di Giulia Canuto
Terre maceratesi, accoglienti per natura. Questo lo slogan che rappresenta la provincia e che rappresenta noi stessi. Luoghi d’incantata bellezza abitati da gente di cuore che del vino fa un costituente della propria cultura, della propria storia, del proprio modo di vivere. Di gente che ha in Italia il maggior consumo pro-capite di vino e che al contempo ha la più lunga aspettativa di vita. Se ci sia una relazione diretta tra vite e vita i fisiologi ancora non lo hanno acclarato, ma il buon sospetto c’è. E peraltro il nostro stile di vita è consono al nostro stile di vite: qui nel maceratese si beve per consolidata abitudine, per aderenza alle radici e ai riti rurali, per accompagnare il cibo. Non c’è né moda né sballo nel nostro approccio al vino, c’è semmai il perpetuarsi di una tradizione che è la traduzione della nostra identità. E in questo, anche in questo le nostre terre sono un po’ speciali: bevono bene in senso di qualità, quantità e affinità col vino. Mentre tutto il mondo beve per moda, o per spocchia o per iperbole. Fare vino è parte della nostra storia, tradizione delle nostre campagne, il succo del nostro essere e vivere su queste colline. L’annata 2011, però, è stata particolare dal punto di vista della coltivazione della vite. Devastante a tratti. L’eccessiva calura e la conseguente siccità sono stati fattori che hanno sfidato la buona riuscita della vendemmia, almeno nelle prime battute. È tempo! L’estate è tramontata, l’autunno sta avanzando in punta di piedi e i produttori del maceratese si trovano ad affrontare una sfida importante. Sbirciando nelle previsioni della Fedagri Confcooperativa, ho letto che l’Italia scenderà per la prima volta sotto i 41 milioni di ettolitri (circa il 13% in meno del 2010) e la causa risiede proprio nel maltempo e, sicuramente, in una politica miope che penalizza le produzioni di qualità. La saggezza popolare recita: “Chi vendemmia troppo presto, svina debol e tutto agresto”. Dell’acidità (agresto) non c’è troppo da preoccuparsi, a detta dei signori dei vigneti, ma del “debol” lascio parlare i fatti. Il caldo ha maturato precocemente l’uva e le scarse precipitazioni hanno generato uno stress idrico ai grappoli (ebbene sì, anche le viti soffrono di stress nel terzo millennio), aumentando la concentrazione degli zuccheri e conseguentemente diminuendo la resa in vino. Va bene, la quantità è scesa, ma la qualità? È in pericolo anche quella? Ho chiesto ai produttori una risposta in merito, per fare un po’ più di luce sulla questione.
Aldo Cifola de La Monacesca – produttore del Verdicchio di Matelica – non si discosta molto dalla mia tesi e mi conferma che «… sicuramente il caldo anomalo ha concentrato le singole componenti, specialmente zuccheri ed acidi, e questo porta ad un leggero anticipo delle epoche vendemmiali. La pianta nel suo complesso ne ha risentito però in modo limitato grazie alle abbondanti piogge primaverili che, nei nostri terreni argillosi, sono divenute riserva decisiva per affrontare un’estate di questo tipo. Le prime lavorazioni ci danno quantità contenute nei mosti, ma livelli qualitativi eccellenti. Insomma, poca roba, ma a cinque stelle». Sembrano pensarla allo stesso modo i colleghi di Matelica. Gabriele Benedetti della Cantina Cavalieri garantisce sia un ottimo rosso con alto tenore zuccherino e buona acidità sia un buon Verdicchio, anche se con basse rese. Lara Gaggini di Vini Maraviglia confessa che la vendemmia nel territorio matelicese è stata anticipata di qualche settimana e che ha notato una produzione più limitata rispetto alle precedenti annate, ma che la qualità delle uve è di alto livello. A San Severino Marche Giovanni Meschini della fattoria Colmone della Marca annota una «vendemmia bella per sanità, strana per numeri vitivinicoli». Infatti l’eccessiva calura, oltre ad aver modificato l’abituale fisiologia della vite, ha anche costretto a raccogliere all’alba nelle prime ore del mattino, per evitare di lavorare uve troppo calde e quindi «delicate nei profili microbiologici e strutturali». Ma Giovanni tira le somme e prevede di avere vini rossi molto carichi di colore con buone alcolicità e morbidezze, e vini bianchi fruttati e ricchi di estratto secco. Tuttavia un’annata sperimentale e interessante. Ad Appignano la contessina Benedetta Lucangeli di Villa Forano non si sbilancia nell’affermare che sì la quantità è scesa appena – hanno dovuto vendemmiare il 29 di agosto, un record per la cantina -, ma la qualità è ottima, l’uva è sana, e che soprattutto per i rossi sarà una buona annata. A Pollenza le cantine del Conte Brachetti Peretti hanno registrato un calo della produzione e dei grappoli tendenzialmente più piccoli e meno compatti. Stranamente a quanto si pensa, questo è un fattore positivo perché regala maggiore qualità senza ricorrere al diradamento drastico alla ricerca “dell’equilibrio della pianta”, come ci rivela Giovanni Campodonico. Al momento le vasche di mosto sono in fase di fermentazione, ma da una prima analisi si prevede una buona annata. Ben diversa è la situazione sul litorale dove l’azienda agricola Boccadigabbia ha riscontrato «uve disseccate dal caldo torrido di agosto e conseguenti difficoltà di fermentazione». Hanno dovuto porvi rimedio con irrigazioni di soccorso attingendo l’acqua da un laghetto artificiale limitrofo e utilizzando un impianto di irrigazione goccia a goccia; a Civitanova, «pur avendo un terreno più fresco e che regge bene la siccità» l’azienda ha evitato di tagliare i tralci estivi e il fogliame dei grappoli: una scelta estetica discutibile, ma sicuramente che ha salvaguardato la salute delle uve grazie all’ombreggiatura. Uve sane, qualità ottima, gradazioni un po’ più alte; la nota stonata è solo il 10% in meno di produzione. Ma Boccadigabbia ha fatto di necessità virtù, sfruttando l’annata secca a proprio vantaggio e destinando uve Sauvignon Blanc – lasciate a maturare fino alla fine di ottobre – alla creazione di un vino dolce di vendemmia tardiva. Stessa tecnica preventiva della non defogliazione è stata adottata dalla Santa Cassella di Potenza Picena; infatti il titolare Sergio Sgarbi spiega che hanno lasciato il fogliame a fare ombra ai grappoli e hanno tagliato in maniera continua l’erba alta che altrimenti avrebbe assorbito troppa acqua dal terreno. L’uva è dunque perfetta, sana, anche se limitata da un calo della produzione del 25%; si prevede una «produzione di vino ottima sia del vino bianco che del rosso. L’uva rossa è scarsa di polifenoli e per tanto quest’anno si è proceduto ad un salasso di circa il 20%». Anche la cantina Degli Azzoni di Montefano ha avuto un calo notevole della produzione, ben il 30%, ma si consola con una qualità superiore delle uve da cui otterranno buoni vini con gradazione alcolica piuttosto alta. Insomma, le voci nel panorama vitivinicolo maceratese sono parecchie, ma sembrano gridare all’unisono che, nonostante la minore quantità, la qualità è rimasta intatta se non migliorata. Il dado è tratto, la vendemmia è compiuta; ora la palla passa alla saggezza e all’estro degli enologi.
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come sempre, cala la quantità, aumentano qualità e….. prezzi!
amici miei continuate a far viaggiare gli aerei sopra le vostre teste con lo spry e vedrete che l’anno prossimo se la produzione cala tutt’oggi domani si annullera meglio cosi no ? sono anni che fanno fare gli ereosol alle nostre terre con bario piombo alluminio per gli ogm http://www.monsanto.com