Omicidio Brandi:
dopo due settimane
nessuna traccia dell’assassino

Pochi gli indizi: non si trova l'arma del delitto
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Il corpo di Felice Brandi fu ritrovato nella sua abitazione sabato 31 luglio

di Roberto Scorcella

Più di due settimane di indagini non sono riuscite ancora a far trovare la chiave per scoprire chi la sera di venerdì 30 luglio ha ucciso con 24 coltellate l’ex barista 44enne di Tolentino Felice Brandi. L’uomo, trovato morto nella abitazione in via Filelfo che condivideva con i genitori e uno dei suoi tre fratelli, apparentemente non aveva nemici. Non c’era nessuno che poteva volere la sua morte. L’ostacolo maggiore, quindi, per gli investigatori è proprio quello dell’assoluta mancanza di un movente. A complicare le cose, poi, c’è il mancato ritrovamento dell’arma del delitto e, ad oggi, l’assenza di indizi rilevanti capaci di mettere gli inquirenti sulla strada giusta.

Se in un primo momento la pista della droga, per il passato che la vittima si era però ormai lasciato alle spalle, sembrava essere quella maggiormente indiziata, le risultanze dell’autopsia portano ad escludere che l’omicidio possa essere legato in qualche modo al mondo degli stupefacenti. L’esame del medico legale sul corpo di Brandi, infatti, ha evidenziato come delle ventiquattro coltellate che hanno raggiunto la vittima alla schiena, al petto, al volto e alla gola, nessuna è risultata letale. Soltanto cinque sono poi penetrate in profondità. L’assassino, che Brandi conosceva bene avendolo fatto entrare in casa e avendogli dato tranquillamente le spalle, non sarebbe arrivato dalla vittima con l’intenzione di uccidere ma poi, forse colto da un improvviso raptus dovuto a un litigio o a una discussione, ha colpito ripetutamente l’ex barista, avendo però la lucidità e l’accortezza di portare via con sé l’arma del delitto e di non lasciare tracce. Anche dopo il sopralluogo del Ris di Roma nella casa di via Filelfo gli indizi rimangono blandi: un’impronta rilevata sul pavimento dell’abitazione di Brandi insieme a una traccia ematica rinvenuta sopra una tenda. Ancora troppo poco per poter pensare di arrivare a dare un nome e un volto all’assassino. O all’assassina. Infatti, la modalità dell’omicidio indica che la persona che ha accoltellato Brandi non era molto forte: da qui l’ipotesi che possa trattarsi di una donna oppure di un uomo dal fisico minuto. E una testimonianza riferisce che la vittima aveva diverse amicizie con alcune ragazze di colore che abitano nel centro storico di Tolentino. Anche questa è una pista seguita dai carabinieri che hanno sequestrato alcuni coltelli nelle case di amici e conoscenti di Brandi e interrogato decine di persone vicine all’ex barista. La comparazione dei coltelli con quello che ha ucciso Brandi non ha dato riscontri positivi, mentre tutte le persone ascoltate hanno un alibi di ferro per la sera del delitto. Così il mistero sull’omicidio di Felice Brandi resta fitto e la matassa sempre più difficile da sbrogliare.

I Ris di Roma sul luogo del delitto

Felice Brandi in una foto di diversi anni fa quando giocava con il Tolentino Calcio



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