Le antiche stazioni di posta

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Francescp-Eurobar

di Gabor Bonifazi

Pietre miliari, cippi, termini e paracarri ai margini delle strade o degli edifici monumentali stanno lì a testimoniare la storia dei mezzi di trasporto a trazione animale dei tempi andati. Il cavallo non era sufficiente per garantire un efficiente trasporto: questo animale infatti non ha molta resistenza e dopo una galoppata ha bisogno di riposo, quindi all’epoca del suo utilizzo da parte dei corrieri spesso provocava dei ritardi. Fu necessario dunque costruire lungo la strada delle stazioni di posta, ad una distanza l’una dall’altra di circa 9 miglia (13 chilometri), dove il cavallo potesse essere sostituito subito da un altro fresco, che poteva riprendere il percorso con piena efficienza. Ben presto però il cavallo non fu sufficiente perché, oltre alle lettere, i corrieri vennero incaricati di trasportate anche dei pacchi, quindi avevano bisogno di spazi maggiori. Fu introdotta così la diligenza, che ben presto venne utilizzata anche per trasportare qualche passeggero. Le carrozze poi divennero sempre più grandi per ospitare maggiori viaggiatori, assumendo spesso nomi differenti che si sono tramandati fino ad oggi (ad esempio l’omnibus, diligenza creata apposta per passeggeri il cui termine è ancora usato per certi mezzi di trasporto, come pure la corriera, mezzo che ha sostituito la diligenza dopo l’introduzione del motore, il cui nome indica ancora oggi il bus passeggeri). In seguito le stazioni di posta si trasformarono anche in posti di ristoro e in alberghi dove, oltre al cambio di cavalli, anche i viaggiatori potevano riposare e mangiare.

TRAMVAY-CAR

Ancora oggi si possono trovare lungo le strade principali molte tracce di queste stazioni di posta, come alberghi e ristoranti intitolati “alla Posta”, a ricordo di quei loro antenati che spesso avevano sede nello stesso edificio: “La Diligenza” a Borgo Pace, “La Pace” (ora Roma e Pace) in Ancona, “Osteria della Posta” a Croce di Casale, “Albergo la Vecchia  Posta” a Force e de “La Posta” a Castello di Serravalle del Chienti du cui rimane il toponimo. Alcune di queste tracce le troviamo anche a Canepina, l’ultima frazione per chi sale verso Camerino e quindi un incrocio importante per i viaggiatori d’altri tempi. Qui Francesco, il simpatico oste, mentre si crogiola dietro un bancone a forma di cuore tra l’espositore delle sigarette e la macchina da caffè, tra la vetrinetta delle crostatine e cresce fogliate, tra il frigo e il contatore del telefono a scatti, tra giornali e avventori scaglionati, ci racconta del suo Eurobar. Un nome pomposo per un uno spaccio di campagna lungo la SP 361 che non riesce a camuffare il suo vissuto d’osteria. Lì infatti c’era l’osteria di Renzo Marchionni e fino a pochi anni fa, cioè prima che la gran confusione perpetrata dall’Istat nel definire località toponimi e contrade, la zona si chiamava Mergnano Stazione. Infatti alla contrada Mergnano (prediale romano) venne aggiunto il suffissoide stazione in quanto dall’altro lato della strada sostava quel tranvai che, come un cordone ombelicale, univa la stazione ferroviaria di Castelraimondo alla città sul monte: Camerino. Quindi siamo in presenza di un incrocio importante per i viaggiatori dei tempi andati che potevano scendere dal “tramway car”, uno speciale omnibus forse anche a trazione animale, sostare in quest’osteria collegata alla vecchia stazione tranviaria, prima ancora di posta. Non a caso l’imponente edificio conserva ancora un ufficio postale e una cabina telefonica a testimonianza dei fasti dei tempi andati. Contiguo all’“Eurobar” c’è un piccolo negozio di generi alimentari che con i suoi prodotti tipici e di stagione soddisfa il fabbisogno sia delle piccole comunità circostanti che dei viaggiatori che arrancano verso gli impianti sportivi di Camerino.



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