Volontari del Perigeo in prima linea
nella lotta degli indios del Perù
per difendere la foresta amazzonica

I mediatori di pace partiti da Macerata
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di Alessandra Pierini

I volontari della Perigeo  rimasti bloccati nella Selva amazzonica peruviana, nel mezzo di una grande mobilitazione indigena contro la decisione del governo di aprire le porte della foresta amazzonica peruviana alle multinazionali, senza consultarne gli abitanti, sono rientrati a casa da poche ore ma nonostante un viaggio molto intenso, sono già a lavoro per continuare la loro opera.
La loro spedizione ha visto la guida di Gianluca Frinchillucci è iniziata il 9 giugno insieme a  tre marchigiani, Laura Bacalini, Valentina Francia, Giorgio Marinelli e Chiara Maracci, il sub pugliese Pierfrancesco Intini e lo speleologo genovese Ottorino Tosti.
La spedizione “Ande del Nord: Uomo e Ambiente” ha riguardato in un primo momento la Selva Amazzonica, dove vivono gli indios Ashaninkas, i quali vivono in una morsa terribile, stretti tra narcoterroristi e multinazionali. A sostenerli solo alcuni missionari francescani che aiutano come possono la popolazione nativa.  Obiettivo: quello di documentare il cambio di vita della popolazione in alcuni villaggi studiati dal direttore dei Musei fermani tra il 1997 e il 2002.

“Ci siamo trovati nella Selva Amazzonica in un momento molto drammatico e particolare, quasi storico – racconta Gianluca Frinchillucci (nella foto)-, eravamo andati per raccogliere informazioni sui libri che sto scrivendo dedicati all’Amazzonia e per iniziare rapporti di collaborazione con i missionari francescani. Ci siamo trovati in mezzo ai disordini e abbiamo deciso di lavorare per la pace, favoriti anche dalla profonda conoscenza dei luoghi e della persone. La nostra mediazione è stata molto importante e con i fondi raccolti dai volontari dell’Associazione Perigeo, presenti con me in quei giorni, abbiamo sostenuto azioni sociali di prima necessità. Il buon lavoro realizzato ci ha aperto le porte della Selva, consentendoci di instaurare proficui rapporti di cooperazione”.

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Il momento storico era infatti particolare: nei giorni precedenti l’arrivo dei volontari della Perigeo, a Bagua, nel quasi totale disinteresse dei mezzi di comunicazione di tutto il mondo, la polizia era giunta allo scontro a fuoco con gli indigeni in rivolta, provocando la morte di un numero imprecisato di persone tra nativi e poliziotti.

Frinchillucci lo racconta in una nota su Facebook nella quale esprime tutte le sue preoccupazioni e racconta da testimone diretto la situazione nella quale si sono trovati:  “Siamo arrivati a Lima il 10 giugno verso le 11. Abbiamo sistemato gli zaini e iniziato a preparare il viaggio verso l’Amazzonia. Decidiamo di partire il giorno seguente alle 21. La situazione e’ molto delicata perche’ a Bagua ci  sono stati forti scontri tra nativi e poilizia con molti morti e  in tutta la selva sta scoppiando una rivolta contro un decreto legge che da la possibilta’ alle imprese private di entrare nei territori indigeni,  fino a questo momento tutelati dalla Costituzione. La mattina seguente ci incontriamo con la mia amica Pilar Urbina, assistente sociale che assiste bambini  di strada a Lima. Andiamo con lei nella casa d’accoglianza Giovanni Paolo I, dove ci sono orfani e tre ragazzi con ritardo mentale. La casa e’ molto povera e ci attiviamo subito per fornire una buona scorta di cibo e altri mezzi di prima necessità . Nel frattempo la situazione  nella selva precipita. Gli indios stanno bloccando molte vie d’accesso e alcuni settori sociali stanno fomentando grossi disordini. Anche noi rimaniamo bloccati dai disordini, abbandoniamo il nostro pulman e raggingiungiamo la missione francescana. Qui sistemiamo il gruppo e usciamo di nuovo per raccogliere informazioni e per recuperare due zaini abbandonati. Nella missione la situazione è molto tranquilla.
Entriamo in contatto con i nostri amici missionari a Satipo ma anche questa mattina i manifestanti (non indios) stanno bloccando tutto.

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La gente si sta rifornendo di generi alimentari perche’ nessuno sa quando dureranno i blocchi. La speranza è che l’esercito non intervenga atrimenti qui sarà una strage. Spesso si incontrano gruppi di indios ashaninkas armati con gli archi e le frecce e con le pitture facciali. Urlano che sono pronti a morire tutti per difendere il loro territorio. Quello che mi ha  preoccupato molto e’ la presenza tra loro di  bambini e donne. Il DL 1090 cerca di “ucciderci”, ha detto oggi Isabel Barbosa la dirigente Ashaninkas della comunita’ dI Decreto Legge 1090, come denunciano i nativi, permetterà di’ vendere la foresta a investitori stranieri. Anche a Pichanaki c’e’ la volonta’ da parte degli indigeni di ribellarsi contro il decreto. Purtroppo gruppi di agitatori, non indios, o oppositori del governo in corso, sio stanno infiltrando nelle manifestazioni peggiornado di molto la situazione.  “La Patria non si vende, la Patria si difende”, ha affermato un capo Ashaninkas.” L’aria non si vende, se vendiamo questa aria o  la natura e il territorio amazzonico, dove andiamo a respirare, perché questo e’ il polmone del mondo, e tutto il mondo respira questa aria”. Per difendere queste idee ieri qui nella zona di Pichanaki  Da quello che abbiamo saputo ci sono stati scontri, tra i peggiori, della giornata di ieri di tutto  il Perù. Anche noi siamo stati testimoni di una situazione veramente
incandescente. Noi adesso aspettiamo di sapere quando possiamo muoverci per Satipo per raggiungere la missione francescana.”

Sono stati giorni di tensione, di difficoltà negli spostamenti, di difficoltà nel reperimento di cibo, di relazioni problematiche con i capi indigeni, in cui è prevalsa la vocazione al dialogo e alla promozione della pace dell’Associazione Perigeo.“Quello che abbiamo tentato di fare, anche a rischio di mettere a repentaglio le nostre stesse vite, – spiega ancora Frinchillucci” è stato agevolare la negoziazione tra le parti in causa, anziché inneggiare alla rivolta e dare una voce diretta ai protagonisti e alle vicende di quei giorni che, comunque, si sono conclusi senza spargimento di sangue, grazie al dialogo, che ha portato all’abrogazione della disposizione di legge contestata. Il Perù è un paese meraviglioso con una capacità di dialogo unica nel panorama latino americano. Siamo certi che gli scontri che abbiamo vissuto abbiano dato inizio ad una nuova stagione di dialogo tra il governo del Perù e i nativi, una stagione di progettazione condivisa e partecipata”.

La missione nella Selva Amazzonica è stata solo la prima parte di un viaggio nel corso del quale i volontari della Perigeo hanno lavorato intensamente per raggiungere gli obiettivi che più stanno a cuore all’associazione e per gettare le basi per progetti che saranno presto presentati pubblicamente i quali segneranno un momento fondamentale per la vita dell’Associazione e dei tanti popoli con i quali collabora sin dalla sua fondazione in nome del dialogo e dell’incontro tra culture differenti.

Per saperne di più sull’Associazione Perigeo:

https://www.cronachemaceratesi.it/?p=1808



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