«L’indagine sui cantieri della Crucianelli
rischia di diventare la nostra Ilva.
Migliaia di famiglie appese a un filo»
INCHIESTA DDA - Il sindacalista della Cgil Daniele Principi sulla situazione dei lavori in provincia: «Al momento non ci risultano stop, né per iniziative dei lavoratori né tantomeno per iniziative dell'autorità giudiziaria. Nell'indotto ci sono tra 1.500 e duemila persone. Se si dovessero bloccare i flussi dei pagamenti sarebbe un cataclisma»

Daniele Principi
di Francesca Marsili
«Parliamo di oltre 1.500 lavoratori tra diretti e indiretti: senza un intervento immediato delle istituzioni si rischia un’altra Ilva». Per descrivere ciò che potrebbe abbattersi sul cratere dopo l’arresto del costruttore edile Enrico Crucianelli nell’ambito della maxi inchiesta legata alla ricostruzione, Daniele Principi, segretario generale della Cgil Macerata, sceglie un paragone pesante, ma che fa ben immaginare quelle che potrebbero essere le ripercussioni socio economiche nel Maceratese.

A una manciata di giorni dal decennale delle scosse del 2016, l’operazione “Ricostruzione” del Gico della Finanza di Ancona, coordinata dalla Dda, conta otto arresti, 51 indagati e beni sequestrati per oltre 57 milioni di euro. Destinatario dalla misura cautelare in carcere, a Crucianelli, titolare della Rest Edile di Tolentino, viene contestata la sua posizione monopolistica ricorrendo a subappalti con società legate ad ambienti della criminalità organizzata. Nel frattempo si è autosospeso dalla presidenza provinciale dell’Ance, l’associazione dei costruttori di Confindustria.
«Al momento non ci risultano cantieri fermati, né per iniziative dei lavoratori né tantomeno per iniziative dell’autorità giudiziaria – spiega Principi –. Abbiamo in mano i provvedimenti che riguardano le persone, ma non sequestri o blocchi dei cantieri. È evidente però che c’è un’enorme preoccupazione».
Dietro questa calma apparente il sindacato vede crescere una minaccia concreta: un effetto domino che dai conti dell’impresa può arrivare fino alle buste paga di migliaia di operai e alle case di chi aspetta ancora di rientrare. Il timore è quello di un’asfissia lenta: «Se si ferma il flusso dei pagamenti – sottolinea il sindacalista – i fornitori non vengono pagati, si blocca l’approvvigionamento dei materiali e i cantieri possono fermarsi anche per questo, non solo per i provvedimenti dell’autorità giudiziaria».
Le dimensioni della partita le hanno fornite le stesse istituzioni. Il commissario straordinario al sisma Guido Castelli ha spiegato che l’imprenditore ha 400 cantieri aperti per la ricostruzione, e il commissario ha riferito di segnalazioni telefoniche per ritardi nei lavori. Secondo la ricostruzione investigativa recepita dal Gip, Crucianelli avrebbe conquistato una posizione dominante nel settore, con commesse per circa 200 milioni di euro a fronte di una forza lavoro considerata insufficiente.
I numeri dell’indotto danno la misura del rischio. «Stiamo parlando di almeno 1.500 persone, se non duemila – spiega Principi -. Se si dovessero bloccare i flussi dei pagamenti sarebbe un cataclisma». La Cgil rappresenta sia dipendenti diretti dell’impresa sia quelli delle ditte in appalto, «che tra l’altro sono molti di più» dice.

Enrico Crucianelli
La prima anomalia era proprio questa: «pochi dipendenti diretti a fronte di una mole di cantieri molto più elevata». Un’anomalia che, secondo Principi, «andava intercettata prima: come è possibile che un sistema abbia potuto consentire a un’azienda con circa 220-230 dipendenti dichiarati di gestire contemporaneamente oltre 400 cantieri? Parliamo di un’azienda che è passata in pochi anni da un fatturato di qualche milione a centinaia di milioni l’anno. Gli organi ispettivi dovranno rispondere a questa domanda».
Il sindacato rivendica di aver lanciato l’allarme da tempo. Principi ricorda che la Cgil denuncia dal 2017 i segnali del tentativo di infiltrazione criminale nell’economia della ricostruzione, indicando come grimaldello il ricorso eccessivo a subappalti, reti d’impresa, consorzi e distacchi di manodopera: lungo la catena dei subaffidamenti, osserva, le tracce si perdono e la macchina dei controlli va in affanno. Secondo i dati della Cassa Edile citati dal segretario, dal 2016 nel solo cratere maceratese sono arrivati 12mila lavoratori da fuori territorio e dall’estero, mentre gli ispettori del lavoro oggi sono meno di dieci anni fa.

Una delle proteste degli operai a Tolentino
«Per ora – assicura Principi – i dipendenti diretti hanno ricevuto lo stipendio di settembre e non ci sono arretrati». Diverso il fronte dei subappalti, dove nei giorni scorsi si sono registrati mancati pagamenti. Solo pochi giorni prima degli arresti e il giorno successivo, a Tolentino, sette operai erano saliti su una gru di 35 metri denunciando di non essere stati pagati. «Se questo dipenda dall’azienda appaltatrice o da un flusso che non arriva dalla committente non siamo ancora in grado di verificarlo, ma è un campanello d’allarme». Per il segretario quelle scene sono il segno che la corda si è spezzata: il paradosso di centinaia di milioni di denaro pubblico in movimento mentre chi lavora sulle impalcature resta per mesi senza stipendio, perché la moltiplicazione dei subappalti scarica i costi sull’ultimo anello della catena.

Il sindacato traccia una linea netta: «Lavoreremo per garantire la tenuta occupazionale e retributiva di queste persone. Non consentiremo che lavorino per mesi senza stipendio. Sono operai, non possono permetterselo. E non è loro la responsabilità: non possono pagare i lavoratori e le loro famiglie perché qualcuno, da quello che si dice, ha violato la legge».
Principi parla del pericolo di una bomba sociale, che tiene insieme migliaia di lavoratori a rischio stipendio tra appalti e subappalti, centinaia di piccole e medie imprese sane strette nell’incertezza dei pagamenti e migliaia di famiglie che da dieci anni attendono di tornare a casa. Già nelle ore successive agli arresti la Cgil aveva chiesto un tavolo istituzionale permanente con Regione, Prefettura, enti locali e parti sociali, perché i cantieri non si fermino, i lavoratori conservino stipendio e occupazione e non vada sprecato un euro di fondi pubblici.
Lunedì pomeriggio in prefettura è già in calendario il tavolo periodico con le organizzazioni sindacali dell’edilizia, convocato su altri temi ma destinato a diventare l’occasione per affrontare l’emergenza. Già in mattinata la Cgil chiederà al commissario, alle istituzioni locali e alle controparti un confronto specifico. «Dobbiamo avere garanzie dalle istituzioni e dall’azienda che si possa continuare a operare. Se non arriveranno, come sindacato e come lavoratori metteremo in campo iniziative», aggiunge Principi.
E lo sguardo va oltre le impalcature dei cantieri. «Qui sono coinvolte migliaia di famiglie. C’è il risvolto occupazionale per i lavoratori, ma c’è anche quello sociale di chi aspetta ancora di tornare a casa da dieci anni».

















