Sofri, Palazzo Ricci e la scoperta dell’arte

TESORI NASCOSTI - Il giornalista ha visitato durante il soggiorno a Macerata la galleria e ne è rimasto molto colpito: "Non ne sapevo assolutamente nulla!"
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Adriano Sofri con Neige De Benedetti a Macerata

Adriano Sofri con Neige De Benedetti a Macerata

 

di Maurizio Verdenelli

Macerata come Puerto Escondido? L’ex Atene delle Marche nascosta all’universo mondo come la località balneare messicana dove nel ’92 è stato ambientato l’omonimo film di Gabriele Salvatores tratto dal libro di Pino Cacucci?
Macerata, capoluogo in crisi oppresso adesso pure dall’esplosione di un ‘carattere’, anche questo, tenuto nascosto: l’urbanistica. Per decine d’anni, esaurito il prg del grande Piccinato risalente agli anni 70, la città ha avuto ‘fame’ d’abitazioni che ne ha costretto la demografia ai limiti di sempre. Immersa da un’improvvisa lava di cemento armato, Macerata si ritrova con il paradosso di un’offerta realizzata fuori tempo massimo. Il richiedente non c’è più, la domanda di case vicino allo zero.
Senza luci, né entusiasmi la vigilia tradizionalmente frenetica pre-natalizia, il capoluogo si appresta a chiudere un anno orribilis e ad aprirne con il classico veglione in piazza, un altro dalle incerte prospettive.
Quale futuro, che strada da prendere? Certamente la cultura è una delle opzioni principali. In attesa della definitiva consacrazione di quella che fu la splendida residenza dei Buonaccorsi e di tutti gli altri siti che (doverosamente) ci elenca ogni volta l’assessore Stefania Monteverde, molto può venire ‘a soccorso’ di questo progetto anche da altri soggetti non strettamente istituzionali. Per primo, dalla Fondazione Carima che è e resta la proprietaria di una delle gallerie d’arte contemporanea più importanti (ed ahinoi! misteriose) in Italia. Una collezione strepitosa messa insieme dai soldi di tutti, cioè dei risparmiatori di un’intera provincia in un investimento che fece sussurrare nel Cda della banca maceratese (in quanto non ‘protocollare’) ma che si è rivelato di grande lungimiranza. Quella stessa che animava, insieme con l’amore per l’arte, Enrico Panzacchi direttore generale della Cassa di Risparmio che aveva in Ghino Crucianelli e Luigi Vannucci le proprie proprie ‘braccia operative’. Passione condivisa con l’ing. Paolo Calogero, il restauratore di Palazzo Ricci: lo ‘scrigno’ di tale tesoro che l’Italia dell’arte invidia a Macerata. Una passione (sia detto per inciso) che Panzacchi trasmise inoltre al suo ‘erede’: Antonio Parise Presicce che diventato dg di Carifac, ora Venetobanca, acquistò l’intera collezione di Edgardo Mannucci (suo il disegno vincente per celebre piazza principale di Corridonia) che è andata a costituire qualche anno fa il museo di proprietà della fondazione fabrianese.

Adriano Sofri con Guido Picchio e Neige De Benedetti

Adriano Sofri con Guido Picchio e Neige De Benedetti

Torniamo a Macerata. Chi sa che nello storico palazzo dei marchesi Ricci, che ospitò pure il grande Massimo d’Azeglio, imparentatosi con la nobile famiglia marchigiana, c’è un tale Galleria che contiene anche la grande storia del Futurismo maceratese? Pochi, pochissimi perché la Cassa prima (aveva anche uffici nel Palazzo), la Fondazione poi hanno avuto la classica remora di ‘farlo sapere troppo in giro’. Il silenzio, d’oro per gli affari di un istituto di credito, si è rivelato tuttavia dannoso al fine ‘di comunicare Palazzo Ricci’ da cui Macerata tutta, non solo il centro storico, potrebbe trarre benefici turistici e frequentazioni di qualità ed ‘attrattive’.
Ricordo un ferragosto di tanti anni fa, essendo ancora presidente della Fondazione Carima, l’ex direttore generale dell’Onu a Roma, il maceratese Giorgio Pagnanelli. Essendo in visita privata a Macerata, l’ambasciatore cinese chiese di potere accedere a palazzo Ricci. All’ingresso, la delegazione fu irrevocabilmente bloccata dalla guardia giurata di servizio. “Qua non si entra!”. Il diplomatico se ne andò, dopo alcune insistenze andate a vuoto. Nessuno si era preoccupato di informare di tale presenza, Pagnanelli che si trovava nei suoi uffici ai piani superiori. L’ex grande diplomatico venne a sapere dell”incidente’ da quello che scrissi sul ‘Messaggero’ e naturalmente molto s’irritò. Tuttavia la frittata in salsa cinese era stata fatta e se le guardie giurate all’ingresso furono sollecitate ad una maggiore prudenza, nulla di più in realtà venne fatto per promuovere Palazzo Ricci nell’opinione pubblica.

Da sinistra Francesco Adornato, Adriano Sofri, Alessandra Pierini e Emmanuelle de Villepin durante la presentazione del libro in Aula Magna

Da sinistra Francesco Adornato, Adriano Sofri, Alessandra Pierini e Emmanuelle de Villepin durante la presentazione del libro in Aula Magna

L’artistico ‘grande equivoco’ è arrivato ai giorni nostri se un uomo coltissimo ed informatissimo come Adriano Sofri, il 12 dicembre scorso, presentando l’ultimo libro di Emmanuelle de Villepin, all’Università di Macerata si è detto sorpreso ed insieme ammirato della galleria di palazzo Ricci (leggi l’articolo). “Non ne sapevo assolutamente nulla! Ma va bene così…questa collezione è qualcosa di unico, meraviglioso” ha detto il giornalista, ex leader di Lotta continua, nell’Aula Magna, insieme con la de Villepin, il prof. Francesco Adornato, la ‘nostra’ Alessandra Pierini e il portavoce Onu, Andrea Angeli (poulain dell’indimenticabile Giorgio Pagnanelli, scomparso anni fa).
Un grande appuntamento, quello con Sofri e la celebre scrittrice francese, dove ‘non c ‘entravano nulla’ né il Comune né altre istituzioni culturali ad eccezione dell’Università che, a richiesta, ha concesso entusiasticamente l’Aula Magna. Un evento culturale dovuto semplicemente ma potentemente a maceratesi di ‘buona volontà’: alla redazione di questo giornale e sopratutto a Guido Picchio, notissimo fotoreporter che di recente in Afghanistan aveva convinto Adriano Sofri ed Emmanuelle de Villepin a venire a Macerata, nelle Marche che sta, come cantava Jimmy Fontana, sopra un colle “come un vecchio addormentato” mentre Ennio Flaiano provocatoriamente si meravigliava a pensare che ‘pure a Macerata c’è gente che vive e lavora’.



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