
La facciata della villa
di Monia Orazi
È uno dei capolavori di Giuseppe Valadier e uno dei poli di attrazione turistica più significativi del Maceratese. Lo ha confermato anche la Pasquetta di ieri, quando lunghe file si sono formate all’ingresso del parco per visitare il giardino. Oggi Villa Spada, conosciuta anche come Villa La Quiete, è entrata ufficialmente in restauro con la consegna del cantiere all’impresa esecutrice.

La storia dell’edificio è lunga due secoli e densa di capovolgimenti. Nel 1828 Lavinio de’ Medici Spada, futuro ministro delle armi dello stato pontificio, acquistò la tenuta e la fece modellare dal grande architetto neoclassico. Dolores Prato, che di Treia era figlia, la descrisse come qualcosa di “extraterrestre” in un territorio sostanzialmente povero. Lavinio la tenne fino alla morte nel 1860 insieme alla moglie Natalia Komar, principessa polacca e sorella della compagna di Chopin. Poi varie vicende, fino al 1920, quando finì nelle mani di un conte napoletano vicino al regime fascista, che alle soglie della guerra la affittò al ministero dell’Interno: divenne così il primo campo di concentramento femminile italiano, chiuso dalla Croce Rossa nel 1942 per le condizioni igienico-sanitarie e per le violenze. Tra il 1943 e il 1944 Villa Spada fu base del comando polacco che preparava la liberazione di Ancona, e da anni continuano a riemergere nel terreno pezzi di artiglieria. Nel dopoguerra e fino agli anni Ottanta ospitò l’asilo Savoia e la scuola elementare. Poi il silenzio, il degrado, il sisma del 2016 che ne dichiarò l’inagibilità.

Il recupero del complesso è avvenuto per gradi. Prima è tornato alla città il giardino, restaurato con fondi Pnrr. Poi, nell’aprile 2024, è stata inaugurata la casa del custode, oggetto di un intervento da 1,6 milioni di euro. Oggi tocca alla villa vera e propria. Ma prima ancora del cantiere, c’è una storia dentro la storia: quella dell’acquisizione. È il 1999 quando Franco Capponi, allora come oggi sindaco di Treia, decide di esercitare la prelazione culturale sulla vendita della struttura. L’obiettivo, come ha raccontato lui stesso, era acquisirla al patrimonio comunale per trasformarla «in un grande parco pubblico che la città non ha, ma anche per recuperare un luogo che trasuda storia da tutti i pori». Non fu semplice: un privato fece causa, invocando la legge che prevede che, se non si segnalano eventuali abusi edilizi all’interno di un atto di vendita, questo diventa nullo. La storia si trascinò fino al 2015, quando il giudice sentenziò che, anche in caso di abusi edilizi, non poteva esserci ente più sicuro del Comune per sanarli, e diede il definitivo lasciapassare al passaggio in mano pubblica. Ventisei anni dopo quella prima mossa, oggi si apre il cantiere.

La casa del custode, tornata da qualche tempo fruibile
L’intervento rientra nell’ordinanza commissariale 137/2023 del programma straordinario di ricostruzione pubblica post-sisma. Il quadro economico complessivo è di 6,1 milioni, mentre l’importo di aggiudicazione è stato di poco meno di 4,3 milioni. La durata prevista dei lavori è di 720 giorni. Non si tratta di un intervento di sola messa in sicurezza. Le categorie di lavorazione rispecchiano la complessità del cantiere, ovvero il restauro e manutenzione di beni immobili sottoposti a tutela; il recupero delle superfici decorate di interesse storico e artistico; gli impianti idrico-sanitari; gli impianti termici e di condizionamento; gli impianti elettrici. Il progetto approvato prevede un completo riutilizzo del bene, con nuovi spazi pubblici destinati a biblioteca, archivio, sala conferenze e aree espositive.

Lo splendido panorama dalla villa


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