“Le banche mi hanno distrutto
Chiedo asilo politico alla Tunisia”

Torna alla ribalta l'imprenditore di Matelica Luciano Stopponi, non nuovo a proteste clamorose. Ora è a Tunisi per un colloquio in Ambasciata
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Luciano Stopponi

Migliaia di tunisini scappano dalla povertà e cercano di entrare in Italia, un imprenditore italiano che si dichiara vittima delle banche e dalla burocrazia del nostro Paese, chiede asilo politico alla Tunisia. È la storia di Luciano Stopponi, piccolo imprenditore edile di Matelica non nuovo a gesti eclatanti. Attraverso il segretario regionale del Pri Giuseppe Gambioli, suo amico, ha fatto sapere di aver lasciato l’Italia diretto in Tunisia. Qui si è recato alla nostra ambasciata di Tunisi e ha chiesto un incontro con un rappresentante del nuovo governo tunisino. Colloquio che, dice Gambioli, «dovrebbe avvenire nei prossimi giorni». La vicenda di Stopponi riguarda la costruzione, interrotta, di un albergo, l’Hotel Agorà, a Matelica. Un’impresa nella quale l’uomo aveva investito «tutti i risparmi», ma che poi, fra ricorsi al Tar, mancati permessi edilizi, e da ultimo il blocco di un mutuo edilizio da parte della Cassa di risparmio di Fabriano e Cupramontana l’ha condotto al fallimento. Gli operai erano saliti per protesta sul tetto dell’albergo, il 29 luglio 2009 Stopponi si era incatenato davanti alla sede della Regione Marche, ma nonostante l’impegno delle istituzioni per consentire al costruttore di superare i problemi e completare l’albergo, la situazione non si è sbloccata.

Tutto per un mutuo di 2,5 milioni di euro, che, afferma Stopponi, era «ampiamente garantito dai beni miei e della mia famiglia». Dopo una prima tranche di 1,1 mln di euro, la Cassa di risparmio non avrebbe più erogato niente, e i lavori dell’hotel si sono interrotti. Il sistema bancario, lamenta da Tunisi l’imprenditore, «è protetto, è lontano dal mondo dell’impresa, e una giustizia inefficiente non garantisce i diritti di chi investe nel lavoro». «Da una terra dove i cittadini chiedono libertà e giustizia come la Tunisia – si legge in un messaggio diffuso dall’amico – lancio il mio grido di imprenditore onesto».

 



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