Fronte compatto
contro il nuovo
Piano casa regionale

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Dal Coordinamento per il Paesaggio delle Marche:

Il Coordinamento per il Paesaggio delle Marche, Italia Nostra Marche e la Federazione Nazionale Pro Natura Marche denunciano alla pubblica opinione i contenuti della proposta di legge regionale che, dopo appena un anno dalla sua entrata in vigore, intende peggiorare la legge regionale 22/2009 meglio conosciuta come “piano casa”.

Contestualmente esprimono la propria soddisfazione per la recentissima e ferma presa di posizione della Coldiretti delle Marche e di Legambiente Marche contro tale proposta di modifica, la cui discussione e approvazione è prevista per domani, martedì 14 dicembre.

Anche queste associazioni, tra le quali una che rappresenta una larga parte del mondo agricolo,  “esprimono con forza la propria preoccupazione”, definiscono “un brusco arretramento che desta meraviglia” il nuovo piano casa  caratterizzato da “deroghe e da una inversione di marcia sulle normative che tutelano e si fanno garanti del rispetto del paesaggio e della qualità energetica e ambientale degli edifici”; “le preoccupazioni riguardano anche le possibilità di ampliare gli edifici in aree agricole”.

Contro il nuovo “piano casa” si è quindi costituito un fronte compatto, che comprende la maggiore organizzazione italiana degli agricoltori e la maggioranza  delle associazioni ambientaliste marchigiane, un fronte che chiede alla Regione Marche di tornare indietro su alcune delle modifiche alla L.R. 22/2009 che, pur con diverse carenze, aveva “ridotto” la prospettiva di cementificare ulteriormente il nostro territorio, anche nelle sue parti più pregiate.

Infatti questa proposta di legge, se approvata, comporterà un ulteriore degrado delle città e una ulteriore distruzione del paesaggio agrario marchigiano prevedendo, anche in zona agricola, un ampliamento del 20% dei volumi che, in caso di demolizione integrale e  ricostruzione degli edifici già esistenti,  potrà arrivare al 40% prevedendo  forme architettoniche anche diverse da quelle preesistenti. Tutto ciò con minori vincoli rispetto alla normativa vigente.

In particolare si tenga presente che in questa grossolana operazione proposta dalla Giunta Regionale, poi perfezionata dalla maggioranza dei consiglieri della IV Commissione Consiliare, si prevede anche, a differenza del testo vigente, la eliminazione del divieto di ampliamento, demolizione, ricostruzione nei seguenti ambiti:

* nei centri storici, ove sarà possibile rendere abitabili i sottotetti attraverso sopraelevazioni o riducendone l’altezza abitabile o attraverso l’apertura di finestre, abbaini, lucernai;
* nelle aree di tutela integrale definite dal Piano Paesistico Ambientale Regionale o dalle disposizioni dei piani regolatori comunali ad esso adeguati,
* negli immobili ricadenti nelle aree di protezione dei parchi e riserve naturali, quelle riservate alle attività agricole di maggior pregio e sostenibilità.

Tra le motivazioni alla base degli ampliamenti viene eliminato, per gli edifici non residenziali, quella  che fa riferimento alle esigenze produttive mentre viene eliminato, per tutti gli edifici, l’obbligo di raggiungere il valore 2 (il più basso) del parametro definito “Itaca Marche semplificato”, che comporta il miglioramento prestazionale, prevalentemente di natura energetica ma anche ambientale e bio-ecologica, degli edifici dopo interventi con tecniche e materiali innovativi.

Cosa rimane come motivazione per questa pessima ulteriore deregolamentazione degli interventi nel settore dell’edilizia? Non crediamo che le nuove norme facciano ripartire uno sviluppo edilizio in piena crisi né tanto meno incentiveranno la realizzazione di edifici eco-sostenibili. E’ più probabile che vi siano vantaggi per una speculazione edilizia che si farà beffa del probabile aumento dei contenziosi tra cittadini e della certa ulteriore distruzione del territorio.

La Federazione Nazionale Pro Natura, Italia Nostra e il Coordinamento per la tutela del Paesaggio delle Marche si appellano ai consiglieri regionali affinché vogliano ripensare alle modifiche introdotte con questa proposta di legge e piuttosto pongano mano ad una legge organica che incentivi il recupero, il riuso, la riqualificazione di un patrimonio edilizio obsoleto ed energivoro attraverso la messa in campo di importanti risorse finanziarie e di norme per la defiscalizzazione degli interventi, dimostrando così di tutelare l’interesse di tutti i cittadini e delle piccole imprese artigiane ad ottenere insieme l’apertura di una nuova fase di sano sviluppo socio-economico senza compromettere un ordinato assetto urbanistico delle città e la qualità del territorio e del paesaggio.



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