Arrivano i tedeschi nelle campagne marchigiane

COLDIRETTI- Aumento del 15% delle imprese agricole straniere. Un investitore su 5 viene dal paese della Merkel, più della metà è condotta da donne
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campagna tolentino (foto di Luca Feliziani)Dall’inizio della crisi è aumentato del 15 per cento il numero di stranieri che hanno aperto un’azienda agricola nelle Marche, per un totale di quasi seicento imprenditori provenienti da altre nazioni che hanno investito nelle campagne della nostra regione. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Inea-Infocamere, divulgata in occasione dell’Assemblea nazionale che ha eletto alla carica di presidente Roberto Moncalvo, 33 anni, piemontese. Quello agricolo è il settore che è stato più in grado di attirare gli stranieri in netta controtendenza all’andamento generale. Gli investimenti nelle campagne, sostiene la Coldiretti, non sono infatti delocalizzabili e le opportunità di sviluppo che possono creare sono legate al territorio, a differenza di quanto accade per le altre attività economiche, dove spesso al passaggio di proprietà ha fatto seguito la chiusura degli stabilimenti ed il loro trasferimento fuori dai confini nazionali. A guidare la classifica delle nazionalità più rappresentate sono i tedeschi, con il 21 per cento del totale, davanti a svizzeri (14 per cento), francesi (10 per cento), americani e belgi (entrambi con il 7 per cento). Ma ci sono anche inglesi, rumeni, canadesi, argentini, olandesi, austriaci. Oltre la metà delle imprese straniere (53 per cento) è condotta da donne. “Gli stranieri investono nell’agroalimentare Made in Marche grazie anche agli ottimi risultati fatti segnare sul mercato estero nel 2013 potrebbe raggiungere uno storico record, superando i 360 milioni di euro – ha commentato il presidente di Coldiretti Marche, Giannalberto Luzi -. Ciò dimostra che nel settore, anche se non c’è ancora il giusto reddito, c’è una prospettiva di futuro che non viene adeguatamente riconosciuta in Italia ma che reca con sé un modello di sviluppo sul quale puntare per far crescere il Paese attraverso le leve uniche ed inimitabili di distintività come il cibo, il territorio, la tradizione, la cultura e il paesaggio”.



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