Una tesi di laurea su Ugo Betti

CAMERINO - Il lavoro del dottor Francesco Micozzi apre nuovi scenari sulle opere del drammaturgo camerte
- caricamento letture
Print Friendly, PDF & Email
La collezionista dei volumi bettiani Donatella Pazzelli ed il laureato dottor Francesco Micozzi con la tesi di laurea dedicata a Betti

La collezionista dei volumi bettiani Donatella Pazzelli ed il laureato dottor Francesco Micozzi con la tesi di laurea dedicata a Betti

Una tesi di laurea discussa ieri, 3 luglio, nella facoltà di Lettere dell’ateneo maceretese, mette in luce novità interessanti nei drammi del magistrato camerte Ugo Betti (1892-1953). L’autore di “Corruzione a palazzo di giustizia”, uno dei più grandi drammaturghi italiani attivo nella prima metà del ventesimo secolo, non usava soltanto la parola e la narrazione nel costruire il senso complessivo delle sue opere, ma utilizzava come elemento essenziale anche sguardo e gestualità incastonate nel racconto, tanto che nella sua interpretazione testuale si deve andare oltre la stretta concezione del novecento “teatro di parola” ed introdurre l’analisi metatestuale della comunicazione non verbale, per una piena comprensione della carica dirompente dei testi bettiani. Il lavoro, realizzato dal dottor Francesco Micozzi, coadiuvato dalla docente di storia del teatro e dello spettacolo professoressa Allì Caracciolo, apre un nuovo filone di studi nell’interpretazione critica della produzione letteraria di Betti, ancorandola ad una prospettiva di semantica testuale. “La gestualità e gli sguardi non sono legati alla fisicità degli attori, ma hanno un’esistenza autonoma nel testo, essendo funzionali alla parola – scrive Francesco Micozzi – il non detto dei personaggi è ricavato per deduzione dalla parola, dai gesti e dagli sguardi, utilizzati come sottolineatura prossemica per evidenziare il disagio esistenziale dei personaggi”. La drammaturgia di Betti, pur non ponendosi all’avanguardia, resta fortemente legata al teatro di parola, ma “scardina le regole sceniche prestabilite nel panorama teatrale italiano, la parola si incastra col testo ed alle dinamiche create da giochi di sguardi”, si legge nella tesi. Nella conclusione del testo, il laureato auspica un maggiore approfondimento nello studio del teatro di Betti, le cui opere originali si trovano in parte nell’Istituto Pirandelliano a Roma. Nella città natale resta una via a ricordare questo grande autore, a cui in passato era stato dedicato un premio letterario ospitato a Camerino, che si auspica possa essere ripreso, contestualmente affiancato da un centro studi che ne metta in luce le peculiarità letterarie.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X