Crispiero in festa con i sapori d’autunno

Un week-end con la 35° Sagra della Castagna

- caricamento letture

di Carlo Cambi

Tornare nella terra di Nazzareno Strampelli, l’uomo che cercò con i suoi studi di genetica di alleviare la fame dei contadini ibridando nuovi grani che oggi celebriamo come gemme gastronomiche, ad esempio il famoso Sentaore Cappelli. Tornare ad affrontare i brevi tornanti che dal letto del Potenza s’inerpicano appena lasciata Castelraimondo sulla destra e traguardando oltre l’orizzonte della collina Camerino e più oltre i veneti di Matelica per inebriarsi dei profumi d’autunno, per ascoltare le armonie di Ugo Bottacchiari, allievo di Pietro Ma scagni, e forse l’ultimo compositore di un’opera lirica in cui si fonde la magia della musica con l’armonia del Creato: L’Ombra. Tornare a Crispiero per assaporare l’intimità naturale di una ruralità intatta, per vivere il ritmo lento di una comunità di 200 anime che respirano con il respiro della natura, per incantarsi in un piccolo borgo che s’estende ai piedi del fu Casello in un nitore d’architetture oggi risplendente dopo i restauri del post terremoto. Tornare a Crispiero infine per ricostituire il proprio equilibro misurando a passi lenti i sentieri e le salite, per abbracciare orizzonti di leccete e di foreste di castagni e sentire l’odore della terra ingrassata dalle foglie cadute intrise di rugiade e immaginare carnosi porcini. Tutto questo è possibile tra sabato e domenica (15 e 16 gennaio) quando Crispiero rinnova un rito che si perpetua ormai da 35 anni al farsi dell’autunno: la Sagra della Castagna.  La organizzano in unità d’intenti la Pro Loco e la Società Operaia di Muto Soccorso che fu negli anni durissimi dell’esistenza dei mezzadri il solo tratto di assistenza sociale su cui ci si potesse appoggiare. E meriterebbe uno studio solo questo tratto di comunità, chissà forse eredità di quel “comunismo” che aveva percorso le villae nelle terre varanesche attorno al seicento. Erano i comunisti niente altro che i capi pastori delle borgate sparse sulle colline montagne che si preoccupavano di accudire il gregge comune e di ripartire le risorse che se ne ricavavano. Un tratto antropologico e sociale che oggi, in epoca di crisi e di atomizzazione sociale varrebbe, la pena di ripigliare.  Questo e molto d’altro si può scorgere sotto l’epidermide gioiosa e gustosa della Sagra della Castagna. Si può per esempio riannodare il filo della memoria e considerare che qui si viveva (e ancora in parte si vive) dell’economia del bosco: della legna come delle noci, come dei porcini che copiosi sbucano dalle radure e che si mettono a seccare ai raggi incerti del pre-inverno e soprattutto della castagna che era cibo per gli uomini e per i maiali (oggi quasi del tutto scomparsi). Crispiero oggi si sostenta di un’industria (il cementificio), e di un pendolarismo che porta a valle verso la cartiera, verso gli uffici pubblici. Eppure va riscoprendo piano piano una dimensione turistica e anche la sua funzione di buen retiro. E’ un mutarsi della fruizione della ruralità, ma è un riaffernare la ruralità stessa: Per questo partecipare ai riti, ai giochi, ai sapori della Sagra della Castagna ha un significato e un valori più alti della semplice scampagnata. Chi salirà a Crispiero in questi due giorni troverà tante fucine per le caldarroste, troverà il mercato dei prodotti della montagna: dal miele ai formaggi pecorini, troverà lo stand delle frittelle e poi la riffa di parrocchia che proietta in una dimensione di gioia paesana e di tempo sospeso. Ma troverà anche dei menù di tradizione, la possibilità di acquistare i prodotti del bosco, troverà i funghi (anche se meno generosi per via dell’autunno torrido e siccitoso)  e il maiale e soprattutto avrà l’occasione di percorre sentieri e boschi che menano aduna vera confidenza con la natura. La radice prima dell’identità della montagna maceratese. Per la Sagra della Castagna le donne di Crispiero prepareranno ghiottissimi dolci che ricordano i tempi antichi in cui le ricette erano gelosamente custodite, e non è dato conoscere. Non mancherà la Vernaccia della vicina Serrapetrona e d il buon acquarello locale che accompagneranno le caldarroste cotte al momento, facendone apprezzare a pieno il loro favoloso sapore. Ci sarà la ruota della fortuna sperando di portarsi a casa un prosciutto, un ciauscolo, una coppa, frittelle e panini abbonderanno e poi ancora ci sarà tanta musica e il ballo in piazza. Per chi vuole l’Hotel Panorama (0737/642642) predispone menù di territorio e anche una buona ospitalità per il week –end. Info: www.castelraimondo.sinp.net



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page

Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Gianluca Ginella. Direttore editoriale: Matteo Zallocco
Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X