Antonio Pantanetti contro la Lega:
“Macalli aveva deciso
di far sparire la Sangiustese”

SANGIUSTESE - L'ex patron dei calzaturieri: "Ora vorrei dedicarmi al settore giovanile"
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Antronio Pantanetti in compagnia di Fabrizio Corona

di Filippo Ciccarelli

Nella giornata odierna abbiamo scambiato due chiacchiere con Antonio Pantanetti, ex patron della Sangiustese calcio, da una vita nel mondo del calcio e considerato dalla stragrande maggioranza degli addetti ai lavori come uno dei più competenti uomini mercato del calcio regionale e non solo. Gli abbiamo fatto qualche domanda alla luce dei recenti stravolgimenti societari, che ha visto subentrare ufficialmente nel sodalizio rossoblù il duo Bordoni-Pazzarelli.

Pantanetti, lei non ha bisogno certo di presentazioni: oltre 30 anni nel mondo del calcio, una vita alla Sangiustese. Quali sono i suoi ricordi più belli?

“I ricordi più belli, senza pensarci, sono la promozione in C2 e due campionati in C2 che abbiamo onorato molto bene, uscendo dal campo sempre vittoriosi, malgrado tanti punti interrogativi. Però, come si dice, nella vita si può sbagliare, ma quando sbagliamo noi ci fanno pagare molto, molto caro. Quando sbagliano gli altri ci sono dolci sorrisi”.

Ci pare di capire che ci sia del risentimento per fattori extra-calcistici; chi è che ce l’ha avuta o ce l’ha ancora, secondo lei, con la Sangiustese?

“Ce l’hanno avuta con la Sangiustese nel momento in cui io presi Fabrizio Corona e lo feci presidente onorario, da quel giorno, lo sanno tutti, in tutta Italia gli organi superiori sapevano già che Macalli (Mario Macalli, presidente della Lega Pro, ex serie C, ndr) aveva destinato la Sangiustese a farla sparire. Ci sono riusciti in un modo grottesco, perché si è trattata di una cosa vergognosa. E poi, dopo siamo ritornati qui nella regione. E’ meglio che Pantanetti stia a casa, perché c’è tanta di quella cattiveria ed invidia nel calcio che non vi rendete conto. Allora io preferisco stare a casa la domenica, anziché arrabbiarmi con certa gente”.

Cosa augura alla Sangiustese?

“Auguro che seguiti col settore giovanile, di lanciare i ragazzini. Ogni anno noi abbiamo la fortuna di mandare 3-4 ragazzi, ed anche di più in categorie superiori. Sfido le altre società che sono come la Sangiustese a fare queste cose, non so quante siano riuscite a mandare giocatori in serie B, serie C, serie A: noi ne abbiamo mandati parecchi, ed in futuro speriamo di mandarcene altri. Facciamo una politica di giovani e cercheremo di andare avanti sempre con loro, perché il calcio sta finendo. Inutile che ci nascondiamo: i ragazzini non prendono niente e si divertono. Il futuro, secondo me, è questo, poi gli altri pensino quello che vogliono. Ma i paesini come Monte San Giusto, il massimo che possono fare è una Prima categoria o la Promozione”.

Quindi, anche se lei ha ufficialmente passato la mano a Claudio Bordoni e Marco Pazzarelli, rimarrà nel mondo del calcio a dare una mano alla Sangiustese? Quali sono i suoi progetti?

“No, io ho passato la mano a loro che grazie a Dio si sono impegnati a tirare avanti almeno fino a giugno. Poi a giugno ci metteremo seduti e valuteremo. Io comunque vorrei uscire dal mondo del calcio, vorrei stare solamente coi ragazzini, perché non sopporto più le persone anziane del mondo del calcio. Per me i mercenari non sono mai esistiti né esistono. Quando si vede gente, qui, che prende fior fior di soldi a 35-36 anni che danno le gomitate ai ragazzini, con gli arbitri che lo permettono mi viene veramente da rimettere”.



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