Maceratese, goal e spettacolo
Si può ripetere l’annata 2004/05?

ECCELLENZA - L'ottimo avvio della squadra fa sperare e sognare gli sportivi biancorossi, che auspicano una cavalcata come quella di 7 anni fa. La vetta è a 1 punto, ed ora arrivano due partite di fila all'Helvia Recina
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Guido Di Fabio e Claudio Cicchi

di Filippo Ciccarelli

Di ritorno dalla partita di Cascinare, chiacchierando per via telematica con alcuni tifosi della “Sportiva”, ci si è chiesti quale Maceratese fosse la più forte, tra quella allenata da Nocera che stravinse l’Eccellenza 2004/05 e quella targata Di Fabio che è un punto dietro al Tolentino, squadra che negli ultimi due anni ha sempre concluso nelle posizioni di testa il massimo campionato regionale. L’interrogativo non è di facile risposta, ma permette di trarre un primissimo bilancio del campionato disputato finora dai biancorossi e di guardare al recente passato della Macerata pallonara. La Maceratese del presidente Gaetano Malavolta, ultimo “papa straniero” in una terra che ha avuto un rapporto burrascoso con i presidenti autoctoni, almeno negli ultimi 20 anni, era la classica squadra da battere, e praticamente nessuno ci riuscì: dalla prima giornata, disputata a Marotta sotto un nubifragio che vide prevalere i biancorossi per 2-1 sul Mondolfo, la Maceratese perse appena due partite in tutto il campionato. Vero è che non c’erano, allora, compagini attrezzate come quella biancorossa; la Biagio Nazzaro, seconda classificata, chiuse a 20 punti di distacco, anche se non mancavano le “nobili decadute”. Oltre alla Maceratese, la Jesina, la Civitanovese e la Vigor Senigallia erano lì a dare lustro ad un campionato che negli ultimi anni ha annoverato tra le partecipanti anche l’Ancona, il Tolentino, la Fermana, la Vis Pesaro e la Sambenedettese. Tuttavia il gruppo guidato da Francesco Nocera e costituito insieme al direttore sportivo Giulio Spadoni non giocava un calcio spettacolare, pur dominando, ma assolutamente concreto. La difesa non avrebbe sfigurato nemmeno in serie D: la coppia centrale era composta da Ante Pesic e Antonio Santori (civitanovese come Roberto Cucco: corsi e ricorsi storici?), due difficili da superare. Romagnoli e Benfatto erano già in prima squadra, in porta c’era Massimiliano Albanesi, ascolano di Monticelli, dal fisico non gigantesco ma tremendamente reattivo e dotato di grande personalità. Forse quella Maceratese era più “blindata” dell’attuale. Per quel che riguarda il centrocampo le carte si mescolano: oggi come allora c’era Marco Bucci a far legna in mezzo al campo (e sembra non gli sia passato un anno, a vederlo correre e lottare su ogni pallone), all’ala destra un mix di esperienza  e potenza come Peppe Castiglione (ed un motorino come Iommi a sinistra), mentre in mezzo regnava quel Roberto Vagnoni che con i suoi goal su punizione – i rigori tendeva a sbagliarli – è stato il capocannoniere e la star della squadra.

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Mattia Benfatto, vinse l'Eccellenza nel 2004/05

In attacco, oltre ad un giovane Enrico Pezzoli, vero e proprio bomber la scorsa stagione con la maglia dell’Atletico Piceno, c’era Guido Crocetti, autore del goal che fece esplodere l’Helvia Recina perché segnato contro la Civitanovese nel derby che regalò matematicamente la serie D ai biancorossi già a marzo. Siamo solo alla settima giornata di un campionato che, com’è evidente, è profondamente diverso da quello di sette anni fa: da quanto visto finora, è possibile azzardare che la Maceratese di oggi e quella che vinse l’Eccellenza hanno in comune la grinta e la voglia di non mollare mai. I ragazzi di Nocera erano meno belli da vedere, ma molto concreti. Quelli di Di Fabio spesso e volentieri mostrano un calcio da applausi e creano tanto, ma raccolgono meno di quanto costruito. La difesa di Pesic e soci era probabilmente più arcigna di quella attuale, che annovera grandi giocatori ed è comunque tra le meno battute del torneo, mentre in mezzo al campo la qualità di Carboni, la velocità di Rosi, Romanski, Piergallini ed Eclizietta fanno prendere il punto alla Maceratese di oggi. Senza contare – e non è un dettaglio da poco – che la squadra subisce l’assenza di Giandomenico, che nel precampionato ha mostrato tutta la sua classe ed intorno a cui, almeno in linea teorica, era stata costruita la Maceratese. La Maceratese di Nocera non aveva di sicuro un Giandomenico tra le sue fila (ad onor del vero Di Fabio ce l’ha avuto per 45 minuti appena, a Senigallia), e forse anche l’attacco era meno pungente del reparto formato da Cacciatore, De Marco e compagni. Il cammino è lungo, lunghissimo per i biancorossi, che però possono esser ben contenti delle buone prove offerte contro avversari che, a conti fatti, sono al top della graduatoria. La Maceratese ha infatti già incontrato il Grottammare, la Fermana, l’Elpidiense Cascinare e la Vigor Senigallia, formazioni che veleggiano entro cinque punti dal primo posto (gli ultimi avversari incontrati dai biancorossi sarebbero a 12 punti se non fossero gravati dai 3 di penalizzazione). Nei prossimi giorni ci saranno due sfide giocate consecutivamente all’Helvia Recina, e la spinta dei tifosi potrebbe essere l’arma in più per avere ragione del Montegranaro e della Cingolana: i supporter biancorossi stanno ritrovando quel feeling con squadra e società che mancava da molto tempo, anche grazie ai risultati e agli sforzi messi in campo dai giocatori. Il progetto della società per riavvicinare anche le donne ed i giovanissimi alla Maceratese sembra aver preso piede, gli ingredienti perché la prima squadra della città torni grande ci sono tutti.

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