Perché Sanremo è Sanremo
Per fortuna noi abbiamo Musicultura

Il festival maceratese si trova a fronteggiare l'esplosione dei talent show
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di Matteo Zallocco

Musicultura è meglio dei talent show. Diciamolo noi maceratesi che troppo spesso non riusciamo a promuovere le nostre eccellenze.
Gli ultimi due anni hanno visto trionfare a Sanremo due ragazzi usciti dai programmi di Maria De Filippi: dopo quella di Marco Carta è arrivata la vittoria di Valerio Scanu. E’ stata la consacrazione della trasformazione della kermesse sonora, il potere della tv sembra incontrastabile – nella musica come in politica – e chi ha visibilità tutto l’anno è inesorabilmente più forte.
Sanremo è diventato una sorta di spareggio tra Amici e X Factor, i due talent show della musica nostrana che sfornano aspiranti popstar a raffica.
I concorrenti provenienti dai laboratori del pop quest’anno erano ben quattro: Valerio Scanu (Amici), Marco Mengoni e Noemi (X Factor), oltre a Tony Maiello (sempre X Factor), rampollo di Mara Maionchi e trionfatore nella sezione giovani.  E se non fosse successo ciò che sappiamo, quest’anno avrebbe dovuto esserci come concorrente anche Morgan, leader carismatico di X Factor.

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Ma prima dei talent show c’era Musicultura. E dal Festival maceratese Sanremo ha attinto a piene mani. Come non ricordare i trionfi di Simone Cristicchi (a proposito, quest’anno la sua “Sarko sì, Sarko no” non era meglio delle tre canzoni finaliste?), Giuseppe Povia e tra le nuove proposte di Riccardo Maffoni.
Musicultura dà la possibilità di esprimersi a tanti giovani, di fronte a un pubblico che non è quello televisivo dei talent show, ma che premia la qualità, che cerca nuovi cantautori.  Sanremo è ovviamente più “business”, mentre Musicultura garantisce l’eccellenza musicale/artistica senza poter arrivare al pubblico di massa. Il Festival maceratese poteva essere la “tappa naturale” da percorrere prima di arrivare a Sanremo. Poi sono esplosi i talent show ed ecco la televisione che parla di sé stessa.
Per il definitivo salto di qualità Musicultura avrebbe bisogno di una maggiore visibilità nazionale, a cominciare proprio da una diretta televisiva. Ma è anche vero che si rischierebbe di perdere in qualità e gli stessi organizzatori di Musicultura, con patron Cesanelli in testa, non vorrebbero diventare ostaggio delle esigenze televisive.
Il potere della tv, appunto. Marco Carta e Valerio Scanu avvicinano i teenager a Sanremo, quei fan che poi li premiano sentendosi protagonisti attraverso il televoto.

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Ma chi arriva a Musicultura, a differenza di chi prova la fortuna su Canale 5 o Rai Due, ha già un’esperienza musicale alle spalle: tanta gavetta, tanti concorsi minori, tanti concerti tra la gente. Ma poca visibilità, che cercano in parte attraverso il Festival maceratese.
Musicultura ha 21anni, oramai è più che maggiorenne, e di strada ne ha fatta. Tanto che oggi la manifestazione è considerata dalla critica  il vero talent scout del pop italiano,  o più precisamente della canzone popolare d’autore. Carlotta Tedeschi capo cultura di Radio1 Rai, domenica da Pippo Baudo ha sottolineato che per diventare artisti oltre ai talent show c’è una strada che è aperta da oltre 21 anni, ovvero partecipare al Festival di Macerata.
Musicultura nasce così, prima di tutto per un’esigenza culturale. Nasce un’associazione, nasce un Festival. La prima edizione del concorso è targata 1990, a Recanati: un sogno che diviene realtà, che inventa un Comitato Artistico di Garanzia (segno di rispetto e di tutela per i concorrenti) i cui primi firmatari sono il grande poeta Giorgio Caproni e Fabrizio De André. In questi 21 anni Musicultura ha ottenuto successi e consensi.
L’atteggiamento di Piero Cesanelli non è però quello del vincitore che mostra il suo bottino ma, piuttosto, quello  di un creativo che ha già voltato pagina e pensa alle sue invenzioni future, scomposte, bizzarre, affascinanti come i suoi capelli in perenne libertà.

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C’è arte in tutto questo, e forse sarebbe davvero meglio che il potere della tv resti alla larga. Quello stesso potere che continua ad affascinare anche il Principe.

Emanuele Filiberto ormai è ovunque, è arrivato anche a Civitanova con il suo attico nel nuovo residence che sorgerà sul lungomare nord. A Sanremo ha voluto manifestare il suo amore per l’Italia e la canzone che ha presentato insieme a Pupo e al tenore Luca Canonici, seppur criticata un po’ ovunque, è arrivata addirittura seconda. Davanti a Cristicchi, ad Arisa (il suo autore è Giuseppe Anastasi, un vincitore di Musicultura) e ad altre canzoni considerate da molti – compresa l’Orchestra dell’Ariston in rivolta –  più belle di quella del Principe e probabilmente anche di quelle dei talenti tv Scanu e Mengoni.
E questo è il potere del televoto. Ora saltano fuori anche i call center in India. Il Codacons, assieme all’Associazione utenti radiotelevisivi, ha chiesto alla Guardia di Finanza e all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di sequestrare tutti i televoti che hanno determinato i primi tre classificati al Festival e verificare le utenze di provenienza per escludere che si tratti di utenze collegate ad agenzie specializzate.

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Qualcuno sostiene anche che l’operazione Pupo-Emanuele Filiberto nasce da lontano con l’obiettivo di diventare la colonna sonora della nazionale italiana di calcio ai Mondiali in Sud Africa. Se così fosse rimpiangeremo un po’ tutti le “Notti Magiche” di Italia ’90.
Anche questo è Sanremo. Noi teniamoci stretti Musicultura. E lo Sferisterio.



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