Museo di storia naturale,
un viaggio nel tempo

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di Luciano Burzacca

Nel febbraio 1809 nasceva in Inghilterra il naturalista-scienziato Charles Darwin, pilastro della Biologia, padre dell’evoluzionismo moderno. Il 2009 è l’anno di commemorazione del bicentenario della sua nascita e per le scuole, ma anche per chiunque sia appassionato di natura, è un’ottima occasione per visitare un museo di storia naturale: quello di Macerata, situato in Via S. Maria della Porta, si presta benissimo allo scopo.

Allestito nei sotterranei del Palazzo Rossini Lucangeli, l’attività del museo è iniziata nel 1973 grazie al sig. Romano Dezi, appassionato di ricerche paleontologiche. L’ingresso gratuito e la ricchezza delle collezioni che abbracciano diverse branche delle scienze naturali fanno senz’altro da stimolo per una visita anche se, purtroppo,  l’apertura è solo al mattino (il pomeriggio a richiesta).

All’ingresso nel museo siamo subito immersi in un’ ”atmosfera di antico”, grazie alla particolare struttura del sotterraneo, e subito salutati dai versi di alcuni pappagalli, forse stuzzicati dai nostri rumori. Alcuni versi hanno qualcosa di umano, tanto da dubitare per qualche istante che vengano da animali, anche perché sono riposti in un angolo e non sono immediatamente visibili. Non sono i soli ospiti viventi del museo, perché troviamo anche pesci in alcuni acquari, alcune iguane e addirittura un Boa constrictor (piccolo, però).

Sotto lo sguardo indifferente e sonnacchioso delle iguane (che ci ricordano il famoso viaggio di Darwin alle isole Galapagos, durante il quale ebbe l’ispirazione per la sua teoria evoluzionistica), possiamo ammirare diversi reperti fossili di vertebrati e invertebrati. Padroneggiano le ammoniti dalla caratteristica struttura a spirale piatta, alcune piuttosto grandi, altre con vistose strutture ornamentali sull’esterno della conchiglia. Gli ornamenti sono in realtà linee di sutura tra le varie camere che costituivano la conchiglia:  sono come impronte digitali utili alla loro classificazione e risultano tanto più complesse quanto più l’organismo è recente.

Notiamo un Nautilus, simile alle ammoniti ma, mentre queste sono tutte estinte da 65 milioni di anni, il nautilo è ancora presente nell’Oceano Pacifico e Indiano. Magnifici esemplari di conchiglie spirali coniche appartenenti a epoche più vicine alla nostra attirano l’attenzione per la loro completezza e perfezione. Non è facile trovare fossili interi a causa degli eventi che hanno subito prima di arrivare a noi e gli esemplari più o meno intatti assumono senza dubbio un notevole valore scientifico (e commerciale).

Un esemplare di Limulus, disposto rovesciato per evidenziarne la parte inferiore, ci fa venire in  mente qualche inquadratura del film” Alien”per le sue numerose appendici (6 paia). Diffuso tuttora in alcune zone del Nord America, è considerato un fossile vivente, dato che è rimasto morfologicamente uguale dalla sua origine ( 210 milioni di anni fa) ad oggi.

Molto più antichi sono alcuni trilobiti (esclusivi dell’Era Paleozoica), curiosi animali appiattiti, con il corpo suddiviso longitudinalmente in tre parti. Da notare ancora un grande cranio di carnivoro e resti di pesci, tra i quali uno, evidenziato in nero, spicca per la completezza dello scheletro.

 

Tra le bacheche sono riposti anche modelli in legno di dinosauri tra i quali un tirannosauro: dobbiamo accontentarci di ammirarne il modello, visto che non tutti i musei possono permettersi di ospitare i resti autentici di queste gigantesche creature dell’era Mesozoica.

Visitando le bacheche dedicate agli insetti e ai ragni si rimane meravigliati  dalla varietà dei colori, delle dimensioni, delle forme presenti negli esemplari conservati. Se di fronte alle farfalle tutti sono concordi nel giudicarle attraenti, che dire dei coleotteri, per molti identificabili come “orribili bacherozzi”? Le forme strane (per esempio l’insetto stecco) e gigantesche (alcuni hanno le dimensioni di una mano di bambino) possono apparire orripilanti, ma nella natura tutto ciò che a noi sembra  bello o brutto ha uno scopo: la sopravvivenza della specie nell’ambiente in cui si trova. Questo ci è stato spiegato per la prima volta dal Darwin nel suo libro “L’Origine delle specie”: dato che gli ambienti terrestri mutano in continuazione, anche gli organismi mutano, ma i loro cambiamenti non sono finalizzati alla sopravvivenza, bensì sono casuali, e chi eredita mutazioni utili alla competizione con gli altri organismi e adatte all’ambiente, si riproduce a sua volta. Le continue mutazioni e selezioni portano quindi a nuove specie: così ci possiamo spiegare le forme strane e bizzarre di molti esseri, come quella dell’insetto stecco, la cui forma e il colore di un ramoscello secco gli permettono di mimetizzarsi perfettamente per godere di uno spazio tutto suo e stare al sicuro dai predatori.

Purtroppo lo spazio nel quale sono allestiti i reperti descritti è angusto: essendo molto numerosi meriterebbero un’area espositiva maggiore e sicuramente anche una riorganizzazione dell’etichettatura, a volte mancante.

Nel piano superiore troviamo un’aula didattica allestita appositamente per le scuole, infatti il museo ha un proficuo rapporto con l’insegnamento: dall’asilo ai licei, ogni anno centinaia di studenti approfondiscono lo studio delle Scienze Naturali in questa sede.

Sempre in questo piano sono esposti molti esemplari imbalsamati della fauna locale, soprattutto uccelli. Sono presenti specie attualmente protette, (provenienti da raccolte private, effettuate in epoca in cui non c’erano divieti), tra le quali spiccano alcuni magnifici esemplari di upupa dal caratteristico ciuffo di penne sulla testa.

Una sala è dedicata ai minerali e ai cristalli le cui forme, dimensioni e colori si fanno ammirare tanto quanto quelle degli insetti, ma qui la varietà non è dovuta al caso perché ogni cristallo nasce e si sviluppa in base a ferree leggi fisiche e se non risultano perfettamente regolari è perché agenti esterni, o la reciproca vicinanza, ne hanno disturbato la crescita.

Sono tutti magnifici, soprattutto la rosa del deserto, la muscovite con i suoi foglietti sottili e quasi trasparenti e soprattutto la fluorite con la caratteristica fluorescenza stimolata dai raggi ultravioletti.

La visita si conclude in un giardinetto botanico dove sono ospitate alcune tartarughe e, fino a qualche tempo fa, un rarissimo esemplare di riccio albino. Trovato ferito, è stato curato e ospitato per circa un anno e mezzo nel giardinetto finché, per ragioni ignote, l’estate scorsa è scomparso. Peccato.

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