Elsa Fornero al Banco Marchigiano:
«Le donne saranno libere
quando finirà il paternalismo»

CIVITANOVA - L’ex ministra in videoconferenza al Forum nazionale sull’indipendenza finanziaria femminile «Le baby pensioni furono una doppia irresponsabilità, verso le donne e i conti pubblici». Presentato il passaporto finanziario con dieci azioni per l’autonomia economica e contro la violenza della disparità

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Elsa Fornero in collegamento col Banco Marchigiano

«Chi approvò le baby pensioni disse: lasciamo che le donne tornino nelle famiglie. Fu una doppia irresponsabilità, nei confronti delle donne e dei conti pubblici». Elsa Fornero, ex ministra del Lavoro, punta il dito contro un modello che per decenni ha relegato le donne al ruolo di cura, alimentando dipendenza economica e disuguaglianze. Il suo intervento, in video collegamento, ha segnato il primo Forum nazionale sull’indipendenza economica e finanziaria femminile, promosso da Banco Marchigiano ieri a Civitanova.

«E’ necessario un mindset, ossia un mutamento di prospettiva che oltre a ridurre le profonde discriminazioni di gap salariali che premiano gli uomini anche per la stessa tipologia di mansione svolta, riporti al centro l’autonomia delle donne e il loro diritto a scelte davvero libere da un padre, da un marito e anche dallo Stato – ha detto Fornero – bisogna che ci sia un affrancamento dalla logica assistenziale che storicamente caratterizza l’approccio politico italiano verso il mondo delle lavoratrici: assistiamo al meccanismo per cui il sistema prima discrimina le donne nel mercato del lavoro e poi cerca di compensare queste disparità con bonus, sussidi o “contentini” previdenziali».

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Elsa Fornero

Scorrendo i ricordi la Fornero ha ricordato anche la storia politica italiana. «Ho avuto una sorta di showdown a Palazzo Chigi quando ho detto se io non ho risorse non posso cambiare il mondo del lavoro. Mi furono dati 200 milioni. Chiunque ha un po’ di dimestichezza con i numeri sa cosa si può fare con 200 milioni. La stessa cosa avvenne quando io dissi che volevo introdurre in Italia il congedo per i padri obbligatorio. Mi dissero che costava 30 milioni al giorno. Ma lo introducemmo perché significava accendere almeno una lampadina. Dal ruolo di cura che è stato assegnato alle donne è un ruolo da cui si esce con fatica. Le generazioni giovani si comportano per fortuna in maniera diversa. Coloro che approvarono le baby pensioni in Parlamento dissero lasciamo che le donne tornino nelle famiglie. Si trattava di una cosa doppiamente irresponsabile nei confronti delle donne e dei conti pubblici».

Al centro dell’incontro, però, c’erano storie di autonomia conquistata, educazione finanziaria e strumenti concreti per contrastare la disparità, a partire dal nuovo «passaporto finanziario» presentato dall’istituto di credito. C’è Gina, settant’anni, pensionata. «Con il denaro ho sempre avuto un rapporto difficile, conflittuale» racconta. Conosce da sempre la fatica di far quadrare i conti. Ha cambiato lavori che la assorbivano notte e giorno, è venuta fuori da un matrimonio complicato e opprimente grazie alla sua capacità di contare solo sulle proprie forze. Oggi è riuscita a pagare la casa e a far studiare la figlia che si è laureata in Scienze infermeristiche. C’è Sara, manager abile a superare, nel saliscendi caotico di una vicenda esistenziale coraggiosa, lo scetticismo di chi le diceva di lasciar perdere e ha conquistato la libertà di scegliere l’affermazione professionale trasformando le difficoltà in opportunità per costruire qualcosa di realmente suo, cambiando vita. C’è Giada, giovane alle prese con un avvilente precariato, docente di lettere di scuola secondaria. «Ho aperto il mio primo fondo pensionistico – spiega – spinta dal desiderio di garantirmi un cuscinetto previdenziale, un paracadute capace di darmi una sicurezza in un mercato futuro non proprio a misura dei giovani, per usare un eufemismo».

DG Massimo Tombolini (1)

Massimo Tombolini

Tre storie e un unico fil-rouge: la ricerca della propria autonomia. Per una donna è, purtroppo, tremendamente più difficile. Le testimonianze sono emerse nel corso del primo Forum nazionale sull’indipendenza economica e finanziaria al femminile promosso da Banco Marchigiano ed organizzato da Inhub associazione nata per accompagnare le imprese verso modelli organizzativi più inclusivi. L’iniziativa ha unito analisi economica, educazione alla gestione finanziaria e storie di vita vissuta.

Centrale la tavola rotonda, con illustri ospiti, moderata da Ester Viola. «Promuovere la cultura e l’educazione finanziaria – ha spiegato Massimo Tombolini, direttore generale Banco Marchigiano– è indispensabile. Le donne hanno troppo spesso meno occasioni di essere coinvolte nelle decisioni economiche e, di conseguenza, talvolta si sentono meno sicure nell’affrontarle. Le soluzioni sono concrete. La prima è l’educazione finanziaria, fin da giovani, con linguaggio semplice e strumenti pratici. La seconda è l’orientamento: sapere cosa sono un conto, un investimento, una previdenza integrativa, e saperli scegliere con consapevolezza. La terza è il contesto: banche che ascoltano, che non danno nulla per scontato e che accompagnano. L’autonomia economica è una condizione di libertà e di pari opportunità, e noi vogliamo contribuire a costruirla. Abbiamo pensato ad una opportunità in più, proprio a partire dal 16 ottobre, un conto dedicato alle donne gratis per ventiquattro mesi. Inoltre abbiamo ideato, per l’occasione, un “passaporto finanziario” con tutte le azioni volte al raggiungimento, in una sorta di viaggio a tappe, di una piena cittadinanza nell’ambito della libertà finanziaria».

Per Monica Rivelli responsabile sviluppo progetti FeduF fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio «non è facile parlare di denaro, non è stato facile farlo nelle scuole dove noi siamo presenti con progetti di educazione finanziaria e siamo riusciti a fare dei passi avanti e non lo è nelle famiglie dove è ancora considerato un pò un tabù. Più se ne parla in famiglia maggiori sono le competenze di questi ragazzi. La famiglia è la prima agenzia di socializzazione non solo attraverso quello che si racconta ma anche attraverso gli esempi: se i genitori sono soliti fare un bilancio familiare, lo faranno anche i figli. La stessa cosa accade per gli stereotipi di genere legati alla sfera economica».

Giulia Bettin professoressa di Economia politica dell’università Politecnica delle Marche si è soffermata sul ruolo degli stereotipi. Per Roberta Famà, Chief Esg brand e rapporti istituzionali cassa centrale banca, «Il mondo del credito cooperativo agisce avendo relazioni concrete con i territori questo ci permette di aiutare le donne con l’ educazione finanziaria specialmente siamo un supporto di consapevolezza su coloro che assumono la totalità degli impegni verso mariti figli e anziani rinunciando talvolta a un reddito alla tutela previdenziale e alla propria autonomia». Infine  Elisa Giusti, responsabile servizio antiviolenza Il Faro ha enucleato le diverse situazioni in cui la disparità finanziaria cela violenza e sopraffazione.


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