Scontri in Kirghizistan:
imposto stato d’emergenza

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Kyrgikistan-scontri
(ANSA) BISHKEK – Almeno 12 persone sono rimaste uccise nei violenti scontri fra polizia e migliaia di oppositori nella capitale del Kirghizistan, Bishkek. Anche il ministro dell’Interno del Kirghizistan, Moldomoussa Kongantiev, è stato ucciso a Talas, nel nord ovest del Paese. Lo ha detto una fonte del ministero a Bishkek.
E’ caos in Kirghizistan, piccolo e povero Paese ex sovietico dell’Asia centrale dove da alcuni giorni sono in corso scontri violenti fra forze di sicurezza e avversari del presidente Bakiev. Il premier del Kirghizistan, Daniyar Ussenov, ha decretato lo stato d’emergenza. Obiettivo dei manifestanti, migliaia solo nella capitale, e’ ”un cambio di potere nel paese”, ha dichiarato oggi Azimbiek Bakhnazarov, ex procuratore generale kirghizo e attualmente uno dei dei leader dell’opposizione. Intanto il premier Ussenov ha dichiarato davanti al parlamento di Bishkek il regime d’emergenza imponendo il coprifuoco e la chiusura di negozi e scuole. Il paese e’ nel caos. Disordini e saccheggi sono stati segnalati a Talas, 50 km a nordovest di Bishkek, dove secondo alcune fonti sarebbe stato preso in ostaggio anche il vicepremier kirghizo, Aligbek Zhaparov. A Narin, nel centro del paese, i manifestanti hanno preso il controllo di alcuni edifici pubblici proprio a sostegno di Zhaparov, in tumulto anche alcuni villaggi. Gli scontri piu’ violenti sono nella capitale, dove migliaia di manifestanti hanno tentato di marciare verso il palazzo presidenziale e un fotografo della Reuters ha segnalato che ci sono almeno cinque morti. Da Mosca Andrei Nesterenko, portavoce del ministero degli esteri russo, ha chiesto di ”astenersi dalla violenza per evitare spargimenti di sangue”. Occupata dai manifestanti anche la tv di Stato.
THAILANDIA, IMPOSTO STATO D’EMERGENZA – Il governo thailandese ha decretato lo stato d’emergenza Bangkok e in altre cinque province dopo l’irruzione di oggi di manifestanti dell’ opposizione (le “camicie rosse”, sostenitori dell’ex premier deposto Thaksin Shinawatra) nell’edificio del Parlamento. Lo ha dichiarato il primo ministro, Abhisit Vejjajiva.
CAMICIE ROSSE ATTACCANO, POLITICI IN FUGA – E’ stata un’irruzione presto rientrata, ma sufficiente per costringere alla fuga deputati e membri del governo, tra cui il primo ministro Abhisit Vejjajiva. Guidate da uno dei loro leader più intransigenti, centinaia di “camicie rosse” thailandesi sono entrate oggi nel cortile del Parlamento di Bangkok, nonostante la linea difensiva delle forze dell’ordine, che ancora una volta hanno preferito evitare lo scontro con i sostenitori dell’ex premier Thaksin Shinawatra. Mentre la maggior parte dei deputati presenti sono usciti da porte di servizio, i principali membri del governo sono stati portati via a bordo di elicotteri militari. Si sono vissuti momenti di forte tensione, specie quando i manifestanti hanno esibito un fucile – strappato agli agenti – e alcune granate di gas lacrimogeno, accusando le forze di sicurezza di averle lanciate contro di loro. Quel tipo di ordigni sono controversi in Thailandia da quando furono usati per reprimere le proteste delle “camicie gialle” nell’ottobre 2008, causando un morto e orribili mutilazioni tra i manifestanti. Il collettivo di leader delle camicie rosse ha negato di aver ordinato l’irruzione del Parlamento, attribuendo la responsabiltà del gesto ad Arisman Pongruangrong, un ex cantante pop ora tra i più irriducibili dei “rossi” – anche l’irruzione dell’aprile 2009 a Pattaya, contro un vertice di leader asiatici, fu opera sua. Ritornato al campo base della protesta, da sabato scorso intorno alla Ratchaprasong Intersection nella zona dello shopping, Arisman è stato comunque accolto da un boato. Mentre la Legge di sicurezza interna – che dà maggiori poteri ai militari – è stata estesa fino al 20 aprile, Abhisit ha intanto fatto sapere di aver cancellato il previsto viaggio negli Stati Uniti il 10 aprile, dove avrebbe dovuto incontrare il presidente Barack Obama e partecipare al vertice sulla sicurezza nucleare. Secondo diversi analisti thailandesi, il governo sta dibattendo l’applicazione dello stato di emergenza contro le proteste. Il vicepremier Suthep Thaugsuban, fuggito anch’esso in elicottero dal Parlamento, ha nel frattempo avviato il procedimento per mettere fuori onda l’emittente televisiva di riferimento delle camicie rosse, accusata di incitare alla sovversione.


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