
Isaac Del Toro a braccia alzate sul traguardo di Camerino (foto Tirreno Adriatico)
di Marco Pagliariccio
Quando, superata la chiesa di Madonna delle carceri, il “Duca” si è involato verso la rampa con vista Porta Boncompagni, si è girato verso la gente, la sua gente, e con la mano ha chiesto al popolo del ciclismo di aiutarlo nell’assalto finale all’inscalfibile messicano, per un attimo non sembrava di essere a Camerino, ma al Bernabeu.

L’abbraccio tra Pellizzari e Del Toro, grandi amici, sul traguardo di piazza Cavour
Giulio Pellizzari ci ha provato, ci ha riprovato e a un certo punto tutta Camerino, radunatasi in massa per spingerlo verso il Tridente di vincitore della Tirreno Adriatico 2026, ha pensato che ce l’avrebbe fatta. Ma gli ultimi 400 metri gli sono stati fatali.

Il pubblico a Porta Boncompagni in attesa di Pellizzari
Isaac Del Toro, tallonato da un Matteo Jorgenson che poi, sfiancato dai muri camerti, è finito sorpassato pure da Tobias Johannessen, lo ha ripreso e staccato e si è andato a prendere la vittoria di tappa e quella virtuale (manca ancora la tappa pianeggiante di domani da Civitanova a San Benedetto) della classifica generale. Pellizzari, stremato, ha chiuso al quarto posto distanziato di 11” e per uno soltanto è riuscito quantomeno salvare la piazza d’onore in classifica, risultato di altissimo livello nonostante l’amarezza per il sogno accarezzato.

È stata una grande giornata di festa nell’entroterra maceratese, che dopo la partenza da San Severino si è radunato sulle strade, complice il meteo clemente, per spingere il portacolori della Red Bull Bora Hansgrohe a quella che sarebbe stata una vera grande impresa. Camerino ha aspettato il suo beniamino sin dalle prime ore del giorno, con striscioni, cartelloni e scritte sulle strade che hanno colorato tutto il percorso della tappa. Epicentro della torcida di Pellizzari era il piazzale antistante al Chip di Unicam, a “-600 metri” dal traguardo: gonfiabile alto sei metri, maxischermo, fumogeni, magliette con il nickname che ormai anche Giulio ha fatto suo: “Il Duca di Camerino”. E poi l’attesa, il circuito in tre passaggi tra Camerino, Crispiero e Castelraimondo, i fuggitivi della prima ora ripresi dal gruppo dei migliori. E a 3 chilometri dal traguardo, fuoco alle polveri.

Due tifosi di Pellizzari
L’aperitivo lo serve Wout Van Aert con il primo allungo subito dopo gli impianti sportivi del Cus. L’antipasto un Ben Healy decisamente più convinto e convincente. Pellizzari si lascia sfilare indietro mentre il compagno di squadra Primoz Roglic fa il ritmo. Alcuni temono sia già al gancio e invece la storia è ben diversa. Prima l’affondo, secco ma quasi timido. Poi la seconda botta, decisa, convinta. Camerino si infiamma, Del Toro gestisce ma non sembra avere la gamba di Mombaroccio. E Pellizzari va, aizza la folla alzando la mano dal manubrio. Ma sul più bello, il messicano della Uae cambia passo e strozza in gola l’urlo delle migliaia di persone giunte sulle strade camerti.

La premiazione di Del Toro
Del Toro vince e fa en plein di maglie (solo quella degli scalatori non è sulle sue spalle), per Pellizzari resta un secondo posto che lo lascia ancora Duca, con la certezza che, se il percorso di crescita proseguirà con questo passo, potrà sognare di diventare Re.

La Tirreno Adriatico saluterà domani mattina il Maceratese con la partenza dell’ultima tappa da Civitanova, direzione San Benedetto.

Del Toro in maglia azzurra e subito dietro, con quella bianca, Pellizzari

Richard Carapaz in difficoltà dopo aver attaccato, è costretto ad avanzare a zig-zag

I fumogeni dei tifosi di Pellizzari






Filippo Ganna

Il fan club di Pellizzari






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