Infermiere maceratese
nell’inferno di Haiti
“Jessica era la nostra mascotte”

PER NON DIMENTICARE - Il racconto del terribile terremoto
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Marco Troiani e Jessica, la bambina haitiana abbandonata dopo il sisma

di Alessandra Pierini
E’ ancora vivo negli occhi di Marco il ricordo delle scene viste ad Haiti subito dopo il terribile terremoto che il 13 gennaio ha devastato Haiti. Marco Troiani, maceratese di 25 anni, lavora come infermiere al 118 e fa parte dell’associazione Ares Italia: “La Ares Italia fa capo alla Protezione Civile – ci spiega Marco – e interviene nelle situazioni di massima emergenza, nelle catastrofi o nelle manifestazioni che coinvolgono un bacino d’urgenza notevole. Ci siamo attivati anche nel caso del terremoto di Haiti.”
Marco è arrivato a Port-au Prince l’8 febbraio ed è rimasto per 3 settimane. Con lui c’erano 22 persone tra medici, infermieri e uno psicologo: “Abbiamo allestito un ospedale da campo a Saint Damien, vicino all’ospedale pediatrico della città – racconta – e ci occupavamo quotidianamente di curare ferite e traumi oltre ad interventi chirurgici e di urgenza. Ogni mattina un team composto di quattro persone si recava in elicottero a Saint Marc dove si erano stabiliti 60.000 sfollati.” Haiti, dopo il terremoto, si è trovata in una situazione terribile: migliaia di persone erano rimaste sotto le macerie, tra queste moltissimi i bambini. “La situazione era drammatica, difficile da descrivere a parole. Il nostro ospedale si trovava vicino a quello pediatrico – sottolinea Marco – che era stato in parte reso inagibile dal sisma quindi da noi venivano moltissimi bambini. Nei dintorni si era sparsa la voce che c’era un ospedale italiano con il pronto soccorso e i nostri pazienti arrivavano numerosi e un po’ da tutte le parti.”

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Haiti è nell’immaginario collettivo il paradiso delle vacanze ma in realtà era già prima del sisma un paese povero. Il terremoto, oltre a distruggere, a lasciare milioni di persone senza casa, ha ulteriormente impoverito gli abitanti: “La popolazione vive nella miseria – racconta Marco – eppure molti sono stati con noi gentilissimi. Anche il più povero per ringraziarci ci ha portato piccoli doni e commoventi biglietti con messaggi di ringraziamento.”
Tra i tanti casi difficili e le storie dolorose che Marco ha conosciuto a Port-au Prince, è la storia di Jessica ad averlo particolarmente colpito: “Jessica è una piccola haitiana di due anni. La mamma era malata di Aids. Dopo il terremoto, il padre, considerandola un peso e sospettando che fosse malata anche lei, l’ha abbandonata. Noi l’abbiamo accolta e ci ha conquistato con la sua tenerezza. E’ diventata la mascotte del gruppo. Abbiamo tentato di portarla in Italia per curarla ma ci è stato impedito per motivi burocratici. Oggi purtroppo abbiamo difficoltà anche per sapere dove si trova e come sta.”
Gli occhi scuri di Jessica hanno visto in poco tempo la sofferenza, il dolore e la distruzione. Il terremoto non si può impedire ma nessuno al mondo può definirsi “essere umano” se a questi piccoli occhi non potranno vedere il futuro e conoscere anche il bene al quale ognuno di noi ha diritto.

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Marco Troiani tra le macerie di Port-au-Prince

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Marco Troiani e alcuni pazienti dell'ospedale da campo

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I volontari di Ares Italia all'arrivo a Port-au-Prince



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