«Tentata estorsione a un imprenditore»
La Cassazione annulla la condanna
per il ristoratore Giulio Fanelli

CIVITANOVA - Il processo è da rifare alla Corte d'appello di Perugia. Confermata l'assoluzione per l'accusa di usura. Gli avvocati difensori Gabriele Cofanelli e Massimiliano Cofanelli: «Il nostro assistito che si era sempre dichiarato innocente potrà ora giovarsi di una nuova pronuncia»

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L’avvocato Gabriele Cofanelli

di Alessandro Luzi

Ristoratore accusato di tentata estorsione: la Cassazione annulla la condanna, tutto da rifare alla Corte d’appello di Perugia. Imputato Giulio Fanelli, 69 anni, residente a Civitanova, per usura e tentata estorsione a un imprenditore di Sant’Elpidio. Fatti che risalgono tra il 2017 e il 2018.

In primo grado il Tribunale di Macerata aveva assolto il 69enne, un ristoratore, dall’usura «per non aver commesso il fatto» e derubricato la tentata estorsione e le lesioni personali in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Accusa per cui era stato condannato a 1 anno e 6 mesi. La questione era poi finita alla Corte d’Appello di Ancona che aveva confermato l’assoluzione per l’usura e riqualificato l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni in tentata estorsione. Per quest’ultima accusa era arrivata la condanna a 3 anni e 6 mesi.

Gli avvocati del 69enne, Gabriele Cofanelli e Massimiliano Cofanelli, hanno fatto ricorso in Cassazione. I giudici della massima corte hanno confermato l’assoluzione per l’usura e annullato la condanna per la tentata estorsione «rinviando per un nuovo ed autonomo giudizio alla Corte d’appello di Perugia che dovrà decidere sulla base dei principi di diritto esposti dalla stessa Corte suprema – dicono i due legali -. Principi di diritto che a nostro avviso potevano poggiare su una nuova interpretazione della figura di natura estorsiva, laddove le Sezioni unite della Cassazione hanno riaffermato, anche di recente, come l’elemento psicologico in ordine alle due fattispecie di reato (estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni) poggi sostanzialmente sulla diversità dello stesso».

Secondo i due avvocati «questa chiave interpretativa potrebbe aver spinto la Cassazione ad accogliere il ricorso promosso statuendo la necessarietà di un nuovo giudizio in presenza dell’annullamento della disposta condanna. Peraltro, dopo otto anni dalla vicenda in esame il noto ristoratore che si era sempre dichiarato assolutamente innocente potrà ora giovarsi di una nuova pronuncia emessa dalla massima autorità in linea di diritto e di assoluto favore».

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L’avvocato Massimiliano Cofanelli

Secondo l’accusa, Fanelli, ristoratore, avrebbe prestato 10mila euro, nel 2017, ad un imprenditore che ha la sua attività a Sant’Elpidio. Il problema era il tasso di interesse richiesto del 133 percento annuo. L’imprenditore sarebbe riuscito, continua l’accusa, a versare una prima tranche: 6.500 euro nell’arco di 5 mesi, da luglio a novembre del 2017.
Fin qui la contestazione di usura.

Ma Fanelli, prosegue l’accusa, avrebbe anche cercato di rientrare del debito con ripetute telefonate «dal tenore aggressivo» con cui lo invitava a passare al suo ristorante per «sistemare la faccenda» e avrebbe anche detto che all’operazione di finanziamento avevano partecipato persone pericolose e che lui operava nei loro interessi.
In questo modo, prosegue l’accusa, sarebbe riuscito ad ottenere 6mila euro versati in tre tranche nell’aprile del 2018. La procura parla di un incontro casuale il 14 giugno 2018 in cui Fanelli avrebbe detto all’imprenditore frasi come «ti stacco la testa» e anche «voglio i soldi, voglio 10 mila euro». Il 9 luglio del 2018 l’imprenditore si era presentato al ristorante di Fanelli e lì sarebbe stato portato dall’imputato in un locale appartato e lì, dice sempre l’accusa, picchiato.

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