Gaia Giulietti no limits:
prima italiana a chiudere il Triple Ironman

CIVITANOVA - Ha conquistato il primo posto assoluto alla Deca ultra triathlon Italy di Peschiera del Garda, dopo 11,4 chilometri a nuoto, 540 in bici e 126,6 di corsa. «Ho imparato che “non ce la faccio più” non significa “non posso più”»

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Tre giorni e tre notti di gara, quasi 680 chilometri complessivi tra acqua, bici e corsa e appena un’ora di sonno per notte. Gaia Giulietti ha spostato ancora una volta il limite, conquistando alla Deca Ultra Triathlon Italy di Peschiera del Garda un risultato storico: è la prima donna italiana ad aver completato la distanza Triple Ironman e lo ha fatto chiudendo al primo posto assoluto.

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La civitanovese, protagonista già lo scorso anno di un’altra impresa a Colmar, in Francia, è stata ricevuta ieri in Comune dal sindaco Fabrizio Ciarapica, al quale ha raccontato una prova che ha messo a dura prova soprattutto la capacità di restare lucidi e continuare a spingere quando il corpo chiede di fermarsi. «Gaia ci ha sorpreso di nuovo – ha dichiarato il sindaco Fabrizio Ciarapica –. Dietro imprese di questo livello ci sono sacrificio, disciplina, allenamenti, capacità di affrontare le difficoltà e, soprattutto, la forza di non arrendersi. È motivo di orgoglio poterla incontrare e ascoltare il racconto di un’esperienza così straordinaria. A Gaia rivolgo i miei complimenti per questo traguardo e per il messaggio di determinazione e di fiducia in se stessi che porta con sé».

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Gaia Giulietti con il sindaco Fabrizio Ciarapica

«È stata un’esperienza davvero indescrivibile, sia dal punto di vista fisico che, soprattutto, mentale» –  racconta Gaia. Un’impresa arrivata dopo mesi tutt’altro che semplici: due mesi prima della competizione era stata costretta a ritirarsi dalla stessa gara a causa di un virus intestinale e, successivamente, un infortunio l’aveva obbligata a un ulteriore stop proprio a ridosso della prova. Nonostante le difficoltà, Gaia ha continuato a credere nel proprio obiettivo fino a presentarsi sulla linea di partenza. «Sono prove che ti insegnano a reagire ai momenti negativi, a resistere anche quando sei convinto di non farcela più, a rimanere lucido e a continuare a credere in te stesso anche quando è difficile farlo. Ho imparato che “non ce la faccio più” non significa necessariamente “non posso più”. Ed è forse questa la metafora più bella che mi porto a casa: quella che vale nello sport, ma anche nella vita». Particolarmente emozionante l’ultimo giro, percorso, come da tradizione nelle ultra, in senso contrario e con la bandiera della propria nazione, per salutare e incoraggiare gli atleti ancora in gara. «Avevo le lacrime agli occhi e una gioia così grande che ancora oggi faccio fatica a descriverla. Ero incredula di esserci davvero riuscita. Il prossimo anno proverò a spostare ancora un po’ più in là il mio limite».


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