Danilo Stefani, dalla serie A ai dilettanti
“Ho ancora tanta voglia di calcio”

IL PERSONAGGIO - L'ex centrocampista della Fiorentina esordì nella massima serie nel 1997 ed è in attesa della chiamata giusta per rimettersi in pista
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Danilo Stefani

Danilo Stefani

di Federico Bettucci

Un ex professionista tra i dilettanti. È stato uno degli ultimi calciatori della provincia di Macerata ad aver assaggiato il palcoscenico della Serie A. Maggio 1997, stadio Artemio Franchi di Firenze, un appena diciottenne Danilo Stefani, maceratese doc, esordisce in Fiorentina-Reggiana. Era la Fiorentina dei Batistuta, dei Rui Costa e compagnia bella. Quella che primeggiava in Italia e in Europa (semifinale di Coppa delle Coppe) e che sbancava San Siro soffiando la Supercoppa al Milan. Per Danilo Stefani l’inizio di una lunga carriera (ben 12 stagioni e più di 200 presenze) nel calcio professionistico in giro per l’Italia. Ora è uno dei pezzi pregiati del mercato dilettantistico maceratese e marchigiano…

Dove lo vedremo giocare Danilo Stefani il prossimo anno?

“Ancora non lo so con certezza. Sto valutando qualche offerta e qualche situazione che si sono presentate. Di sicuro mi piacerebbe una soluzione che abbia un progetto serio, al di là della categoria: una squadra ed una società che mi diano stimoli e la possibilità di fare bene, magari non per un anno soltanto”.

Danilo Stefani calciatore?

“Un classico centrocampista centrale, un mediano che agisce davanti la difesa. Poi non sta me elencare pregi e difetti, punti di forza e punti deboli”.

Dopo l’esordio nella massima serie hai militato per molti anni in Serie C, per poi scendere nei dilettanti. Quali sono le differenze più marcate tra le due realtà?

“La risposta può sembrare scontata, ma chiaramente nel mondo professionistico sei a contatto con un ambiente rivolto solo ed esclusivamente a quello. Tra i dilettanti, com’è giusto che sia, ti imbatti in situazioni in cui il calcio è anche divertimento e non una vera e propria professione. C’è il lavoro, c’è la scuola e una serie di componenti che poi ti porti dietro anche sul campo di allenamento. Nell’organizzazione bisogna fare i conti anche con questi aspetti. Da un punto di vista tecnico invece alcune differenze non si notano, anche se naturalmente più si sale di categoria e più aumenta la qualità”.

Quanto ti senti di poter dare ancora come giocatore?

“Tanto. Sinceramente sento dentro di me di poter dare ancora tanto. Vista la mia esperienza accumulata in passato e visto che tantissime squadre sono composte per lo più da ragazzi, credo e spero di poter essere per loro un punto di riferimento importante, dentro e fuori dal campo. Una persona e una figura, insomma, che può anche aiutare i compagni più giovani”.



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