Cucchi morto per
negligenza dei medici

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(ANSA) ROMA  – Non è morto per disidratazione ma per negligenza dei medici che non lo hanno curato. Questa la conclusione della perizia effettuata dall’Istituto di medicina legale dell’Università La Sapienza ed eseguita dal professor Paolo Arbarello a capo di un’equipe medica nominata dal pm Vincenzo Barba. La commissione d’inchiesta parlamentare sulla morte di Stefano Cucchi, guidata da Ignazio Marino, aveva concluso che il ragazzo, morto all’ospedale Sandro Pertini dopo essere stato arrestato e detenuto per detenzione di droga, era deceduto per fame e sete.

“CON CURE ADEGUATE NON SAREBBE MORTO” – “Abbiamo registrato omissioni e negligenze nelle terapie. Un paziente in quelle condizioni doveva essere trasferito in un reparto adeguato ma andava trattato diversamente da come è stato fatto”. Lo ha detto nel corso di una conferenza stampa Paolo Arbarello, il professore che ha eseguito la perizia disposta dalla procura. Per Arbarello la terapia doveva essere diversa: “Cucchi non é stato curato bene, non è stata colta la gravità della sua condizione, non sono state messe in atto terapie che avrebbero potuto scongiurarne la morte”. “Aveva la vescica piena perché aveva bevuto tre bicchieri di acqua il giorno prima”. E’ quanto emerge dalla perizia disposta dalla procura di Roma sulle cause della morte di Stefano Cucchi. Nel documento inoltre si spiega che il decesso non è stato causato da lesioni vertebrali, antiche e recenti.

MORTO DISIDRATATO,MEDICI RESPONSABILI
(di Gabriele Santoro)
Sarebbe morto disidratato, sul suo corpo fratture di vecchia data ma anche nuove, probabilmente legate al pestaggio che avrebbe subito, il giorno dopo il suo arresto, vicino alle celle di sicurezza del Tribunale di Roma, nei sotterranei di piazzale Clodio. La responsabilità del decesso? Sarebbe, a quanto emerge, dei medici del reparto penitenziario dell’ospedale ‘Pertini’.

E’ un fascicolo voluminoso quello sulla morte di Stefano Cucchi consegnato ieri mattina dal collegio di medici legali nominato dalla Procura di Roma e presieduto dal professor Paolo Arbarello ai pm Vincenzo Barba e Francesca Loy.

Il contenuto della relazione è stato reso noto nei dettagli questa mattina, ma quanto emerso finora sembrerebbe confermare gli esiti di un altro studio, quello condotto dalla commissione parlamentare di inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, presieduta da Ignazio Marino. Anche in quel caso, spiegò allora il senatore Pd, si giunse alla conclusione che a Cucchi, arrestato il 15 ottobre scorso per droga e morto il 22, “sono state probabilmente inferte lesioni traumatiche che però non sono la causa diretta della morte, avvenuta invece per disidratazione”. Lesioni a cui farebbe riferimento anche la relazione dei periti della Procura: gli esperti infatti, segnalerebbero delle fratture sul corpo di Cucchi, e se alcune sarebbero datate, altre invece sarebbero più recenti. “Ne prendiamo atto e ribadiamo che è giusta l’accusa di omicidio preterintenzionale per le guardie carcerarie e di colposo per i medici del Pertini”, ha commentato il legale della famiglia Cucchi, Fabio Anselmo.

La Procura infatti ha al momento nel mirino nove persone, sei in camice e tre in divisa, ed è su queste ultime che si concentra l’attenzione della famiglia del ragazzo: “I Cucchi – ha proseguito l’avvocato Anselmo – ritengono che la responsabilità delle guardie non possa essere misconosciuta. La Cassazione dice che la preterintenzionalità è configurabile anche quando le lesioni non sono causative della morte”. Inoltre, ha spiegato il legale, “i suoi parenti ricordano che Stefano stava bene, e che in ospedale, dove poi è morto, ci é finito per le percosse ricevute. Altrimenti non ci sarebbe mai arrivato”. Anselmo ha spiegato inoltre che se Arbarello presenterà la sua relazione, suscitando tra l’altro le critiche della sorella di Cucchi, Ilaria (“é vietato, e forse come famiglia avremmo dovuto avere la precedenza sui giornali”), la parte civile ne presenterà alla stampa un’altra lunedì, in Senato. Ci saranno, tra gli altri, il presidente di ‘A buon diritto’ Luigi Manconi e il professor Vittorio Fineschi, direttore dell’istituto di medicina legale dell’Università di Foggia e consulente di parte. E’ stata realizzata, ha spiegato il legale dei Cucchi, “in collaborazione con undici istituti diversi. E avrà caratteri di dirompente e inconfutabile verità”. Un tassello in più per fare luce sulla morte di Stefano.



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