Di Fabio (-).

LA MOSCEZZA CHE POI DIVENTA STANCHEZZA (-). Questo il suo esordio in sala stampa: “Abbiamo penato soprattutto a centrocampo. Siamo stati mosci.” Mi sono permesso di sottolineare: ”Sì, proprio molli…Perché?”. La sua immediata puntualizzazione: ”Io non mando in campo gente demotivata.” “Mollezza e motivazione non mi sembra che vadano d’accordo. Allora?”. “Diciamo che la stanchezza ha influito. C’è gente che tira carretta dall’inizio della stagione.”

Alessandro Gabrielloni

Alessandro Gabrielloni

L’INTERROGATIVO. Ma se così è, per quale motivo lasciare puntualmente in disparte giocatori certo non affaticati, perché ormai panchinari per destinazione, come Ruffini e Conti?; o utilizzarli (Ruffini) a giochi ormai fatti? (-). La panca del derby con la Recanatese somigliava ad un “parterre de rois” più che al bivacco di una formazione carente di soluzioni alternative. E boccheggiante.

COMPRESO QUEL GABRIELLONI che sicuramente sta patendo acciacchi, ma ha anche vent’anni e pertanto la virtù di metabolizzarli. Come ha dimostrato nei poco meno dei trenta minuti d’impegno (+), combinando da solo più di quanto sognato dall’impalpabile Ambrosini (che non ha più ritrovato la condizione dopo il rientro dall’infortunio) e dall’evanescente Cavaliere nell’intero arco dell’incontro. Se fosse riuscito ad anticipare d’un centesimo di secondo la scivolata davanti a Verdicchio, intorno alla mezz’ora della ripresa, l’ex jesino avrebbe probabilmente riaperto il derby. Ma forse era troppo.

COSI’ COME TROPPO TARDI(-) si è rivitalizzata la manovra biancorossa per i tre cambi decisi da Di Fabio a frittata già cotta e… divorata dalla Recanatese, che ha concluso sotto ritmo, dopo il raddoppio di Palmieri, non avendo più nulla da pretendere da un pomeriggio di ampia soddisfazione(+).

PRIMA SOLO SOFFERENZE PER LA MACERATESE(-), salvo un po’ di ossigeno nella seconda metà della frazione d’avvio. Ma poca cosa, per l’inconsistenza del centrocampo e l’impalpabilità del tridente che, al massimo, potrebbe aver intintimorito Amaolo ed i suoi solo sulla carta, ma che nella realtà si è poi rivelato velleitario. Come accaduto (e scritto) a Jesi.

PROPRIO L’USURA ATLETICA(-) avrebbe invece  dovuto consigliare a Di Fabio una maggior copertura nella zona intermedia, sin dall’inizio o comunque dalle prime battute, visto l’andazzo.. In modo da gestire la fatica, contrapponendo linee serrate e la minaccia delle ripartenze all’omologo reparto avversario, il cui triangolo era sostenuto sulla fascia sinistra dalle ribadite incursioni long-line di Brugiapaglia. Che aveva gamba e libertà per arrivare al cross dalla linea di fondo. Sfruttando la modesta copertura di Santoni nel non possesso e prendendo di mezzo l’esordiente Cervigni (comunque bravo!) con la sponda di Candidi e sovente di Palmieri. Ma attendersi la rinuncia ad una (inutile) punta dal tecnico abruzzese, è come chiedergli di far peccato. Giammai!

Palmieri della Recanatese

Palmieri della Recanatese

STORIE DI UNDER: a) CERVIGNI: classe 1996, bel fisico ”Forse più da difensore centrale che da terzino”, ha subito preconizzato Marco Cagnoni, mio fedele opinionista ed esperto allenatore. Nessuna parentela con i Cervigni della storia maceratese; provenienza settempedana..Sicuramente l’unica nota positiva di una giornata storta, per il buon esordio.
b) PALMIERI: classe 1995. Nulla da scoprire perché e’ da un paio d’anni una splendida realtà della Recanatese. Salvo la sua origine appignanese.”Perché alla Recanatese e non alla Maceratese?”Gli ho chiesto, temendo la risposta. Puntuale: ”Io ed i miei genitori un pensierino ai biancorossi l’abbiamo fatto; ma i dirigenti recanatesi sono stati più rapidi e decisi.” Il ragazzino si è vendicato procurando un calcio di rigore nel derby del girone di andata, vinto dai giallorossi all’Helvia Recina, e segnando ieri il raddoppio che ha definitivamente condannato alla sconfitta la squadra (forse) dei suoi sogni.

IL POST DERBY DELLA TARDELLA. In attesa delle interviste, ha incrociato Aquino all’uscita dagli spogliatoi. Neanche la cortesia d’un saluto è spuntata spontanea sulla bocca dello stopper per la presidentessa. Che l’ha fulminato con un’occhiataccia e con l’ironico commento del caso. Aquino ha raccolto e se n’è andato in silenzio. A differenza di Cavaliere, che ha invece visibilmente mostrato di non gradire una battuta scherzosa della medesima un attimo prima di salire nel pullman biancorosso. I suoi compagni l’hanno visibilmente dissuaso dalla replica. Verbale, immagino.



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