Operazione Ricostruzione, Confartigianato:
«Si rischia un effetto a cascata.
Tuteliamo la parte sana delle imprese»

DDA - Enzo Mengoni all'indomani dell'inchiesta nei cantieri post sisma: «Ci auguriamo che il commissario Guido Castelli convochi un tavolo per definire un protocollo». Federcontribuenti Marche: «Le Marche non possono essere identificate con le eventuali condotte illecite di singoli soggetti»

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Nel day after dell’inchiesta sui cantieri della ricostruzione, arrivano le reazioni anche delle realtà associative del territorio. Il presidente di Confartigianato imprese Macerata-Ascoli-Fermo Enzo Mengoni chiede tutela per le imprese.

«Nel rispetto della presunzione di innocenza e dell’accertamento delle responsabilità nelle sedi competenti, occorre intervenire per proteggere le imprese artigiane che hanno partecipato correttamente alla ricostruzione, come appaltatrici, subappaltatrici, fornitrici, installatrici o attraverso altre prestazioni e servizi – dice Mengoni -. Il rischio è che eventuali interruzioni dei cantieri, difficoltà delle imprese affidatarie o blocchi dei flussi finanziari producano un effetto a cascata sulla filiera. Per una piccola impresa, il mancato incasso di lavori già eseguiti può compromettere il pagamento di stipendi, contributi e fornitori, fino a mettere in pericolo la prosecuzione dell’attività e persino i redditi che, nel caso delle imprese artigiane si riflettono direttamente sul reddito familiare e sull’intero territorio».

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Il presidente di Confartigianato Enzo Mengoni

Mengoni ribadisce che «chi ha investito lavoro, materiali e risorse proprie nella ricostruzione deve ricevere una tutela effettiva, fondata sulla verifica delle singole posizioni. Il solo rapporto commerciale con un operatore interessato dall’inchiesta non può diventare motivo di generalizzata delegittimazione dell’intera filiera, che deve essere tutelata attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento a garanzia di chi opera nel rispetto della legge e in piena trasparenza – continua Mengoni -. Le imprese artigiane rappresentano l’ossatura di un territorio, che non può e non deve pagare il costo conseguente all’accertamento di responsabilità altrui, né subire gli effetti negativi di eventuali errori compiuti dalle personalità coinvolte nell’inchiesta. Diversamente, si dimostrerebbe il fallimento di un sistema che per sanzionare i colpevoli, sacrifica la parte sana dell’imprenditoria e della società civile che il sistema giudiziario pretende di tutelare».

Il presidente di Confartigianato auspica che «il commissario Castelli ascolti la richiesta di convocare con urgenza un tavolo con gli Uffici speciali per la ricostruzione, le istituzioni competenti, le associazioni delle imprese e le rappresentanze dei lavoratori, per definire un protocollo che preveda la ricognizione dei cantieri esposti a interruzioni e dei crediti delle imprese artigiane per prestazioni effettivamente eseguite; procedure tempestive per verificare e liquidare le somme legittimamente dovute, attivando i pagamenti diretti nei casi consentiti; soluzioni per la prosecuzione o la ripresa dei lavori, salvaguardando le imprese della filiera in possesso dei requisiti; strumenti di liquidità e garanzia, con il coinvolgimento di banche e Confidi, per evitare che ritardi negli incassi si trasformino in crisi aziendali e un referente dedicato e indicazioni chiare su documenti, procedure e tempi di risposta».

Mengoni conclude ribadendo che «tutte le misure dovranno rispettare i provvedimenti dell’autorità giudiziaria e i controlli antimafia, assicurando che le risorse raggiungano esclusivamente i soggetti che ne hanno titolo. Al commissario chiediamo di dare seguito operativo all’impegno di proteggere imprese, professionisti e lavoratori onesti. La continuità della ricostruzione dipende anche dalla capacità di preservare le competenze artigiane che ogni giorno rendono possibile il ritorno delle famiglie nelle proprie case. Legalità, tutela del lavoro e pagamento delle prestazioni regolarmente eseguite devono procedere insieme».

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Maria Teresa Nori, presidente Federcontribuenti Marche

Sulla vicenda interviene anche Federcontribuenti. «Già dal 2020 avevamo lanciato l’allarme su infiltrazioni nei cantieri della ricostruzione – commenta la segretaria regionale Maria Teresa Nori -. Le misure cautelari e le indagini dovranno seguire il loro corso nel pieno rispetto della presunzione di innocenza. Ma quanto sta emergendo impone una riflessione seria sul sistema dei controlli, sulla trasparenza degli appalti pubblici e sulla protezione delle risorse destinate a restituire un futuro ai territori colpiti dal sisma».

«Non si tratta di alimentare sospetti indiscriminati né di gettare discredito su un intero territorio. La stragrande maggioranza delle imprese, dei professionisti e dei cittadini marchigiani – precisa la rappresentante dell’associazione – ha lavorato e continua a lavorare onestamente, spesso affrontando difficoltà enormi. Proprio per tutelarli è indispensabile fare piena luce sui fatti. Le Marche non possono essere identificate con le eventuali condotte illecite di singoli soggetti. Ma non possono neppure ignorare le conseguenze che simili vicende rischiano di avere sulla credibilità delle istituzioni, sul tessuto economico e sulla fiducia dei cittadini. La ricostruzione non riguarda soltanto muri, strade e capannoni. Riguarda la dignità di chi ha perso la propria casa, il futuro delle imprese e la speranza di intere comunità. Oggi c’è bisogno di ricostruire non soltanto le case, ma anche la fiducia e l’immagine della nostra Regione. Per farlo servono verità, controlli efficaci, legalità e la certezza che le risorse pubbliche siano al servizio esclusivo dei cittadini» conclude Nori.

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