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Lasciate in pace Macerata

L'EDITORIALE - I due orribili fatti di cronaca che hanno trasformato questa città nel più grande palcoscenico della campagna elettorale. Tra mostri e sparatorie, l’immagine del capoluogo è stata corrotta e manipolata a scopi politici e nel tritacarne sono finiti i maceratesi. Ma questa non è la casa della banda dei nigeriani o dei neofascisti, e va smacchiato quel quadro cupo con cui la si sta dipingendo. Ora serve trasparenza
sabato 10 febbraio 2018 - Ore 21:58 - caricamento letture
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di Matteo Zallocco

Due terrificanti fatti di cronaca hanno trasformato Macerata nel più grande palcoscenico d’Italia della campagna elettorale. Mai come in questi ultimi 10 giorni il nome della nostra città è stato sulle prime pagine dei giornali nazionali e internazionali, sui tg e sulle trasmissioni di approfondimento. La terribile fine di Pamela, la follia razzista del pistolero Luca Traini, gli arresti di tre nigeriani con l’accusa di omicidio. La cronaca viene strumentalizzata da tutte le parti e usata per fini politici. E così Macerata è finita sulla bocca di tutti, disegnata con un’immagine non vera. Che non può essere quella degli ultimi dieci giorni. 

Innocent Oseghale con i carabinieri davanti all’abitazione di via Spalato

MACERATA, KILLER  – Chi ha fatto quello scempio sul corpo di Pamela, chi ha sezionato il cadavere in quel modo scientifico per nascondere prove, è un mostro. Probabilmente una nuova figura di criminale ad oggi sconosciuta alle cronache. Chi c’è dietro a Oseghale, chi c’è sopra a chi vende hashish ed eroina ai Giardini Diaz ancora non lo sappiamo. L’autopsia bis sembra non lasciare dubbi: la povera Pamela è stata uccisa. E da oggi gli arrestati sono tre, tutti nigeriani. Ma il caso è talmente inquietante che ci vorrà ancora un po’ per ricostruire tutto. Sembra un’eternità ma sono passati solo dieci giorni da quel mercoledì della macabra scoperta dei due trolley in cui sono stati trovati i resti di Pamela. E sullo sfondo resta l’allarmante invasione della droga nel nostro territorio. Che dal Pakistan arriva in Albania e sbarca sulle nostre coste. E poi, tra i tanti posti, finisce anche ai Giardini Diaz. Sono solo piccoli spacciatori o c’è un’organizzazione che controlla questo mercato?

Luca Traini al Monumento dei Caduti

MACERATA, ALABAMA – E’ invece passata una settimana precisa dal più clamoroso atto di terrorismo razzista dentro i confini nazionali. E sono bastate due ore per prendere Luca Traini, il folle che ha tenuto la città in ostaggio sparando per le strade e ferendo sei persone di colore, per poi infangare la bandiera italiana che si è messo addosso salendo la scalinata del Monumento dei Caduti. In un attimo Macerata è diventata la città del terrore e piazza della Vittoria la piazza della sconfitta dei valori nazionali. Un raid razzista che avevano conosciuto solo negli Stati Uniti. Una violenza dilagante che parte dalle parole tranquillamente pubblicate nei social e arriva ai proiettili.

MACERATA, USATA – Due fatti di cronaca enormi che hanno spaccato l’Italia trasformando Macerata nella capitale delle divisioni ideologiche. Due fatti di cronaca troppo grandi per la città di Maria che è così stata divorata dal clima nazionale. Un clima su cui pesa la campagna elettorale che ha acceso sui fatti di Macerata lo scontro tra destra e sinistra, tra destra ed estrema destra, e per ultimo tra sinistra e sinistra con il dibattito nazionale che si è scatenato in questi giorni sulla manifestazione antifascista di oggi e che in sostanza è andato così: io sono di sinistra e devo partecipare, io sono del Pd e non posso partecipare, io sono di destra e devo attaccare. Da una parte c’era stato il fermo di Oseghale che ha acceso sin da subito le reazioni elettorali dei partiti di destra (Salvini in testa) e dall’altra c’è stato il folle razzista candidato con la Lega che ha riacceso i valori della sinistra. Salvini è dovuto rimanere lontano da Macerata per ragioni elettorali e l’altro ieri a Camerino e Civitanova ha tagliato corto sulla vicenda. Ma in città sono piombati i neo-fascisti attratti dalla presenza in città di tutte le tv e i giornali nazionali: prima la sfilata di CasaPound con Di Stefano e poi il blitz di Forza Nuova con Fiore che nonostante il divieto di manifestare ha messo sotto scacco la città per due ore.

MACERATA, INGHIOTTITA  – E la città che fa? Si ritrova divorata nel tritacarne nazionale. Prima annulla manifestazioni poi è costretta a fare dietrofront per il dibattito nazionale. Il sindaco – a tratti lucidissimo e a tratti anche lui evidentemente stordito – ci mette giorni per capire che forse non è proprio il momento di festeggiare il Carnevale: quindi prima conferma e poi annulla la festa in maschera. Ma sopratutto dal Comune nessuno parla del sistema di accoglienza e si continua sulla linea di trasparenza zero sul Gus al quale però si esprime la massima solidarietà. Perché anche qui le decisioni si prendono a Roma. E anche il nostro sindaco si è lasciato infilare nel dibattito sul voto del 4 marzo: il 5 febbraio ha scelto il palcoscenico di Roma, la kermesse dei candidati Pd, per lanciare l’allarme nazi-fascista. Mentre qualche suo assessore a Macerata non trova niente di meglio da fare che bisticciare su facebook mettendosi a livello di chi da due anni sa solo scrivere sui social “dovete dimettervi”.

MACERATA PERO’ non è sempre stata questa città stordita, cupa e impaurita di questi giorni. Non è la città della banda dei nigeriani e dei fascisti. Non è la città delle mannaie insanguinate e delle pistole. E’ una città che sta vivendo uno dei suoi periodi più bui di sempre e che si deve ritrovare. Per farlo l’Italia e la politica devono iniziare a lasciarla in pace.

 

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