“Macerata deve svegliarsi”
Voi cosa ne pensate?

Il dibattito
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Hanno fatto discutere le parole pronunciate dal vescovo Giuliodori lunedì in cattedrale, durante l’omelia della messa solenne per il patrono. Una diagnosi inaspettata e dettagliata nei riferimenti alla vita cittadina, rivolta soprattutto ai politici. “Una città sorniona, fiaccata, attraversata da un malessere interiore”, così Monsignor Giuliodori ha definito Macerata

(clicca qui per il testo integrale delll’omelia).

Voi cosa ne pensate? Cosa va e cosa non va a Macerata? Chiediamo ai maceratesi di esporsi, di indicare quali sono i problemi e le possibili soluzioni attraverso i commenti di questo articolo (per scrivere basta effettuare una semplice registrazione) o su questo forum, in cui è possibile scrivere anche senza registrarsi.

 

Il dibattito resterà consultabile in home page.

Macerata dorme? Vediamo intanto cosa ne pensano i nostri politici.

Scrive Ivano Tacconi,  capoguppo UDC in Comune:

Jimmi Fontana cantava: “paese mio che stai sulla collina, addormentato, ti lascio e vado via”.
Carlo Azelio Ciampi, nella sua visita a Macerata come Presidente della Repubblica:
“Ma con le strade siete ancora a cinquant’anni fa?” (da giovane aveva lavorato alla Banca
d’Italia di Macerata). Il Cardinale Ersilio Tonini all’ora Vescovo di Macerata cercò invano
di stimolare la classe politica locale (veniva da Vicenza) poi si adeguò, infatti dalla
Giunta Meschini ha ottenuto la cittadinanza onoraria. Il Vescovo Conti quando si insiediò
a Macerata ebbe a dire: “Città triste e mediocre”.
Oggi dopo un anno dal  suo incarico il Vescovo Giuliodori  in una Omelia molto stimolante, dice alla classe politica del capoluogo che “Macerata è stanca, sorniona e fiacca. Si è adagiata su posizioni di rendita”. Certamente l’occasione del patrono di Macerata  San Giuliano ha  reso possibile a chi non conosce bene la città di collegarlo alla società. Anche negli anni sessanta l’autore del piano regolatore di Macerata Archt.Piccinato calcolò il suo lavoro di sviluppo per una città che doveva raggiungere i 65.000 abitanti come tutti gli altri capoluoghi di provincia, non fecei conti con una parte della classe politica locale, sorniona e fiacca da sempre su posizioni di rendita.
Abbiamo l’ex Motel Agip solo perchè Enrico Mattei non aspettò la licenza edilizia del Comune,
costruì e basta come era nel suo stile, l’Italia doveva crescere e si aggirava i poteri forti solo con
il coraggio politico. Come consigliere comunale non vedo di cosa deve essere sufficentemente
informato il Vescovo da come ha dichiarato il Sindaco Maschini, la città è questa chi mi conosce
sa quanti dibattiti abbiamo stimolato in  consiglio comunale da anni sullo stile di Monsignor Giuliodori. Risultato zero, non si riesce a dare quella mentalità politica di capoluogo.

Oggi sulla stampa locale sono stati ascoltati alcuni dei nostri politici.

“Un’analisi articolata e complessa – è il commento rilasciato al Carlino del sindaco Giorgio Meschini – : Ci sono cose condivisibili ed altre di cui Giuliodori non conosce completamente i dati reali”. Mi sembra che il discorso voglia essere uno stimolo a tutta la città e alle realtà che ne fanno parte. Quanto al fatto che sia sorniona e stanca Macerata non ha grandissimi slanci e non li ha mai avuti. Chi cerca di fare qualcosa di più audace viene spesso emarginato. Da questo punto di vista le parole del vescovo possono essere un richiamo per tutti”.

Il Carlino ha ascoltato anche il presidente della Provincia Franco Capponi. “Il vescovo ha dato un senso alla festa del patrono : coniugando l’aspetto religioso a quello civile si può riflettere meglio sui problemi di una comunità e meglio si può trovare la via delle soluzioni. Condivido tutte le riflessioni. Una città capoluogo ha responsabilità che vanno oltre i confini comunali. Deve essere il motore e la spinta alla crescita  della provincia, il punto di riferimento, senza essere accentratore; deve essere da esempio senza volere tutto per essa; deve essere uno “specchio” su cui il territorio può riflettersi. Macerata è sede di una delle più antiche Università ed è assurdo che l’ateneo non sia al centro di politiche di sviluppo. Questo non deve far dimenticare altri settori di sviluppo, ad iniziare da quello più congeniale: il turismo. Un turismo di qualità, di cui potranno beneficiare anche le aree interne. La posizione geografica comporta ancche un ruolo di queilibrio, orientando le sue scelte urbanistiche e infrastrutturali. Per fare questo è necessaria una coesione sociale e può realizzarsi solo con un innalzamento del livello politico, come Mons. Giuliodori ha auspicato”.

Questo invece il commento di Anna Menghi sul Corriere Adriatico: “Speriamo che quanto detto dal vescovo sortisca qualche effetto. Condivido appieno il suo pensiero, del resto il mio movimento ha cercato di tenere aperto sempre un dibattito sulla città troppo ripiegata su se stessa. Ricordo che nel 2008 a San Giuliano il vescovo Giuliodori citò nell’omelia la vicenda dei Salesiani che, sarà un caso, si è risolta. Chissà che anche stavolta non si verifichi la stessa cosa”.

Si distacca dalle parole del vescovo Luciano Pantanetti, capogruppo del Prc in Consiglio comunale: “Oramai siamo in campagna elettorale e quanto affermato da mons. Giuliodori lo ritengo quanto mai inopportuno. Il potere temporale della chiesa è finito da qualche secolo. Sul fatto che i maceratesi siano sornioni e forse un po’ assopiti la ritengo una caratteristica riscontrabile in ognuno di noi che non può essere imputata certo alla politica. A livello di amministrazione comunale posso dire che l’opera portata avanti in questi anni è stata quella di essere vicini alle classi meno abbienti, di favorire l’integrazione e l’accoglienza degli stranieri”.

Grande apprezzamento per le parole del vescovo vengono invece dal consigliere regionale Fabio Pistarelli: “Nella mia esperienza amministrativa – ha dichiarato al Corriere Adriatico – mi sono accorto che Macerata è scivolta verso un assopimento, una fiacchezza della sua forza che non ha portato a valorizzare le eccellenze di cui dispone. Il vescovo invoca un risveglio spirituale che poi si trasformi in un risveglio operativo della città. E’ necessario un nuovo slancio e Mons. Giuliodori ha ben individuato le debolezze di cui soffre la città. Un capoluogo che ha perso da anni questo ruolo guida e fa poco o niente per recuperarlo”.



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