L’esempio di “Donna Soft”,
la crisi si può sconfiggere con il lavoro:
“Ora i giovani non si sporcano più le mani”

Storie di provincia

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di Maurizio Verdenelli

Sono momenti terribili per la produzione e l’occupazione. Una crisi generale che ha toccato nel Maceratese il settore forte del “calzaturiero”. Mobilità, cassa integrazione, chiusura: un bollettino “di guerra” ogni giorno che lascia sul terreno occupati, stabilimenti, professionalità, ed investimenti.

Tuttavia ogni tanto, in questo panorama, diventa necessaria “la buona notizia”. Storie di lavoro che continuano, che ce la fanno nonostante tutto ed incrociando le dita per il futuro.

Oggi, venerdì 31 luglio, celebra i suoi (primi) 25 anni di vita, “Donna soft” un’azienda di scarpe civitanovese. Un compleanno che festeggerà senza enfasi ma con tranquillità. E’ una storia di lavoratori che sono diventati imprenditori prima di tutto di se stessi e che poi hanno dato lavoro. Uno di questi è Luciano.

Il quale si sente prossimo alla pensione che sente come una Terra promessa e meritata al termine di quella che alla fine di tutto sarà stata per lui una lunga traversata nel deserto. Felicemente compiuta quando verrà il tempo. Perché, adesso, per Luciano Offidani (nella foto) – 58 anni, da Montecosaro scalo, sposato con Mariella Secchiari, padre orgoglioso di Francesca, 28 anni ed Andrea, 23- il pensiero dominante è decisamente un altro. Da 25 anni a questa parte: quello della produzione da crescendo rossiniano (“ventimila paia di scarpe a stagione nell’88 ed ora 800 in una sola giornata!”) e quello del paterfamilias, perché… Già perché, Luciano è il volto buono del capitalismo marchigiano che non dimentica le proprie origini e la “fatica”. La teoria marxiana del plusvalore e pure la pietas luterana engelsiana non hanno infatti diritto di cittadinanza nella storia dell’imprenditoria e del lavoro in fabbrica sulle rive di questo tratto d’Adriatico. Sentite il sogno nel cassetto del “padrone” Offidani (è uno dei fondatori di Donna Soft): “Che io non debba mai essere costretto a licenziare qualcuno dei miei dipendenti. Non è accaduto mai da quando abbiamo aperto e voglia il Cielo che così debba continuare, almeno fino a quando sarò in attività io…”. E la crisi? “Tocchiamo ferro: ne siamo stati sempre fuori e speriamo di continuare a starci!”.

Tutto cominciò… “Da Aldo, il quale un giorno ci manda a chiamare. Io, Claudio e Primo Picchio, andato in pensione nel ’97 lavoriamo tutti in un calzaturificio di Civitanova. Siamo, ad eccezione forse di Primo, la leva giovane di un mestiere che dalle nostre parti non aveva mai fatto mancare tradizionalmente mente, braccia ed entusiasmo. Mica come adesso…”

Che accade ora?

Giovani non se ne vedono più a chiedere lavoro in fabbrica. Vogliono fare tutti i manager, i professionisti, nessuno vuole più sporcarsi le mani…Si fa per dire sporcarsi perché con le tecnologie attuali lavorare è quasi un piacere. Ma anche così è venuto a mancare il ricambio. A dar la colpa alla gioventù di oggi forse è eccessivo: certo è che, volutamente o no, il lavoro in fabbrica è stato reso a livello di immagine sempre meno attrattivo”

Da voi?

A Donna Soft c’è un forte nucleo centrale composto da compagni di lavoro in fabbrica –i più anziani da 15 anni, gli altri da 10/12- andremo in pensione alla fine tutt’insieme fra 7/8 anni”.

Se i giovani fuggono gli opifici, le ragazze, invece, si vedono?

Sì, loro sì. Qualcuna, ogni tanto…”.

Ha un ‘erede’ cui affidare il suo timone?

Sì, con me lavora mio figlio Andrea. Questo mi rende davvero felice. Anche la primogenita Francesca fa parte dei quadri di Donna Soft. Buon sangue non mente”

Vogliamo tornare a 25 anni fa?

Volentieri! Il primo mese lavoriamo solo noi quattro in un sotterraneo della casa di Aldo. Lavoriamo per conto terzi, un classico. Dopo un mese riusciamo ad assumere Monica, una ragazza che è stata poi a lungo con noi. Monica, sposandosi, ha preferito alla fine diventare una perfetta donna di casa a tempo pieno”.

Come vi chiamavate?

Pacos: l’acronimo di Picchio, Andrea, Claudio, Offidani, Società. Poi con i primi successi di vendita –siamo infatti saliti in fretta su un ‘treno’ che viaggiava ad alta velocità -abbiamo pensato ad un marchio nostro. Visto che producevamo soprattutto una scarpa ‘comfort’ per signore cinquantenni ed ultra, penso a “Donna Morbida”. Si decide alla fine per Donna Soft; ma non ricordo di chi fu esattamente l’idea. Dal bunker di Ercoli intanto eravamo passati in un’altra sede e da circa 9 anni siamo nella zona industriale A di Civitanova Marche”.

Da Donna Soft…il ministro Brunetta non avrebbe ragione di venire?

Nooo. Niente assenteismo, siamo tutti uniti- siamo circa 33 persone delle quali 25 addette alla produzione- e teniamo con orgoglio e dignità alla nostra particolare mansioni. Non ci sono caste da noi: il lavoro nobilita ciascuno di noi e ci diamo da buoni amici una mano perchè le cose vadano sempre meglio. Finchè ci sarò io prometto che continueremo ad essere una famiglia vera. Frasi del tipo ‘quilli lì sotto’ ad indicare con iattanza lavoratori di un piano o dell’altro, non si sentiranno mai all’interno di Donna Soft. Lo garantisco io e gli altri fondatori dell’azienda che abbiamo lavorato in un sotterraneo!”.

Parola di Luciano Offidani:il successo significa anche non dimenticare.



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