«Vendere le farmacie comunali
significa dire no alla loro funzione sociale»

MACERATA - Andrea Blarasin (Fdi) stoppa la proposta del Terzo polo: «È vero che i risultati economici non sono soddisfacenti da anni, ma questo non può diventare il pretesto per rinunciarvi: vanno rafforzate, non abbandonate»

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Andrea Blarasin

«Le farmacie comunali non si cedono, si riorganizzano». Secondo Andrea Blarasin, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, la proposta del Terzo polo di vendere le farmacie comunali (inserita in un “pacchetto” di proposte insieme all’ampliamento delle licenze taxi e alla semplificazione dell’iter per le insegne) sarebbe dannosa per le casse comunali.

«È vero che i risultati economici non sono soddisfacenti da anni, ma questo non può diventare il pretesto per rinunciare a un presidio pubblico che svolge una funzione sociale essenziale – afferma Blarasin – le farmacie comunali non sono un’attività commerciale qualsiasi: garantiscono accesso, equità, tariffe calmierate e un rapporto diretto con il sistema sanitario locale soprattutto con l’evoluzione della farmacia dei servizi e della telemedicina. Sono nate per tutelare i cittadini più fragili e questa missione è sempre più attuale».

Sul piano economico puro, poi, la proposta di vendita secondo Blarasin sarebbe debole e rischiosa. «Una cessione genererebbe un’entrata una tantum, utile solo nell’immediato ma incapace di risolvere problemi strutturali – afferma l’esponente meloniano – in compenso, il Comune perderebbe un asset strategico che oggi contribuisce alla patrimonializzazione di Apm e quindi dell’ente stesso. Ridurre il patrimonio di una partecipata significa indebolirne la solidità, diminuire la capacità di investimento futuro e privare il Comune di un bene che, se riorganizzato, può tornare a produrre valore economico e sociale. È una scelta che crea liquidità momentanea ma riduce stabilità e capacità di programmazione nel medio-lungo periodo. La strada giusta non è la dismissione, ma una gestione più moderna ed efficace. Serve intervenire sull’organizzazione, definire obiettivi chiari, valorizzare le professionalità che già operano nelle tre farmacie e farle lavorare come un’unica struttura coordinata. Le criticità non si risolvono cedendo un bene pubblico, ma migliorando la capacità gestionale e riportando il servizio alla sua missione originaria. Proporre la vendita delle farmacie significa voler rinunciare alla funzione sociale delle farmacie comunali e indebolire il patrimonio pubblico della città. Al contrario un servizio pubblico si difende rafforzandolo, non abbandonandolo».

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