
La campana del sollievo
Tre rintocchi di campana per segnare la fine di un percorso e l’inizio di una nuova vita. È stata inaugurata ieri, in occasione della Giornata mondiale contro il cancro, la «campana del sollievo» al reparto di ginecologia e ostetricia dell’ospedale di Macerata, diretto da Mauro Pelagalli.
A suonare la campana per prime sono state tre pazienti che hanno concluso con successo il loro percorso di cura oncologica.

Mauro Pelagalli, primario di Ginecologia e Ostetricia a Macerata
Elisabetta e Rita hanno raggiunto i cinque anni di follow-up dall’ambulatorio oncologico multidisciplinare, tornando alla vita normale e ai controlli annuali. Fabiola invece ha suonato la campanella a soli sette giorni da un intervento radicale di grande complessità chirurgica. Un intervento che ha visto coinvolti ben 12 operatori sanitari tra ginecologi, oncologi, anestesisti, ferristi, chirurghi generali, rianimatori e anatomopatologi, oltre a decine tra infermiere, ostetriche e operatori socio-sanitari delle diverse unità operative complesse coinvolte.
«Questa è la squadra che ogni settimana affronta questa malattia e che ho creato in questi dieci anni – ha scritto Pelagalli sui social dell’unità operativa -. Una squadra affiatata ed efficiente e di grande umanità. Neanche uno di questi elementi potrebbe mancare per raggiungere certi risultati».
Il simbolismo dei tre rintocchi rappresenta il percorso delle pazienti: uno per il passato di malattia e per la forza dimostrata, il secondo per il presente e per ciò che si vive adesso, il terzo per il futuro e per le cose che si potranno fare e vivere.
«Elisabetta e Rita hanno suonato la campanella per dire a tutti che il traguardo è stato raggiunto, che la malattia è sconfitta, che tornano nella loro vita di sempre – ha spiegato il primario -. Adesso guardano l’orizzonte con altri occhi e noi siamo lieti di aver potuto dare il nostro contributo affinché questo loro progetto di vita potesse continuare».
L’iniziativa si inserisce nell’attività dell’ambulatorio oncologico multidisciplinare attivo presso il reparto, che rappresenta un punto di riferimento per la chirurgia oncologica ginecologica. «Questa è l’empatia della ginecologia oncologica di Macerata, la condivisione, il sostegno e l’incoraggiamento» ha sottolineato Pelagalli.
Tantissimi ritocchi così tantissime donne felici di aver vinto la loro battaglia auguri
Che bella cosa
Ringrazio tutta l' equipe
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O Super-io, vecchio tiranno di pietra
che il padre morto mi ha lasciato dentro,
sei tu che comandi e io obbedisco al centro,
e l’obbedienza è l’unica edera che mi tiene.
Nel teatro del rito mi prostro e si raduna
la certezza che non verrò punito infine:
mi curvo, dunque esisto; mi umilio, e il confine
tra colpa e cielo si fa muto, si consuma.
Ma che libertà sarebbe mai salire
se ciò che chiamo anima è solo antico spavento
di restare solo con me, senza custode?
Sono bambino adulto che ancora vuole vivere
aggrappato alla gonna di un dio senza tetto,
e chiamo pace ciò che è solo tremore lento.
Complimenti, bellissima iniziativa, l’augurio che possa suonare spesso.
Il suono di questa Campanella, il pianto dei neonati sono meravigliosi.
I miei complimenti vanno al Primario Pelagallli e al suo team del reparto Ginecologia e Ostetricia, personale ben preparato BRAVI TUTTI .
Avete sentito di quel folle uomo che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: “Cerco Dio! Cerco Dio!”. E poiché proprio là si trovavano raccolti molti di quelli che non credevano in Dio, suscitò grandi risa. “È forse perduto?” disse uno. “Si è perduto come un bambino?” fece un altro. “0ppure sta ben nascosto? Ha paura di noi? Si è imbarcato? È emigrato?” – gridavano e ridevano in una gran confusione. Il folle uomo balzò in mezzo a loro e li trapassò con i suoi sguardi: “Dove se n’è andato Dio? – gridò – ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo? Come potemmo vuotare il mare bevendolo fino all’ultima goccia? Chi ci dètte la spugna per strusciar via l’intero orizzonte? Che mai facemmo, a sciogliere questa terra dalla catena del suo sole? Dov’è che si muove ora? Dov’è che ci moviamo noi? Via da tutti i soli? Non è il nostro un eterno precipitare? E all’indietro, di fianco, in avanti, da tutti i lati? Esiste ancora un alto e un basso? Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla? Non alita su di noi lo spazio vuoto? Non si è fatto piú freddo? Non seguita a venire notte, sempre piú notte? Non dobbiamo accendere lanterne la mattina? Dello strepito che fanno i becchini mentre seppelliscono Dio, non udiamo dunque nulla? Non fiutiamo ancora il lezzo della divina putrefazione? Anche gli dèi si decompongono! Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli assassini? Quanto di piú sacro e di piú possente il mondo possedeva fino ad oggi, si è dissanguato sotto i nostri coltelli; chi detergerà da noi questo sangue? Con quale acqua potremmo noi lavarci? Quali riti espiatòri, quali giochi sacri dovremo noi inventare? Non è troppo grande, per noi, la grandezza di questa azione? Non dobbiamo noi stessi diventare dèi, per apparire almeno degni di essa? Non ci fu mai un’azione piú grande: tutti coloro che verranno dopo di noi apparterranno, in virtú di questa azione, ad una storia piú alta di quanto mai siano state tutte le storie fino ad oggi!”. A questo punto il folle uomo tacque, e rivolse di nuovo lo sguardo sui suoi ascoltatori: anch’essi tacevano e lo guardavano stupiti. Finalmente gettò a terra la sua lanterna che andò in frantumi e si spense. “Vengo troppo presto – proseguí – non è ancora il mio tempo. Questo enorme avvenimento è ancora per strada e sta facendo il suo cammino: non è ancora arrivato fino alle orecchie degli uomini. Fulmine e tuono vogliono tempo, il lume delle costellazioni vuole tempo, le azioni vogliono tempo, anche dopo essere state compiute, perché siano vedute e ascoltate. Quest’azione è ancora sempre piú lontana da loro delle piú lontane costellazioni: eppure son loro che l’hanno compiuta!”. Si racconta ancora che l’uomo folle abbia fatto irruzione, quello stesso giorno, in diverse chiese e quivi abbia intonato il suo Requiem aeternam Deo. Cacciatone fuori e interrogato, si dice che si fosse limitato a rispondere invariabilmente in questo modo: “Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?”.
(F. Nietzsche, La gaia scienza, aforisma 125)
…Massimo…all’anima dell’aforisma!!? Buon giorno a te. gv
All’anima di Giuseppe, sempre da Friedrich:
“Dio è morto: ma considerando lo stato in cui si trova la specie umana, forse ancora per un millennio ci saranno grotte in cui si mostrerà la sua ombra.”