Marco Bracci e la Lube
campione d’Europa

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bracci

di Andrea Busiello

I primi anni del nuovo millennio hanno portato in dote un atleta dallo spessore inestimabile a Macerata: Marco Bracci (nella foto). Schiacciatore di posto 4 dalla classe sublime il “Braccio” è stato un giocatore biancorosso dalla stagione 2001 fino a quella 2005 e con la maglia della Lube ha vinto l’unica Champions League nella bacheca dei biancorossi, una Coppa Italia ed una Coppa Cev. Bracci con la maglia della Lube ha indiscutibilmente lasciato il segno ed allora noi, ripercorrendo nel passato le vecchie glorie della formazione cuciniera, lo abbiamo ascoltato per la quarta puntata del nostro amarcord biancorosso per farci raccontare le sue sensazioni nei vari momenti giocati con la maglia della Lube e ritornando su quella storica conquista della Champions League di Opole nel 2002.

Bracci partiamo dalla vittoria della Champions League di Opole, in Polonia. Cosa ricorda di quell’avventura nel 2002?

“Tutto. E’ stata un’avventura magnifica coronata con un trionfo altresi meritato per tutti noi. In quella final four però devo dire che l’inizio non era stato dei migliori perchè avevamo avuto dei problemi con l’aereo e siamo arrivati in ritardo rispetto all’orario previsto ma questo non ci fece perdere la concentrazione ed alla fine mettere in bacheca una Champions League è qualcosa di magnifico. Ancora oggi ricordo benissimo ogni istante di quella finale vinta con l’Olimpiakos”.

Una partita che Marco Bracci non dimenticherà mai dell’avventura con la casacca della Lube?

“Indubbiamente la finale di Coppa Italia a Trento contro la Sisley. Eravamo sotto 2-1 ed io ero in panchina, mi ricordo che venni chiamato in causa da coach Masciarelli ed alla fine vincemmo quella coppa. Una gioia indescrivibile e sicuramente è la partita che ricordo con maggiore gioia, insieme alla Champions, della mia carriera con la Lube”.

Si porta dietro qualche rammarico dall’avventura con la Lube?

“Si, uno. Quello di non aver vinto lo scudetto. Spesso con patron Giulianelli parlavo di ciò e mi auguravo che io stesso avessi potuto dare qualcosa alla squadra per salire su quel gradino ma invece non ce la feci e questo è senza dubbio il più grande rammarico di quando sono stato a Macerata”.

Lei è stato un simbolo della Lube, il rapporto con i tifosi com’era?

“Ottimo. Sempre diretto e franco. Sono orgoglioso nel dire che ho amato tutte le 4 squadre con la quali ho costruito la mia carriera agonistica e se pensate che ho giocato 18 anni in sole 4 squadre questo testimonia che ero apprezzato sia come uomo che come atleta e questo mi rende felice”.

Senza la pallavolo non ci è riuscito a stare. Una volta smesso di giocare ha subito cominciato ad allenare ed ora addirittura allena già la nazionale femminile…

“Si, ma è meglio precisare che sono il secondo di Barbolini. Certo, la pallavolo non ce la facevo proprio a lasciarla e così appena chiuso con il volley giocato ho subito cominciato ad allenare. Spero un giorno di allenare da solo e magari un grande club…”



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