Andrea Angeli in India con i marò
“Ho portato per loro pane e Romcaffè”

L'INTERVISTA - Il maceratese portavoce dell'Onu ha raggiunto i militari italiani in veste di collaboratore del sottosegretario De Mistura alla Farnesina. Tornato in Italia, ha consegnato le loro lettere ai familiari
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Andrea Angeli e Staffan De Mistura, sottosegretario agli Affari Esteri

 

di Alessandra Pierini

Il maceratese Andrea Angeli in 25 anni di missioni di pace ha lavorato al fianco delle più prestigiose unità militari italiane, ma con i marò ha un legame speciale. “Furono proprio loro a salvarci la vita nella primavera del 2004 quando insieme a un manipolo di civili dell’Autorità di Coalizione rimanemmo intrappolati nell’assedio al Governatorato di Nassiriya”, è lui stesso a ricordarcelo al telefono ma basterebbe guardare la foto dei due foulard con dedica del Battaglione San Marco inseriti nel suo libro Senza Pace per capirlo. Nel primo c’è scritto “In ricordo di una notte drammatica” e nell’altro “Andrea e il San Marco insieme anche in Afghanistan”. Scontato che fosse anche lui, da gennaio stretto collaboratore del Sottosegretario de Mistura alla Farnesina, a seguire da vicino la vicenda.

 

Andrea-AngeliAndrea, ha già incontrato i marò?

«Ho avuto modo di visitarli la prima volta la settimana scorsa. Lì per lì non si ricordavano di me, vedendomi in giacca e cravatta hanno pensato che fossi un addetto consolare. Poi gli è andato l’occhio al leone alato raffigurato in uno stemmino cucito su una borsa che porto con me e qualcosa gli è venuto in mente. In breve, ricordando le missioni svolte insieme, dalla stretta di mano siamo passati agli abbracci. Gli ho portato i saluti di tanti loro commilitoni che mi hanno contattato in queste settimane, non ultimo quelli de marò potentino Marco Catanzaro, uno dei pochissimi marchigiani del Battaglione».

 

 

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I due foulard con dedica al Battaglione San Marco

Come li ha trovati?

«Sono militari pronti ad ogni evenienza, quasi impossibile cogliere segni di cedimento o debolezza. Tuttavia l’incertezza sulla loro sorte è motivo di una certa apprensione. Il loro caso è assai singolare, il primo da quando membri delle nostre forza armate sono impiegate a salvaguardia della marina mercantile, sono perfettamente consapevoli sul fatto che esiste poca giurisprudenza in merito. Tuttavia sapere che l’intero Paese li sostiene è indubbiamente un fattore che mantiene alto il morale. E comunque, anche nei momenti di sconforto comuni a tutti gli esseri umani in certe situazioni, possono sempre contare sull’assistenza spirituale di don Peppino Faraci, il cappellano dell’aeronautica di Loreto – uno dei sacerdoti con le stellette più esperto di missioni – inviato dal ministero della Difesa fin dai primi giorni della crisi».

E cosa gli ha portato?

«Per deformazione professionale la prima cosa cui ho pensato è stato un fascio di giornali e riviste. Mi hanno guardato un po’ strano, tra il serio e lo scherzoso mi hanno detto: “se ci porti tutto questo da leggere vuol dire che rimarremo a lungo”. Poi, qui a Roma prima della partenza, ho rimediato due filoni da un kg di pane di Altamura – ieri, dopo 10gg, ancora lo stavano mangiando! Infine gli ho portato due pacchetti di Romcaffè miscela originale che non manco mai di tenere nel cassetto per partenze seduta stante».

angeli_india-5-300x200A che punto sono le trattative e l’intera vicenda?

«L’intero caso rimane estremamente complesso, sia dal punto di vista procedurale che da quello strettamente giudiziario-investigativo. La stesso impianto federale del Paese rende assai difficoltosa una soluzione extragiudiziale della vicenda».

Ha incontrato i familiari?

«Li ho visti per la prima volta qui al Ministero alla fine di febbraio. Franca Latorre, sorella di Massimiliano, si è avvicinata dicendomi “a Brindisi mi hanno detto che lei è uno dei nostri”, confesso che mi sono commosso, ci siamo abbracciati. Ai primi di marzo insieme al Sottosegretario ed al capo di Stato maggiore della Marina ammiraglio Binelli li abbiamo incontrati in Municipio a Bari, in quella occasione ci siamo conosciuti meglio.
Nelle ultime settimane ci siamo sentiti spesso per telefono anche con il padre di Salvatore Girone. Due gruppi familiari molto uniti e composti. Ieri abbiamo mangiato insieme a Lecce, gli ho consegnato alcune lettere che prima di Pasqua mi avevano dato i marò».

(Foto di Guido Picchio)


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