Mense più care per i non civitanovesi,
i genitori insorgono

Si è costituito un Comitato spontaneo formato dai genitori degli alunni provenienti da fuori città. "Se viene confermata la delibera adiremo alle vie legali, è un provvedimento anticostituzionale"
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di Laura Boccanera

Mense scolastiche salate per i non residenti e i genitori insorgono: la protesta parte da Montecosaro, il Comune che ha la maggiore “immigrazione” studentesca a Civitanova e per il quale l’amministrazione spende ogni anno circa 40mila euro per i buoni pasto (leggi l’articolo). La giunta ha deciso giorni fa di non contribuire con il buono e quindi i bambini di Montecosaro saranno costretti al pagamento della tariffa intera a partire dal prossimo anno che è pari a 4,95 euro. E sulla decisione insorge duramente il Comitato dei genitori degli alunni non residenti e promette battaglia: “Le innumerevoli famiglie aderenti formalmente al Comitato – dice Angela Scalise che è tra le promotrici dell’iniziativa – non sono per nulla intenzionate ad accettare passivamente un provvedimento iniquo ed anticostituzionale, che incide così pesantemente sui loro bilanci familiari da essere, in maniera abnorme, condizionante ed incidente sulle scelte scolastiche. C’è chi ha necessità e bisogno, per motivi di lavoro e di organizzazione familiare, di iscrivere e far frequentare ai figli una scuola di Civitanova, e magari per gli stessi motivi, una classe a tempo pieno. Non potendosi permettere un onere così alto, si ritroverebbe compromesso il suo diritto di effettuare una libera e legittima scelta. Non si può non pensare anche alle famiglie che, negli anni passati, hanno già provveduto ad iscrivere i figli in un Istituto scolastico civitanovese, dovendone terminare il corso di studi. Che alternativa avrebbero? Tutto questo è intollerabile ed inaccettabile, e le famiglie coinvolte sono fermamente decise ad intraprendere azioni legali, qualora l’Amministrazione confermasse l’intenzione esplicitata nella delibera di Giunta del 30 gennaio 2014. Discriminare gli alunni e prevedere tariffe differenziate, per il solo criterio della loro residenza è innanzitutto anticostituzionale e viola qualsiasi principio di uguaglianza tra i cittadini”.



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