Il Museo del cervo
di Castelsantangelo

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di Luciano Burzacca

Ai confini sudovest della nostra provincia, nel cuore del Parco dei Sibillini, troviamo il comune di Castelsantangelo sul Nera, con la sua caratteristica cinta muraria a forma di triangolo. Le sue antiche costruzioni si integrano perfettamente in un paesaggio montano quasi incontaminato, conservando tuttora reperti artistici medievali e rinascimentali. Noto per  l’abbondanza delle acque fresche e cristalline (il Nera è l’affluente maggiore del Tevere), questo paese da alcuni anni è diventato sede di un importante centro di reintroduzione e conservazione della originaria fauna della zona. Nell’ambito dei programmi del Parco, infatti, è stato istituito un piccolo museo e un centro faunistico che comprende diversi esemplari di animali selvatici, tra i quali il protagonista è senza dubbio il cervo, estinto da quasi duecento anni e reintrodotto nel 2005.

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Il museo, allestito in una scuola elementare, si raggiunge percorrendo alcune suggestive vie del borgo, lungo le quali si incontrano diverse fontanelle a getto continuo che ostentano orgogliosamente la principale risorsa della zona. Pittoresche maniglie sulle porte, fatte con rami secchi dalla curiosa forma e altri ornamenti sulle case, evidenziano negli abitanti una passione per l’estetica  fortemente legata alla natura.

All’ingresso del museo si è accolti da un bellissimo esemplare imbalsamato di cervo maschio con corna al massimo dello sviluppo: questo esemplare (come del resto anche gli altri animali presenti), immerso nel suo ambiente ricostruito,  è così perfetto e naturale  da sfoggiare  tutta la  fierezza e l’eleganza che aveva da vivo. Più avanti troviamo un lupo con sguardo minaccioso, la volpe che osserva i visitatori sospettosa, il tasso che sembra avere un atteggiamento incuriosito. Non mancano l’aquila, molto rara nel Parco, e il toporagno d’acqua. Una gigantografia che parte dal pavimento e sale lungo una parete ricostruisce il Pian Grande di Castelluccio fiorito, e il gruppo del Vettore.

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Molte fotografie in bianco e nero rievocano attività e momenti di vita del paese in un’epoca in cui lo spopolamento era ancora lontano: intorno al 1920 contava oltre duemila abitanti, contro i poco più di trecento di oggi.

Un paio di filmati completano la visita: il primo riguarda la liberazione dei primi cervi, importati dal Trentino; il secondo, girato dalla trasmissione Geo e Geo, descrive un trekking di tre giorni da Visso a Castelluccio, con tanto di cavalli e muli. Si assiste ad un curioso episodio: la guida del museo, imitando perfettamente il verso dei lupi, scambia qualche … ululato con questi animali nascosti nella boscaglia.

I fini del museo sono certamente didattici, ma chiunque ami la natura può rimanere soddisfatto di fronte a queste precise ricostruzioni che permettono di  osservare animali autentici, seppure imbalsamati, nel loro tipico ambiente.

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Accompagnati dalla guida “Parla coi lupi” si passa successivamente a  visitare il vicino centro faunistico , o wildpark,  che ospita animali di varie specie, tra i quali cervi, caprioli, camosci, in stato di semilibertà. Ci sono oltre sessanta esemplari di cervi, di cui alcuni in un ampio  recinto all’interno del quale potrebbero essere osservati. Purtroppo, soprattutto nelle ore più calde della giornata, si nascondono nella boscaglia: solo in presenza di neve, come spiega la guida, si avvicinano alla radura dove c’è l’ingresso per i visitatori, quando viene portato loro il cibo. Ci si deve accontentare di osservare da vicino un giovane capriolo e un cucciolo della stessa specie che, trovato occasionalmente, deve essere nutrito e quindi rieducato alla vita selvaggia. Non ci si può aspettare certamente che i cervi accorrano per farsi fotografare, ma si rimane comunque un po’ delusi, e i cinque euro del biglietto (solo per il centro faunistico) è meglio considerarli un contributo volontario per il mantenimento e miglioramento del progetto. Certamente più soddisfatti dei visitatori sono i lupi, che possono aggiungere alle bistecche di cinghiale anche quelle di cervo.

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Il wildpark rappresenta comunque un importante centro di ricerca scientifica per lo studio del comportamento degli animali, per la cura e il riadattamento degli esemplari malati o feriti ; soprattutto va apprezzato per la sensibilizzazione e l’educazione ambientale nei confronti delle giovani generazioni, progetto che sta realizzando con successo.

Non delude certo la visita al paese, soprattutto se si percorrono le viuzze in salita per vedere da vicino i ruderi del castello. Inoltre da questo comune si può partire per altre interessanti mete del Parco dei Sibillini, come per esempio i piani di Castelluccio, a circa mezz’ora di strada. Si possono raggiungere facilmente in macchina anche le sorgenti del Nera, luogo fresco e rilassante. Questo accogliente posto rientra nel progetto “Museo dell’acqua”,  voluto dal Parco,  che dovrebbe comprendere la restaurazione di un mulino e di una segheria ad acqua da parte della Provincia. Da diversi anni la popolazione spera in un intervento dell’ente  per sviluppare il progetto, ulteriore attrattiva per questo ridente comune montano.

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