Tentata rapina alla pescheria “Km 25”:
al via il processo per un 28enne
«In cella da 9 mesi, va scarcerato»

MACERATA - Il processo è partito oggi. Il giovane aveva puntato una bottiglia rotta al titolare. L'avvocato difensore Raffaella Cesari (in foto): «Aveva chiesto una rimanenza di pesce ed è nato un litigio. Ci batteremo affinché esca dal carcere»

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Raffaella-Cesari

L’avvocato Raffaella Cesari

di Alessandro Luzi

Tenta di rapinare la pescheria Km 25 di via IV Novembre a Macerata: un 28enne finisce sotto accusa. Oggi al tribunale di Macerata si è aperto il processo per Bente Mamadou Diallo, guineano, che da anni vive in Italia. Il giovane è accusato di tentata rapina e lesioni personali.

A mezzanotte e dieci del 5 luglio scorso, dice l’accusa sostenuta dal pm Francesco Carusi, il giovane, un ex saldatore (in quel periodo era disoccupato), si sarebbe presentato alla pescheria per chiedere insistentemente da mangiare.

Il locale era ormai in chiusura e il 28enne per l’accusa non avrebbe ottenuto il cibo dai titolari, che erano all’interno. Così, prosegue l’accusa, in stato di alterazione, il giovane li avrebbe minacciati urlando che voleva i soldi. Cosa che i due gli avrebbero negato. A quel punto, dice sempre l’accusa, il 28enne avrebbe aggredito il titolare strappandogli la maglia e colpendolo al braccio e alla mano sinistra, provocandogli delle escoriazioni. L’uomo ha ottenuto un giorno di prognosi.

Intanto il 28enne avrebbe continuato a chiedere soldi al titolare della pescheria, puntandogli contro una bottiglia di vetro rotta raccolta a terra. Sul posto è intervenuta la polizia che ha arrestato il giovane. Da quel giorno il 28enne è in carcere.

Oggi il suo avvocato Raffaella Cesari ha chiesto ai giudici la revoca della custodia cautelare. Il Tribunale si è riservato sulla decisione. «Il fatto è nato da una richiesta, da parte del mio assistito, di rimanenze di pesce della giornata che solitamente i titolari della pescheria gli consegnavano – ha detto il legale -. Quella volta, essendo in chiusura, hanno deciso di non dargliela. Poi è nato un litigio che è andato oltre. Il mio assistito è in Italia da 10 anni, è regolare e incensurato. Nel periodo dei fatti contestati era senza fissa dimora perché stava cercando casa. Alloggiava da un amico. Il fatto non appare così grave da meritare una custodia in carcere così prolungata, sono già nove mesi, quando ci sono misure meno afflittive che possono date cumulativamente. Ci batteremo per cercare di interrompere la custodia in carcere e farlo uscire, sempre nel rispetto delle decisioni dei giudici».

Nella prossima udienza del 4 maggio verranno ascoltati i titolari della pescheria e un poliziotto intervenuto quella notte.

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