La Sangiustese sparisce dal calcio
dopo oltre mezzo secolo di storia

DAI PROF AL VUOTO
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Antronio Pantanetti in compagnia di Fabrizio Corona

di Filippo Ciccarelli

Monte San Giusto è una piccola realtà della nostra provincia, un paese che conta poco più di 8000 abitanti, eppure ricca di storia e dinamismo. Importante centro nel distretto calzaturiero marchigiano, il comune adagiato lungo il corso del Chienti ha avuto anche un certo risalto a livello sportivo nella disciplina più amata dal pubblico italiano: quella calcistica. I rossoblù hanno incarnato la metafora della storia cittadina e l’hanno trasposta sul rettangolo verde: nonostante le tante difficoltà, la Sangiustese è riuscita a passare dal calcio regionale ad un palcoscenico più importante come quello della serie D (conquistata nel 2001 dopo la finale vinta contro il Forcoli) continuando a crescere stagione dopo stagione, fino alla disastrosa annata 2010/11, che ha visto il sodalizio calzaturiero chiudere completamente i battenti. La dimensione dilettantistica è stata superata dalla squadra calzaturiera nel 2008, a seguito della rocambolesca vittoria del campionato di serie D, girone F, ottenuta all’ultima giornata contro il Tolentino e grazie alla complicità della Maceratese che pareggiò a Città Sant’Angelo: “Quello fu il momento più bello che ebbi alla Sangiustese – racconta l’ex giocatore e dirigente Teddy Tartarelli – anche perché lasciare come giocatore, come feci io, con la conquista della C2 è un’emozione unica. Mi ricordo che la nostra partita finì con qualche minuto di anticipo rispetto a quella della Renato Curi Angolana, quindi, insieme a tutti i compagni, ero con l’orecchio incollato alla radiolina per sapere il risultato degli abruzzesi; all’Angolana bastava la vittoria per essere matematicamente promossa in C2, ma la Maceratese riuscì a pareggiare 0-0 e la loro promozione sfumò. Ricordo che Antonio Pantanetti disse “purtroppo abbiamo vinto il campionato”, ed in effetti dal giorno dopo cominciarono le difficoltà, a partire da quella dello stadio di Villa San Filippo”.

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Teddy Tartarelli

Cosa le resta dell’esperienza, come dirigente, tra i professionisti?
“Mi resta il ricordo di due anni bellissimi. Purtroppo la nostra presenza tra i pro è durata solo due anni, certo c’è tanto rammarico nel pensare che ce la giocavamo contro società molto più grandi come Lucchese, Prato, Bassano, Nocerina, Gubbio… e che noi non ci siamo più. Come dirigente ho fatto un po’ di tutto dal direttore sportivo al presidente (ride) Pantanetti aveva la massima fiducia in me, e spesso pure il custode!”.

Qual è il suo pensiero sulla retrocessione?
“La Sangiustese non è mai retrocessa sul campo. A livello puramente tecnico e sportivo ci siamo sempre salvati, ci siamo tolti grandissime soddisfazioni, non c’è dubbio. Questo lo possono testimoniare anche i singoli calciatori e nessuno lo potrà mai cancellare. Noi ci sentiamo ancora “professionisti”, perché sul campo abbiamo dimostrato di valere la categoria in cui eravamo, in quegli anni posso dire che ho toccato il cielo con un dito”.

Quando è entrato a far parte della Sangiustese?
“Io entrai come giocatore nel 1996, rimasi fino al 2000: dopo di che andai un anno alla Monturanese, in serie D. Nel 2001 c’è stato il mio ritorno a Monte San Giusto, vincemmo gli spareggi d’Eccellenza. Dal 2002 al 2008 ho giocato in Interregionale e, come ho detto, ho lasciato con la promozione tra i pro, per poi proseguire come dirigente”.

Quale sarà il suo futuro?
“Non ho intenzione di continuare nel calcio. Sono appagato, ma anche abbastanza esausto, quindi penso proprio che la mia esperienza in questo mondo si esaurisca qui”.

Ed anche la Sangiustese, hic et nunc, ha esaurito la propria esperienza nel panorama calcistico italiano. Nonostante i tentativi di sopravvivere ad ogni costo, con l’escamotage mediatico di affidare la presidenza onoraria ad un personaggio famoso e controverso come Fabrizio Corona, a scapito anche dell’estremo tentativo di cambiare in corsa l’assetto societario (con l’ingresso degli imprenditori Claudio Bordoni e  Marco Pazzarelli nel corso dell’ultima stagione di Eccellenza) i rossoblù sono retrocessi, e la società non è riuscita ad iscriversi al campionato di Promozione.
Una storia che durava dal 1957 è stata così bruscamente interrotta da una caduta paragonabile a quella, mitologica, di Icaro, con la parabola che vede la Sangiustese morire dopo aver toccato la vetta più alta in oltre mezzo secolo di attività. Pure il sito dedicato alla squadra rossoblù chiude i battenti, e si congeda dagli internauti con un ringraziamento: a Monte San Giusto il calcio già da quest’anno cerca di ripartire. Senza la Sangiustese.



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