di Monia Orazi
L’acqua che scorre dal rubinetto non ha lo stesso valore ovunque. A Macerata si registrano gli aumenti più alti per le bollette, mentre la rete idrica è tra quelle con meno perdite. Lo conferma il 21esimo Rapporto sul servizio idrico integrato di Cittadinanzattiva, pubblicato il 19 marzo dall’Osservatorio prezzi e tariffe nell’ambito del progetto “Vita da Generazione SpreKo”, finanziato dal Ministero delle imprese e del made in Italy.
Un documento che, dietro i numeri delle tariffe e le percentuali delle perdite, restituisce la mappa di un paese a più velocità, e che per le Marche offre un quadro più complesso e contraddittorio di quanto si potrebbe immaginare. Con una spesa media annua di 643 euro per una famiglia tipo di tre persone che consuma 182 metri cubi d’acqua, le Marche si piazzano stabilmente al di sopra della media nazionale, ferma a 528 euro: 115 euro in meno. Rispetto al 2024, il costo è cresciuto del 4,8%. Se si considera lo scenario di consumo ridotto, 150 metri cubi annui la spesa scende a 510 euro, comunque ben al di sopra della media italiana di 415 euro.
Non si tratta di un primato invidiabile. La regione con la spesa più contenuta resta il Molise, con 274 euro annui, meno della metà rispetto alle Marche, anche se è il Molise stesso a registrare l’aumento più consistente a livello nazionale: +17,5% rispetto al 2024. Al vertice opposto si conferma la Toscana, con 770 euro medi a famiglia, seppur con un incremento più contenuto del +2,9%.
Tra i sei capoluoghi marchigiani monitorati dall’indagine, Macerata registra 587 euro annui per il consumo di 182 metri cubi, con un aumento del 7,2% rispetto al 2024, il secondo incremento più elevato in regione, dopo Pesaro e Urbino. Per il consumo ridotto a 150 mc, la spesa si attesta a 474 euro, con un risparmio potenziale di 113 euro.
Eppure c’è un dato positivo: le perdite idriche della rete di Macerata si fermano al 13,9%, il valore più basso di tutti i capoluoghi marchigiani e uno dei più contenuti a livello nazionale, dove la media raggiunge il 42,4%. In un paese in cui alcune città abruzzesi disperdono oltre il 68% dell’acqua immessa in rete, il dato maceratese rappresenta un’anomalia virtuosa.
La domanda che il rapporto lascia implicitamente aperta è quella più interessante dal punto di vista civico: se i cittadini di Macerata pagano tra le tariffe più alte della regione ma vivono in una città dove si disperde meno di un quinto dell’acqua immessa in rete, cosa spiega questa combinazione?
Guardando all’intera regione, il quadro è tutt’altro che omogeneo. Pesaro e Urbino sono i capoluoghi più costosi, con 767 euro annui ciascuno, un valore che avvicina questi centri alle città toscane, tradizionalmente al vertice delle classifiche nazionali. Ancona, capoluogo regionale, si ferma a 568 euro, con un aumento del 4,7%. Ascoli e Fermo condividono lo stesso gestore e la stessa tariffa: 583 euro, invariati rispetto al 2024.
La forbice tra il capoluogo meno caro Ancona, 568 euro e quello più caro, Pesaro e Urbino, 767 euro sfiora i 200 euro annui. Una differenza che i cittadini percepiscono come difficile da spiegare in assenza di informazioni chiare sugli investimenti realizzati e sulla qualità del servizio ricevuto.
Sul fronte delle dispersioni, la media regionale marchigiana si attesta al 26,8%, significativamente al di sotto della media nazionale del 42,4%. Tra i capoluoghi, Ancona perde il 31,2% dell’acqua immessa in rete, Pesaro il 36,9%, Fermo il 27,3%, Ascoli Piceno il 24,5%. Macerata, con il 13,9%, guida la classifica regionale dell’efficienza.
Il rapporto nazionale inquadra le perdite non soltanto come uno spreco ambientale, ma come un indicatore strutturale: dove le reti disperdono di più, i disservizi sono più frequenti, i costi operativi più alti, la resilienza climatica più fragile. In questo senso, le Marche e Macerata in particolare, si trovano in una posizione di vantaggio relativo che non va data per scontata. Tanto più in un contesto in cui la pressione sulla risorsa idrica è già concreta: nell’autunno 2025, i comuni di Urbisaglia, Mogliano e Petriolo hanno subito razionamenti idrici a causa del crollo delle portate della sorgente di Montefortino-Capotenna, che forniva appena un terzo dei 180 litri al secondo necessari.
I marchigiani sono tra i cittadini italiani più soddisfatti del servizio idrico. Solo il 5,5% delle famiglie lamenta interruzioni della fornitura, contro una media nazionale del 10,8%. Il livello di pressione è giudicato insufficiente dal 10,1% degli utenti, rispetto al 14,7% nazionale. Le caratteristiche organolettiche, odore, sapore, limpidezza, soddisfano circa l’80% delle famiglie.
Il tasto dolente rimane uno: la comprensibilità delle bollette. Il 31,3% delle famiglie marchigiane si dichiara poco o per niente soddisfatta di questo aspetto, un valore che sfiora la media italiana del 34,3%.
Per le famiglie in difficoltà economica, il rapporto stima un risparmio medio annuo garantito dal bonus sociale idrico di 115 euro a livello nazionale. Uno strumento che esiste, ma che secondo Cittadinanzattiva non funziona ancora abbastanza: troppe famiglie non sanno di averne diritto, le procedure di accesso restano complesse, i tempi di erogazione non sempre certi.
A questo si aggiunge la questione della governance. A gennaio 2026 il Coordinamento marchigiano dei movimenti per l’acqua bene comune ha scritto a tutti i sindaci dell’Ato 3 per spingere verso la fusione delle società di gestione oggi presenti sul territorio, prendendo a modello l’esperienza di Cuneo. Un fronte ancora aperto, che riguarda direttamente la capacità del sistema idrico maceratese di pianificare investimenti su scala adeguata.
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