
La presentazione dell’ospedale di Comunità
di Luca Patrassi
Taglio del nastro questa mattina per il nuovo ospedale di comunità di Treia: cerimonia iniziale a cura del primo cittadino Franco Capponi e del vescovo Nazzareno Marconi ed è poi stato il direttore generale dell’Ast Macerata Alessandro Marini ad illustrare contenuti e protagonisti. Tra i presenti l’assessore regionale alla sanità Paolo Calcinaro, il vescovo Nazzareno Marconi, la sottosegretaria della giunta regionale Silvia Luconi, i vertici dell’azienda sanitaria, il presidente del gruppo Lube Luciano Sileoni e il consigliere regionale del Pd Leonardo Catena.

Presentazione a cura del dg Marini: «è la prima struttura di questo tipo che si inaugura nelle Marche e che è stata realizzata con i finanziamenti (2,4 milioni di euro) sia della Regione che del Pnrr. Nel territorio della Ast abbiamo programmato altri interventi e sono aperti sette cantieri: queste sono strutture che devono funzionare per come sono state ideate, hanno un ruolo importantissimo perché costituiscono la rete dell’offerta nel territorio, vicine alle esigenze dei cittadini. La risposta ospedaliera non è più sufficiente e non è più appropriata: i problemi di salute sono sempre più legati alla cronicità e alle fragilità. Queste strutture sono importanti perché vicine ai cittadini. Un ringraziamento particolare va ai colleghi che hanno lavorato a questa realizzazione (il direttore generale ha citato più volte il geometra Ast Massimo Nerpiti, ndr), i colleghi stanno lavorando in tutte le strutture per rispettare le scadenze previste dal Pnrr. Non è importante fare ma saper continuare e per questo si aggiunge la dotazione di organici, l’apposito piano occupazionale straordinario deliberato dalla Regione, con 116 persone assegnate a Macerata».

L’assessore regionale Paolo Calcinaro ha tirato le somme dell’iniziativa: «Ci troviamo in un momento di cambiamento, ci si rende conto all’improvviso dell’effetto dei tagli del decreto Balduzzi, cioè che togliere al territorio per concentrare negli ospedali non fa reggere il sistema, gli ospedali sono assediati. Cosa dobbiamo fare? I servizi vanno messi insieme e valorizzati nelle case di comunità, ci vogliono servizi appetibili per la comunità e per i medici di medicina generale che fanno meglio il loro lavoro perché sanno di aver vicino lo specialista per una consulenza.
Oggi abbiamo corso tanto per rispettare i termini di consegna dei lavori, ora dobbiamo pianificare e far funzionare al meglio questa struttura. Ci sono stati finanziamenti statali per investire sul personale per il territorio al di fuori del tetto di spesa ed oltre il normale turnover. Le Marche sono sopra la media nazionale del target imposto dal Pnrr: la sfida è sui contenuti, dobbiamo riportare i posti letto nei territori. Sto girando le Marche per vedere le vecchie strutture, vedo tanti spazi abbandonati, dobbiamo essere bravi nei prossimi anni a fare la mappatura dei posti vuoti e capire dove l’impegno economico è sostenibile per poi realizzare gli interventi. Non si possono risolvere tutti i problemi ma migliorare è possibile».

«L’ospedale e la Casa di comunità servono alla popolazione per una demografia che sta cambiando, rappresentano il collegamento tra l’ospedale classico e i domicili – Massimiliano Cannas, direttore sociosanitario della Ast –. L’ospedale per acuti rimane il punto principale di riferimento ma è assodato che la salute non è solo l’assenza di malattie: dobbiamo prenderci cura delle persone, vanno seguite in un contesto familiare e sociale all’interno del loro ambiente di vita. La struttura di Treia è il modello che replicheremo in tutta la provincia: non è un piccolo ospedale ma è funzionale per le cure intermedie sicure. Quello che stiamo facendo è avvicinare la cura al domicilio».
Fulvia Dini è la responsabile dell’ufficio tecnico Ast: «Questa struttura nasce nel 1750, il primo ospedale risale al 1854. Ora abbiamo realizzato nei vari piani un reparto per venti posti letto, palestra e fisioterapia, spazi per medici di base, sala comunità, guardia medica».
Il sindaco di Treia Franco Capponi: «Come amministratori condividiamo l’impostazione della legge regionale sui sistemi sociosanitari territoriali: la riabilitazione è un fiore all’occhiello di questo ambito sanitario. La struttura funzionerà se i medici di base saranno presenti, mancano le figure professionali e questo è un problema di tutta la sanità nazionale, non si possono sviluppare i venti posti letto perchè manca il personale».
Infine il saluto del coordinatore dell’area territoriale Ast Giorgio Caraffa: «Quello treiese è un modello che funziona, ringrazio il gruppo per il meraviglioso lavoro svolto».
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Non ci inventiamo niente.In molte zone delle Marche (come Recanati o Loreto) la trasformazione dei piccoli ospedali in strutture territoriali con letti infermieri e medici è iniziata oltre dieci anni fa. La “novità” di oggi è che lo Stato ha deciso di rendere questo modello obbligatorio e standard in tutta Italia, usando i fondi europei per ristrutturare i locali e digitalizzare i servizi.