Pantana, in serie A il fischio finale
è arrivato prima del previsto

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di Alessandra Pierini

Il calcio ha tante facce e tanti ruoli e alla semplicità del gioco in sè si contrappone una serie infinita di regole, di figure, di iter burocratici che lo rendono un sistema complesso e difficile da gestire. A scendere in campo comunque sono sempre i calciatori e in mezzo a loro l’arbitro, indispensabile ma il più delle volte contestato. A testimoniare che per realizzare un sogno calcistico non bisogna per forza avere i piedi buoni è Oberdan Pantana, maceratese, che a soli 30 anni ha esordito come arbitro nella massima serie per poi diventare nel 2008, in seguito agli avvicendamenti di routine che caratterizzano le varie categorie arbitrali, componente del CRA Marche che si occupa di creare figure arbitrali importanti e preparate : “Al momento sono una sorta di selezionatore di arbitri di Eccellenza, Promozione e Prima Categoria – ci dice Pantana- metto a disposizione dei giovani la mia esperienza e passione con l’obiettivo di farli crescere sia in campo che come uomini perchè spesso l’arbitro è costretto a prendere decisioni impopolari che cambiano gli equilibri di una partita e per farlo deve avere valori alti e concreti.”
Pantana esordisce nella realtà calcistica da giocatore: “Ho iniziato a giocare con l’allora GS Dinamo Pace, dopo la trafila giovanile approdai nella Maceratese. Lì ho avuto la possibilità di fare delle apparizioni in prima squadra ad esempio nella finale di Coppa Italia contro il Quinzano. Feci anche un paio di presenze in Serie D poi a diciotto anni fui dato in prestito alla Settempeda in Eccellenza. La stagione si concluse con una retrocessione. L’anno successivo mi iscrissi all’Università di Giurisprudenza, mi sentivo demotivato e scoraggiato sia per la retrocessione, sia perchè avevo perso nel frattempo qualche treno, avevo fatto un paio di provini con il Parma e il Venezia che non andarono a buon fine. Decisi di smettere con il calcio. Nel frattempo mi contattò la Sezione Arbitrale di Macerata che mi propose di fare un corso da  arbitro.”
Un assoluto cambiamento di prospettiva che suscitò in Pantana, giovanissimo, entusiasmo e curiosità: “Ricordo ancora la mia prima partita da arbitro – racconta Pantana – era una mattina freddissima a Sarnano. Quando inizi ad arbitrare o fischi tutto o non fischi mai. Io fischiai calcio d’inizio e calcio finale. Solo rimproverai un bambino che scoppiò a piangere. Per sdrammatizzare poi gli diedi un calcio di punizione a favore che lo rincuorò.”
Molte sono le gare che l’arbitro Pantana di Macerata può annoverare in dieci anni di arbitraggio: ” I miei debutti – va avanti – sono sempre stati un po’ particolari. Ricordo che quando passai in Prima Categoria la mia prima partita fu il Derby delle Acque, Acquasanta Terme – Acquaviva, arbitro Pantana e la sospesi per allagamento del campo. Un’altra partita che ricordo con affetto fu un serie C il derby molto sentito tra Alessandria e Pro Vercelli nel mitico stadio in cui giocò Rivera.”
Il cammino da arbitro è lungo e fatto di tanti piccoli passaggi, fino ad arrivare alle categorie professionistiche. “In serie C- ricorda Oberdan – arbitrai la Finale della Supercoppa di Lega e la finale play off tra Cremonese e Pizzighettone. In quell’anno fui promosso alla C.A.N A- B fino a debuttare in serie A nel 2004 con Empoli – Lecce.” L’emozione di passare nella massima serie fu grande: “Da bambino sognavo di arrivare in serie A da calciatore ma visto che questo non si era avverato ero altrettanto contento di far parte del gioco, anche se con altra veste, di una partita di serie A e B. Ho avuto la fortuna di arbitrare in tutti gli stadi d’Italia, San Siro, Meazza, San Paolo e tanti altri e ho incontrato e arbitrato grandi fuoriclasse e campioni. In questi campionati vedi l’essenza del gioco del calcio, c’è gente che dà la vita per scendere in campo e realizzare un gesto atletico che rasenta la perfezione. Chi vuole arrivare a quei livelli deve innanzitutto le capacità caratteriali che ti permettono di reggere l’ambiente, la situazione e le responsabilità legate al risultato, ai mass media e alle critiche. Ho arbitrato partite importanti come Roma-Atalanta o il derby siciliano Palermo- Messina o ancora il derby dei coltelli tra Sampdoria e Torino. La partita più difficile da arbitrare, soprattutto per ragioni politiche, è stata Livorno – Lazio.” Quattro anni nella massima serie per poi ritornare nell’ambito regionale. Viene spontaneo domandare se Pantana ha qualche sassolino da togliersi. “Assolutamente no – ci risponde – questo mondo mi ha dato tantissimo, l’ho vissuto interamente e mi sono tolto grandi soddisfazioni tanto che sono rimasto nel settore fino ad assumere il mio ruolo attuale che non so cosa mi porterà.” L’arbitro è una figura a parte nel campo di calcio che prova emozioni differenti e ha obiettivi completamente diversi rispetto agli altri attori della gara. “In campo l’arbitro porta le sue esperienze, il suo carattere, il suo vissuto – precisa Pantana – perciò ho sempre portato in campo me stesso, ho sempre cercato di tenere alto il nome della Sezione di Macerata, prestigiosa e da sempre di prim’ordine, e di onorare i miei luoghi, le mie origini e tradizioni anche nelle mie esperienze europee ad esempio in Polonia, in Ucraina, in Tunisia.”
Così l’arbitro prima di essere un giudice, una figura al di sopra delle parti, con fondamentali funzioni decisionali, è una persona con sentimenti ed emozioni che porta in campo e nella vita.



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